Antigono, libretto, Lucca, Benedini, 1746

 ATTO PRIMO
 
 SCENA PRIMA
 
 Gran viale ne’ giardini reali adombrato di folto bosco, in fondo al quale vi è il deliziosio prospetto di magnifica vasca, vagamente adornata di più fontane.
 
 BERENICE, ISMENE
 
 ISMENE
 No; tutto o Berenice
 tu non apri il tuo cor; da più profonde
 recondite sorgenti
 derivano i tuoi pianti.
 BERENICE
                                           E ti par poco
5quel che sai de’ miei casi? Al letto, al trono
 del padre tuo vengo d’Egitto; appena
 questa reggia m’accoglie, ecco geloso
 per me del figlio il genitore; a mille
 sospetti esposta io senza colpa e senza
10delitto il prence ecco in esiglio. E questo
 de’ miei mali è il minor. Sente Alessandro
 che a lui negata in moglie
 Antigono m’ottiene; e amante offeso,
 giovane e re l’armi d’Epiro aduna,
15la Macedonia inonda e al gran rivale
 vien regno e sposa a contrastar. S’affretta
 Antigono al riparo e m’abbandona
 sul compir gl’imenei. Sola io rimango
 né moglie, né regina
20in terreno stranier; tremando aspetto
 d’Antigono il destin; penso che privo
 d’un valoroso figlio
 ne’ cimenti è per me; mi veggo intorno
 di domestiche fiamme e pellegrine
25questa reggia avvampar; so che di tanti
 incendi io son la sventurata face;
 e non basta? E tu cerchi
 altre cagioni al mio dolor?
 ISMENE
                                                  Son degni
 questi sensi di te. Ma il duol che nasce
30sol da ragion mai non eccede, ei sempre
 il tranquillo carattere conserva
 dell’origine sua. Queste, onde un’alma
 troppo agitar si sente,
 son tempeste del cor, non della mente.
 BERENICE
35Come? D’affetti alla ragion nemici
 puoi credermi capace?
 ISMENE
                                            Io non t’offendo
 se temo in te, ciò che in me provo. Anch’io
 odiar deggio Alessandro,
 nemico al padre, infido a me; vorrei,
40lo procuro e non posso.
 BERENICE
                                            E ne’ tuoi casi
 qual parte aver degg’io?
 ISMENE
 Come Alessandro il mio, Demetrio forse
 ha sorpreso il tuo cor.
 BERENICE
                                          Demetrio! Ah donde
 sospetto sì crudel?
 ISMENE
                                     Dal tuo frequente
45parlar di lui; dalla pietà che n’hai;
 dal saper che in Egitto
 ti vide, t’ammirò; ma più che altronde
 dagli sdegni del padre.
 BERENICE
                                            Ei non comincia
 oggi ad esser geloso.
 ISMENE
                                        È ver fu sempre
50questo misero affetto
 d’un eroe così grande il sol difetto.
 Ma è vero ancor che l’amor suo, la speme
 era Demetrio; e che or lo scacci a caso
 credibile non è. Chi sa? Prudente
55di rado è amor; qualche furtivo sguardo,
 qualche incauto sospir, qualche improviso
 mal celato rossor, forse ha traditi
 del vostro cor gli arcani.
 BERENICE
                                              Un sì gran torto
 non farmi Ismene. Io destinata al padre
60sarei del figlio amante?
 ISMENE
                                              Ha ben Demetrio
 onde sedur l’altrui virtù; finora
 fra’ più famosi eroi mai non si vide
 merito eguale; maestà, dolcezza,
 gloria e valore
65in lui tutto s’unì; qualunque il vuoi
 ammirabile ognor: principe, amico,
 cittadino, guerrier...
 BERENICE
                                        Taci; opportune
 le sue lodi or non son. De’ pregi io voglio
 sol del mio sposo ora occuparmi. A lui
70mi destinar gli dei;
 e miei sudditi son gli affetti miei.
 ISMENE
 
    Di vantarsi ha ben ragione
 del suo cor, de’ propri affetti
 chi dispone a suo piacer.
 
