L’Arcadia in Brenta, libretto, Cremona, Ricchini, 1754

 ATTO TERZO
 
 SCENA PRIMA
 
 Camera.
 
 FABRIZIO, poi LAURETTA
 
 FABRIZIO
 Oimè! Dove m’ascondo?
1005Oimè, che son andato in precipizio;
 povera Arcadia! Povero Fabrizio!
 È finito il denaro;
 è venduto il vendibile. Ogni cosa
 alfin s’è terminata il giorno di ieri
1010e non v’è da mangiar pei forestieri.
 Oh sorte! Oh cielo! Oh fato!
 Io non so che mi far; son disperato.
 LAURA
 Signor Fabrizio d’ogni grazia adorno,
 io gli auguro buongiorno.
 FABRIZIO
1015Grazie a vossignoria.
 LAURA
 Che mai ha che mi pare
 alterato un tantin.
 FABRIZIO
                                    Mi duole il capo.
 LAURA
 Me ne dispiace, anch’io
 mi sento nello stomaco aggravata,
1020beverei volentier la ciccolata.
 FABRIZIO
 (La solita campana).
 LAURA
                                        Vuol far grazia
 d’ordinarla in cuccina.
 FABRIZIO
 (Certo tu non la bevi stamattina).
 
 SCENA II
 
 Madama LINDORA e detti
 
 LINDORA
 Signor Fabrizio amabile e garbato,
1025ella sia il ben levato.
 FABRIZIO
                                        Ancora lei.
 LINDORA
 Supplicarla vorrei
 ordinar mi sia data
 la mia collazioncina praticata.
 FABRIZIO
 E in che consiste la sua collazione?
 LINDORA
1030Per esempio un piccione,
 due quaglie, una pernice, un francolino
 e una mezza botteglia di buon vino.
 FABRIZIO
 Mia cara madamina
 io vi posso esibir la polentina.
 LINDORA
1035Sentite, tante e tante
 che fan le schizzignose come me
 mangian la polentina se ve n’è.
 
 SCENA III
 
 CONTE e detti
 
 CONTE
 Nostro eroe, nostro nume, (A Fabrizio)
 giacché nel principato
1040anco per questo dì fui confermato,
 impongo che si faccia
 una solenne strepitosa caccia.
 I cacciator son lesti,
 sono i cani ammaniti, altro non manca
1045che il generoso core
 d’ospite così degno
 supplisca dal suo canto al grande impegno.
 FABRIZIO
 Come sarebbe a dir?
 CONTE
                                         Poco e polito.
 Un sferico pasticcio,
1050due volatili alessi,
 un quadrupede arrosto,
 torta, latte, insalata e pochi frutti
 e poi il di lei bel cor contenta tutti.
 FABRIZIO
 Ah non vi vuol altro? Ei sarà servito,
1055stamane il desinar sarà compito.
 
 SCENA IV
 
 FORESTO e detti
 
 FORESTO
 Signor Fabrizio.
 FABRIZIO
                                 Ebben, che c’è di novo?
 FORESTO
 È un’ora che vi cerco e non vi trovo.
 Dove diavolo è
 il rosolio, il caffè?
1060Giacinto ne vorria, Rosanna il chiede
 e un cane che lo porti non si vede.
 FABRIZIO
 Oh cancaro, mi spiace! Presto, presto,
 Pancrazio dove sei! (Viene il servo)
 Apri l’orecchio bene,
1065servi questi signori come conviene.
 
    Io voglio sciallare,
 io voglio sguazzare,
 dirà chi vuol dire,
 non penso più in là.
 
1070   Vediamo, tacciamo,
 la moda seguiamo,
 si dice: «In cuccagna
 si beve, si magna»,
 la cosa mi va. (Parte col servo)
 
 SCENA V
 
 Il CONTE, madama LINDORA, LAURETTA e FORESTO
 
 CONTE
1075Generoso è Fabrizio.
 LINDORA
                                         È di buon core.
 LAURA
 Per le ninfe d’Arcadia è un buon pastore.
 FORESTO
 Signori miei disingannar vi voglio,
 il povero Fabrizio è disperato.
 Egli s’è rovinato.
1080Ordina di gran cose ma stamane
 non ha due soldi da comprarsi un pane.
 LAURA
 Ma la mia cioccolata?
 FORESTO
 Per stamattina è andata.
 CONTE
 La caccia e il desinar?
 FORESTO
                                           Convien sospendere,
1085finché si trovin quei che voglion spendere.
 LINDORA
 Ma il cappon vi sarà?
 FORESTO
                                          No certamente.
 LINDORA
 Come viver potrò senza ristoro?
 Ahimè, che languidezza! Io manco, io moro.
 CONTE
 Ah madama, madama,
1090eccovi sampereglie,
 spirito di melissa,
 acqua della regina,
 estratto di canella soprafina.
 LINDORA
 V’è alcuna spezieria?
 CONTE
                                         Sì, mia signora.
 LINDORA
1095Deh fatemi il piacer, contino mio,
 andatemi a pigliare
 della polvere d’oro,
 un cordiale di perle,
 un elixir gemmato
1100con qualche solutivo delicato.
 CONTE
 Per servirvi, madama, in un istante,
 pongo lo sprone al cor, l’ali alle piante. (Parte)
 
 SCENA VI
 
 Madama LINDORA, LAURETTA e FORESTO
 
 LAURA
 Eh madamina mia,
 so io che vi vorria
1105perché ogni vostro mal fosse guarito.
 LINDORA
 E che mai vi vorrebbe?
 LAURA
                                             Un bel marito.
 