75   Ma in amor gli alteri detti
 non son degni assai di fede.
 Libertà co’ lacci al piede
 vanta spesso il prigionier. (Parte)
 
 SCENA II
 
 BERENICE e poi DEMETRIO
 
 BERENICE
 Io di Demetrio amante! Ah voi sapete
80numi del ciel, che mi vedete il core,
 s’io gli parlai, s’ei mi parlò d’amore.
 L’ammirai; ma l’ammira
 ognun con me; le sue sventure io piansi;
 ma chi mai non le pianse? È troppo, è vero,
85forse tenera e viva
 la pietà che ho di lui; ma chi prescrive
 limiti alla pietà? Chi può... Che miro!
 Demetrio stesso! Ah perché viene! Ed io
 perché avampo così! Principe, e ad onta
90del paterno divieto in queste soglie
 osi inoltrarti?
 DEMETRIO
                            Ah Berenice, ah vieni (Con affanno)
 fuggi, siegui i miei passi.
 BERENICE
                                                 Io fuggir teco?
 Come? Dove? Perché?
 DEMETRIO
                                            Tutto è perduto;
 è vinto il genitor; son le sue schiere
95trucidate o disperse. Andiam, s’appressa
 a queste mura il vincitor.
 BERENICE
                                                 Che dici!
 Antigono dov’è?
 DEMETRIO
                                 Nessun sa darmi
 nuova di lui. Ma se non vive il padre
 tremi Alessandro; il sangue suo ragione
100mi renderà... Deh non tardiam.
 BERENICE
                                                            Va’, prendi,
 principe generoso,
 cura di te. D’un infelice a’ numi
 lascia tutto il pensier.
 DEMETRIO
                                          Che! Sola in tanto
 rischio vuoi rimaner?
 BERENICE
                                           Rischio più grande
105per la mia gloria è il venir teco. Avrebbe
 l’invidia allor per lacerarne alcuna
 apparente ragion. Già il tuo ritorno
 ne somministra assai. Parti; rispetta
 del padre il cenno e l’onor mio.
 DEMETRIO
                                                           Non bramo
110che conservarti a lui,
 vendicarlo e morir. Soffri ch’io possa
 condurti in salvo e non verrò, lo giuro,
 mai più sugli occhi tuoi.
 BERENICE
                                               Giurasti ancora
 l’istesso al re.
 DEMETRIO
                            Disubbidisco un padre
115ma per serbarlo in vita. Ei non vivrebbe
 se ti perdesse. Ah tu non sai qual sorte
 d’amore inspiri. Ha de’ suoi doni il cielo
 troppo unito in te sola. Ov’è chi possa
 mirarti e non languire,
120perderti, Berenice, e non morire?
 BERENICE
 Prence! (Severa)
 DEMETRIO
                   (Che dissi mai!)
 BERENICE
                                                   Passano il segno
 queste premure tue. (Come sopra)
 DEMETRIO
                                         No; rasserena
 quel turbato sembiante.
 Son premure di figlio e non d’amante.
 BERENICE
125Non più; lasciami sola.
 DEMETRIO
                                            Almen...
 BERENICE
                                                              Non voglio
 udirti più.
 DEMETRIO
                       Ma qual delitto...
 BERENICE
                                                        Ah parti.
 Antigono potrebbe
 comparir d’improviso; ah qual saria,
 giungendo il genitore,
130il suo sdegno, il tuo rischio, il mio rossore!
 DEMETRIO
 Dunque...
 BERENICE
                      Né vuoi partir?
 DEMETRIO
                                                    Dunque a tal segno
 in odio ti son io...
 BERENICE
 Fuggi; ecco il re.
 DEMETRIO
                                 Non è più tempo.
 BERENICE
                                                                   Oh dio!
 