 SCENA VII
 
 Madama LINDORA e FORESTO
 
 FORESTO
 Ma che vuol dir che spesso
 vi vengon svenimenti?
 LINDORA
                                            Io ve la dico
 appunto come sta, finto ho svenire
1110per obbligare il conte,
 ch’è tutto complimenti,
 a tenere per me i medicamenti.
 FORESTO
 Siete brava davvero.
 LINDORA
                                        Io tale sono
 qual esser deve al mondo
1115una donna di brio lieto e giocondo.
 FORESTO
 Eccolo ch’egli viene.
 LINDORA
                                       Andate, andate.
 FORESTO
 Egli v’ama il meschino e lo beffate.
 
 SCENA VIII
 
 Madama LINDORA, poi il CONTE con uno speziale con vari medicamenti
 
 LINDORA
 Io fo così; sian belli o siano brutti,
 per prendermi piacer, li burlo tutti.
 CONTE
1120Eccovi lo spezial, signora mia,
 ed ha mezza con lui la speziaria.
 LINDORA
 Il cordiale. (Al conte)
 CONTE
                        Il cordiale. (Allo speziale) Ecco il cordiale. (A madama)
 LINDORA
 Mezzo voi, mezzo io.
 CONTE
                                        Io non ho male.
 LINDORA
 Quando si serve dama,
1125ricusar non si può.
 CONTE
 Dite ben, dite bene, io beverò. (Ne geta mezzo in un bicchiere e lo beve, poi dà il resto a Lindora)
 LINDORA
 È gagliardo?
 CONTE
                          Un po’ troppo.
 LINDORA
 Ne vuo’ assaggiar un poco,
 ah no no, non lo voglio, è tutto foco.
1130Datemi l’elixir.
 CONTE
                               Eccolo qui.
 LINDORA
 Bevetene voi prima in quel bicchiere.
 CONTE
 Ma io...
 LINDORA
                 Ma voi non siete cavaliere?
 CONTE
 Vi domando perdono;
 vi servo, io bevo e cavalier io sono.
 LINDORA
1135Vi piace?
 CONTE
                     Niente affatto.
 Mi ha posto un mongibel nel corpo mio.
 LINDORA
 Dunque, quand’è così, non lo vogl’io.
 CONTE
 Ed io intanto l’ho preso.
 LINDORA
                                              Oimè mi sento
 lo stomaco pesante,
1140ha portato il purgante?
 CONTE
                                             Sì madama,
 è questo un solutivo
 che è molto operativo;
 e se voi vi sentite indigestione,
 in poch’ore farà l’operazione.
 LINDORA
1145Lasciatelo veder.
 CONTE
                                  Eccolo.
 LINDORA
                                                 È troppo
 per lo stomaco mio;
 mezzo voi il beverete e mezzo io.
 CONTE
 Bisogno non ne ho.
 LINDORA
                                      Che importa questo?
 Prendetelo e bevete,
1150se cavalier voi siete.
 CONTE
 Beverò, beverò sì madamina.
 (Lei ha mal ed io prendo medicina).
 LINDORA
 Oibò, nausea mi fa, no non lo voglio.
 CONTE
 Io sento un grande imbroglio
1155nello stomaco mio.
 LINDORA
 Conte soffrite voi, che soffro anch’io.
 CONTE
 
    Io mi sento un tale impiccio,
 entro me non so che sia
 aver preso per follia
1160tanti imbrogli per piacer. (Parte)
 
 SCENA IX
 
 Madama LINDORA, poi GIACINTO
 
 LINDORA
 Povero conte! Al certo mi fa ridere.
 GIACINTO
 Madama siete attesa.
 Avrete di già intesa
 la disgrazia dell’ospite compito
1165che per la bell’Arcadia è già fallito.
 Rosana, che non lungi ha la sua villa,
 tutti seco c’invita;
 colà l’Arcadia unita
 sarà con più giudizio
1170e con noi condurremo anco Fabrizio.
 LINDORA
 Oh povero Febrai,
 me ne dispiace assai ma non ci penso,
 non vuo’ prendermi affanno,
 s’egli è stato un baggian sarà suo danno.
 
1175   Non voglio affanni al core,
 non vuo’ pensare a guai,
 non ci ho pensato mai
 e non ci penserò.
 
    Io son d’un certo umore
1180che par che mesta sia
 e pur malinconia
 dentro il mio cor non ho.
 