 SCENA III
 
 ANTIGONO con seguito di soldati e detti
 
 ANTIGONO
 Eccola; in odio al cielo (Non vede Demetrio)
135tanto non sono; ho Berenice ancora
 il miglior mi restò, sposa... Ah che miro
 qui Demetrio è con te? Dunque il mio cenno
 ubbidito è così?
 BERENICE
                                Signor... Non venne... (Confusa)
 Udì... Mi spiegherò.
 ANTIGONO
                                       Già ti spiegasti,
140nulla dicendo. E tu spergiuro...
 DEMETRIO
                                                          Il cenno,
 padre, s’io violai...
 ANTIGONO
                                    Parti.
 DEMETRIO
                                                 Ubbidisco.
 Ma sappi almeno...
 ANTIGONO
                                      Io di partir t’impongo,
 non di scusarti.
 DEMETRIO
                               Al venerato impero
 piego la fronte. (Parte)
 BERENICE
                                (Oh genitor severo!)
 
 SCENA IV
 
 ANTIGONO, BERENICE e poi di nuovo DEMETRIO
 
 BERENICE
145(Povero prence).
 ANTIGONO
                                  Or perché taci? Or puoi
 spiegarti a tuo talento. I miei gelosi
 eccessivi trasporti
 perché non mi rinfacci? Ingrata! Un regno
 perder per te non curo; è gran compenso
150la sola Berenice
 d’ogni perdita mia; ma un figlio, oh dei,
 ma un caro figlio, onde superbo e lieto
 ero a ragion perché sedurmi e farne
 un contumace, un disleal? Sì dolce
155spettacolo è per te, dunque, o crudele,
 il vedermi ondeggiar fra i vari affetti
 di padre e di rival?
 BERENICE
                                      Deh ricomponi,
 signor, l’alma agitata. Io la mia destra
 a te promisi e a seguitarti all’ara
160son pronta ove ti piaccia. Il figlio è degno
 se mai lo fu dell’amor tuo. Non venne
 che a salvarmi per te; no, dove io sono
 mai più comparirà.
 DEMETRIO
                                       Padre. (Uscendo)
 ANTIGONO
                                                      E ritorni
 di nuovo audace!
 DEMETRIO
                                  Uccidimi se vuoi (Affannato)
165ma salvati signor. Nel porto è giunto
 trionfando Alessandro; e mille ha seco
 legni seguaci. I tuoi fedeli ha volto
 tutti in fuga il timor. Più difensori
 non ha la reggia o la città; se tardi
170preda sarai del vincitor. Perdona
 se violai la legge; era il salvarti
 troppo sacro dover; ma sfortunato
 a tal segno son io
 che mi costa un delitto il dover mio. (Torna a partire)
 BERENICE
175(Che nobil cor!)
 ANTIGONO
                                Se di seguir non sdegni
 d’un misero il destin, da queste soglie
 trarti poss’io per via sicura.
 BERENICE
                                                     È mia
 la sorte del mio sposo.
 ANTIGONO
                                           Ah tu mi rendi
 fra’ disastri beato. Andiam... Ma Ismene
180lascio qui fra’ nemici? Ah no si cerchi... (Dubbioso)
 Ma può l’indugio... Io con la figlia, amici, (Risoluto)
 vi seguirò. Voi cauti al mar frattanto (Alle guardie)
 Berenice guidate. Avversi dei
 placatevi un momento, almen per lei. (Parte)
 
 SCENA V
 
 BERENICE sola
 
 BERENICE
185E fra tante tempeste
 che sarà di Demetrio? Esule, afflitto,
 chi sa dove lo guida... Oimè non posso
 dunque pensar che a lui? Dunque fra’ labbri
 sempre quel nome ho da trovarmi? Oh dio,
190che affetto è mai, se non è amore, il mio.
 
    Io non so se amor tu sei
 che penar così mi fai;
 ma se amor tu fossi mai
 ah nasconditi nel sen.
 