 SCENA X
 
 GIACINTO, poi ROSANNA
 
 ROSANNA
 Giacinto, il tutto è pronto.
 Preparato è il burchiello.
1185Mandati avanti ho i servitori miei;
 che veniste voi meco io bramerei.
 GIACINTO
 Non ricuso l’onor che voi mi fate.
 ROSANNA
 Anzi, se non sdegnate,
 quando nella mia casa voi sarete
1190io farovvi padron e disporrete...
 GIACINTO
 Io, Rosanna, perché?
 ROSANNA
                                         Perché se veri
 son quei detti di ieri...
 Basta, di più non dico.
 GIACINTO
 Sì, mia cara, v’intendo.
1195E da voi sol la mia fortuna attendo.
 
    L’amerò, sarò costante,
 fido sposo e fido amante
 sol per lei sospirerò,
 
    in sì caro e dolce oggetto
1200la mia grazia, il mio diletto,
 la mia pace troverò.
 
 SCENA XI
 
 ROSANNA sola
 
 ROSANNA
 Giacinto ha un certo brio
 che piace al genio mio.
 Per lui a poco a poco
1205m’accese il dolce foco in seno amore.
 L’amo, l’adoro e gli ho donato il core.
 
    Dal primo momento
 che presi ad amarlo,
 tal forza mi sento,
1210tal fede ho nel core
 che piena d’amore
 non posso lasciarlo
 ma posso morir.
 
    Pur nasce nel seno
1215speranza che piace
 e dolce la pace
 promette al martir.
 
 SCENA ULTIMA
 
 Giardino che termina al fiume Brenta, in cui evvi il burchiello che attende la compagnia dell’Arcadia.
 
 FABRIZIO, poi FORESTO, poi ROSANNA, poi GIACINTO, poi madama LINDORA, poi LAURETTA e per ultimo il CONTE
 
 FABRIZIO
 No, non vuo’ che si dica
 ch’io abbia avuto di grazia
1220d’andar in casa d’altri
 dopo aver rovinata casa mia.
 Vuo’ fuggir la vergogna e scampar via. (S’incontra in Foresto)
 FORESTO
 Dove, signor Fabrizio?
 FABRIZIO
 Vado a far un servizio.
1225Aspettatemi qui, che adesso torno. (Vuol andar da una parte e s’incontra in Rosanna)
 ROSANNA
 Cercato ho ogni contorno,
 alfin v’ho ritrovato,
 signor Fabrizio amato,
 dignatevi venir in casa mia.
 FABRIZIO
1230Con buona grazia di vusignoria. (Vuol andar da un altro lato e s’incontra in Giacinto)
 GIACINTO
 Fermatevi signore,
 fateci quest’onore,
 venite da Rosanna a star con noi.
 FABRIZIO
 Aspettate un pochino e son con voi. (Si volta da una parte e incontra madama Lindora)
 LINDORA
1235Dove correte?
 FABRIZIO
                             (Oh bella!) (Vuol andare dall’altra e s’incontra Lauretta)
 LAURA
 Dove n’andate?
 FABRIZIO
                                (Oh buona!) (Vuol raggirarsi per un altro lato e incontra il conte)
 CONTE
 Voi siete prigioner, non vi movete.
 FABRIZIO
 Che vi venga la rabbia a quanti siete.
 FORESTO
 Orsù signor Fabrizio,
1240permettete ch’io parli; ognuno sa
 che siete un galantuomo,
 che siete rovinato,
 che non v’è più rimedio; ognun vi prega
 che venghiate con noi; se ricusate,
1245superbia e non virtù voi dimostrate.
 ROSANNA
 Vi supplico.
 LINDORA
                         Vi prego.
 LAURA
                                            Vi scongiuro.
 CONTE
 Non siate con tre donne ingrato e duro.
 FABRIZIO
 Orsù m’arrendo al generoso invito.
 Non è poca fortuna
1250per un uom rovinato
 esiger compassion dal mondo ingrato.
 Per lo più quegli stessi
 ch’hanno mandato il misero in rovina
 lo metton cogli scherzi alla berlina.
 TUTTI
 
1255   Signor Fabrizio
 venga con noi
 e lieto poi
 ritornerà.
 
 FABRIZIO
 
    Vengo e ringrazio
1260tanta bontà.
 
 TUTTI
 
    L’Arcadia in Brenta
 è terminata
 e la brigata
 via sen va.
 
 FABRIZIO
 
1265   Andata fosse
 tre giorni fa.
 
 TUTTI
 
    Signor Fabrizio
 venga con noi
 e lieto poi
1270ritornerà.
 
 FABRIZIO
 
    Vengo e ringrazio
 tanta bontà.
 
 Fine
 
    Li balli sono d’invenzione del signor Giulio Salomoni ed eseguiti da’ seguenti: signor Giulio Salomoni, signora Anna Lampugnani, signor Giovanni Battista Rocca, signora Teresa Zaccherini, signor Bartolomeo Santamaria, signora Maria Scala, signor Domenico Martini, signora Margarita Ballari.