195   Sento sì che dolce affetto
 discacciarti io non potei.
 Sento e pure in questo petto
 che tu mora io voglio almen. (Parte)
 
 SCENA VI
 
 Gran porto di Tessalonica occupato dalla poderosa armata navale di Alessandro, dove al suono di bellicosa sinfonia sbarca il medesimo, seguito da nobil corteggio, mentre viene incontrato dalli generali che con l’altro suo formidabile esercito, trascorrendo per la campagna macedone, aveano sorpresa Tessalonica e fatti prigionieri Antigono e Berenice che dalla porta de’ giardini reali contigua al porto, vengono condotti avanti a lui.
 
 ALESSANDRO e CLEARCO
 
 CLEARCO
 Tutto alla tua fortuna
200cede o mio re. Solo il tuo nome ha vinto;
 Tessalonica è tua. Mentre venisti
 tu soggiogando il mar, trascorsi invano
 con le terrestri schiere
 io le campagne intorno. Alcun non osa
205mirar da presso i tuoi vessilli; e sono
 sgombre le vie di Macedonia al trono.
 ALESSANDRO
 Oh quanto a me più caro
 il trionfo saria, se non scemasse
 della sorte il favore
210tanta parte di merto al mio sudore.
 Ma d’Antigono avesti
 contezza ancor?
 CLEARCO
                                No; estinto
 per ventura ei restò.
 ALESSANDRO
                                        Dunque m’invola
 la fortuna rubella
215la conquista maggior.
 CLEARCO
                                          Non la più bella.
 Berenice è tua preda.
 ALESSANDRO
                                          È ver?
 CLEARCO
                                                         Sorpresa
 fu da me nella fuga. I tuoi guerrieri
 or la guidano a te. Di pochi istanti
 io prevenni i suoi passi.
 ALESSANDRO
                                              Ah tutti or sono
220paghi i miei voti, a lei corriam.
 CLEARCO
                                                           T’arresta.
 Odo strepito d’armi.
 
 SCENA VII
 
 ISMENE affannata. Indi ANTIGONO difendendosi da’ soldati d’Epiro
 
 ISMENE
                                        Il padre mio
 deh serbami Alessandro.
 ALESSANDRO
                                                Ov’è?
 ANTIGONO
                                                              Superbi (Difendendosi)
 ancora io non son vinto.
 ALESSANDRO
                                              Olà cessate
 dagl’insulti, o guerrieri, e si rispetti
225d’Antigono la vita.
 ANTIGONO
                                    Infausto dono
 dalla man d’un nemico.
 ALESSANDRO
                                              Io questo nome
 dimenticai vincendo; hanno i miei sdegni
 per confine il trionfo.
 ANTIGONO
                                          E i miei non sono
 spoglia del vincitor. Ma Berenice
230oh dei! vien prigioniera. A questo colpo
 cede la mia costanza.
 
 SCENA VIII
 
 BERENICE fra’ custodi e detti
 
 BERENICE
                                         Io son, lo vedo,
 fra’ tuoi lacci, Alessandro, e ancor nol credo.
 A’ danni di chi s’ama armar feroce
 i popoli soggetti
235è nuovo stil di conquistare affetti.
 ANTIGONO
 (Mille furie ho nel cor).
 ALESSANDRO
                                             Guardami in volto,
 principessa adorata, e dimmi poi
 qual più ti sembri il prigionier di noi.
 ISMENE
 (Infido!)
 ANTIGONO
                    (Giovine audace!)
 ALESSANDRO
240Io di due scettri, adorna
 t’offro la destra, o mio bel nume, e voglio
 che mia sposa t’adori e sua regina
 Macedonia ed Epiro. Andiam. Mi sembra
 lungo ogni istante. Ho sospirato assai.
 ANTIGONO
245Ah tempo è di morir. (Vuole uccidersi)
 ISMENE
                                           Padre, che fai! (Trattenendolo)
 ALESSANDRO
 Qual furor! Si disarmi. (Gli vien tolta la spada)
 ANTIGONO
                                              E vuoi la morte
 rapirmi ancora!
 ALESSANDRO
                                Io de’ trasporti tuoi,
 Antigono, arrossisco. In faccia all’ire
 della nemica sorte
250chi nacque al trono esser dovria più forte.
 ANTIGONO
 No, no; qualor si perde
 l’unica sua speranza,
 è viltà conservarsi e non costanza.
 ALESSANDRO
 Consolati; al destino
255l’opporsi è van; son le vicende umane
 da’ fati avvolte in tenebroso velo;
 e i lacci d’imeneo formansi in cielo.
 ANTIGONO
 (Fremo).
 ALESSANDRO
                    Andiamo, Berenice; e innanzi all’ara
 la destra tua pegno d’amor...
 BERENICE
                                                      T’inganni,
260se lo speri Alessandro. Io fé promisi
 ad Antigono; il sai.
 ANTIGONO
                                     (Respiro).
 ALESSANDRO
                                                          Il sacro
 rito non vi legò.
 BERENICE
                                Basta la fede
 a legar le mie pari.
 ANTIGONO
                                     (Ah qual contento
 m’inonda il cor!)
 ALESSANDRO
                                  Può facilmente il nodo
265onde avvinta tu sei
 Antigono disciorre.
 BERENICE
                                      Io non vorrei.
 ALESSANDRO
 No! (Resta immobile)
 ANTIGONO
            Che avvenne Alessandro? Onde le ciglia
 sì stupide e confuse? Onde le gote
 così pallide e smorte?
270Chi nacque al trono esser dovria più forte.
 ALESSANDRO
 (Che oltraggio, o dei!)
 ANTIGONO
                                           Consolati. Al destino
 sai che l’opporsi è vano.
 ALESSANDRO
                                              Dunque io non venni
 qui che agl’insulti ed a’ rifiuti.
 ANTIGONO
                                                          Avvolge
 gli umani eventi un tenebroso velo;
275e i lacci d’imeneo formansi in cielo.
 ALESSANDRO
 Toglietemi, o custodi,
 quell’audace d’innanzi.
 ANTIGONO
                                             In questo stato
 a rendermi infelice io sfido il fato.
 
    Tu m’involasti un regno,
280hai d’un trionfo il vanto;
 ma tu mi cedi intanto
 l’impero di quel cor.
 
    Ci esamini il sembiante
 dica ogni fido amante
285chi più d’invidia è degno,
 se il vinto o il vincitor. (Parte)
 
 SCENA IX
 
 BERENICE, ALESSANDRO, ISMENE, CLEARCO
 
 ISMENE
 Che Alessandro m’ascolti
 posso sperar?
 ALESSANDRO
                            (Dell’amor suo costei
 parlar vorrà).
 ISMENE
                            Non m’odi?
 ALESSANDRO
                                                    Eh ti par questo
290de’ rimproveri il tempo?
 ISMENE
                                                Io chiedo solo
 che al genitore appresso
 andar mi sia permesso.
 ALESSANDRO
                                              Olà d’Ismene (Alle guardie)
 nessun limiti i passi.
 ISMENE
                                         (Oh come è vero
 ch’ogni detto innocente
295sembra accusa ad un cor che reo si sente). (Parte)
 
 SCENA X
 
 BERENICE, ALESSANDRO, CLEARCO e soldati
 
 ALESSANDRO
 Alla reggia, o Clearco,
 Berenice si scorga. E tu più saggia...
 BERENICE
 Signor...
 ALESSANDRO
                   Taci. Io ti lascio
 spazio a pentirti. I subiti consigli
300non son sempre i più fidi.
 Pensa meglio al tuo caso e poi decidi.
 
    Meglio rifletti al dono
 d’un vincitor regnante,
 ricordati l’amante
305ma non scordarti il re.
 
    Chi si ritrova in trono
 di rado invan sospira
 e dall’amore all’ira
 lungo il cammin non è. (Parte)
 
 SCENA XI
 
 BERENICE, CLEARCO, guardie; indi DEMETRIO
 
 BERENICE
310(Da tai disastri almeno
 lungi è Demetrio e palpitar per lui
 mio cor non dei).
 DEMETRIO
                                   Del genitor la sorte
 per pietà chi sa dirmi... Ah principessa
 tu non fuggisti?
 BERENICE
                                E tu ritorni?
 DEMETRIO
                                                         Invano
315dunque sperai... Ma questi
 è pur Clearco! O quale incontro, oh quale
 aita il ciel m’invia! Diletto amico
 vieni al mio sen...
 CLEARCO
                                   Non t’appressar. Tu sei
 macedone alle vesti; ed io non sono
320tenero co’ nemici.
 DEMETRIO
                                    E me potresti
 non ravvisar?
 CLEARCO
                            Mai non ti vidi.
 DEMETRIO
                                                           Oh stelle!
 Io son...
 CLEARCO
                  Taci e deponi
 la tua spada in mia man.
 DEMETRIO
                                                Che?
 CLEARCO
                                                            D’Alessandro
 sei prigionier.
 DEMETRIO
                             Questa mercé mi rendi
325de’ benefici miei?
 CLEARCO
                                    Tu sogni.
 DEMETRIO
                                                       Ingrato.
 La vita che ti diedi
 pria vuo’ rapirti... (Snuda la spada)
 BERENICE
                                     Intempestive o prence
 son l’ire tue. Cedi al destin; quel brando
 lascia e serbati in vita. Io tel comando.
 DEMETRIO
330Prendilo disleal. (Gli dà la spada)
 BERENICE
                                  Non adirarti
 guerrier con lui; quell’eccessivo scusa
 impetuoso ardor.
 CLEARCO
                                   Con Berenice
 mi preceda ciascuno. I vostri passi
 raggiungerò. (Alle guardie)
 BERENICE
                            Ti raccomando amico
335quel prigionier. Trascorse è ver parlando
 oltre il dover; ma le miserie estreme
 turbano la ragion. Se dir potessi
 quanto siamo infelici
 so che farei pietade anche a’ nemici. (Parte con tutte le guardie)
 
 SCENA XII
 
 DEMETRIO, CLEARCO
 
 DEMETRIO
340Or chi dirmi oserà che si ritrovi
 gratitudine al mondo,
 fede, amistà.
 CLEARCO
                           Siam soli alfin. Ripiglia
 l’invitto acciaro e ch’io ti stringa al petto
 permettimi signor. Ben mi rammento
345la tenera amistà, gli obblighi immensi
 che al tuo gran merto io debbo. E ’l generoso
 magnanimo valor che il mondo ammira
 in te, signor, rispetto.
 DEMETRIO
                                          Come! Finora...
 CLEARCO
 Finora io finsi. Allontanar convenne
350tutti quindi i custodi. In altra guisa
 io mi perdea senza salvarti.
 DEMETRIO
                                                     Ah dunque
 a torto io t’oltraggiai. Dunque...
 CLEARCO
                                                           Il periglio
 troppo grande è per te. Fuggi, ti serba
 a fortuna miglior principe amato
355e pensa un’altra volta a dirmi ingrato. (In atto di partire)
 DEMETRIO
 Ascoltami.
 CLEARCO
                       Non posso.
 DEMETRIO
                                             Ah dimmi almeno
 che fu del padre mio.
 CLEARCO
 Il padre è prigionier. Salvati. Addio. (Parte)
 
 SCENA XIII
 
 DEMETRIO solo
 
 DEMETRIO
 Ch’io fugga! E lasci intanto
360fra’ ceppi un padre! Ah non sia ver. Se amassi
 la vita a questo segno,
 mi renderei di conservarla indegno.
 
    Nembo irato oscura il giorno,
 odo intorno la tempesta
365e del fulmin che minaccia
 dalla valle alla foresta
 sento l’eco risuonar.
 
    Dei pietosi in tanti affanni
 non vien men la mia costanza,
370s’anco un raggio di speranza
 in voi scorgo balenar. (Parte)
 
 Fine dell’atto primo