Artaserse, libretto, Roma, Amidei, 1749

 ATTO TERZO
 
 SCENA PRIMA
 
 Parte interna della fortezza, nella quale è ritenuto prigione Arbace. Cancelli in prospetto. Picciola porta a mano destra, per la quale si ascende alla reggia.
 
 ARBACE, poi ARTASERSE
 
 ARBACE
 
    Perché tarda è mai la morte,
 quand’è termine al martir?
 
    A chi vive in lieta sorte
1220è sollecito il morir.
 
 ARTASERSE
 Arbace.
 ARBACE
                  Oh dei, che miro! In questo albergo
 di mestizia e d’orror chi mai ti guida?
 ARTASERSE
 La pietà, l’amicizia.
 ARBACE
                                       A funestarti
 perché vieni, o signor?
 ARTASERSE
                                            Vengo a salvarti.
 ARBACE
1225A salvarmi!
 ARTASERSE
                         Non più. Per questa via,
 che in solitaria parte
 termina della reggia, i passi affretta;
 fuggi cauto da questo
 in altro regno e quivi
1230rammentati Artaserse, amalo e vivi.
 ARBACE
 Mio re, se reo mi credi,
 perché vieni a salvarmi? E se innocente,
 perché debbo fuggir?
 ARTASERSE
                                          Se reo tu sei,
 io ti rendo una vita
1235che a me donasti. E se innocente, io t’offro
 quello scampo che solo
 puoi tacendo ottener. Fuggi, risparmia
 d’un amico all’affetto
 d’ucciderti il dolor. Placa i tumulti
1240di quest’alma agitata. O sia che cieco
 l’amicizia mi renda o sia che un nume
 protegga l’innocenza, io non ho pace,
 se tu salvo non sei. Parmi nel seno
 una voce ascoltar che ognor mi dica,
1245qualor bilancio e la tua colpa e il merto,
 che il fallo è dubbio, il beneficio è certo.
 ARBACE
 Signor lascia che io mora. In faccia al mondo
 colpevole apparisco ed a punirmi
 t’obbliga l’onor tuo. Morrò felice,
1250se a l’amico conservo e al mio signore
 una volta la vita, una l’onore.
 ARTASERSE
 Sensi non anco intesi
 su le labbra d’un reo! Diletto Arbace
 non perdiamo i momenti. All’onor mio
1255bastarà che si sparga
 che un segreto castigo
 già ti punì. Che funestar non volli
 di questo dì la pompa, in cui mirarmi
 l’Asia dovrà la prima volta in trono.
 ARBACE
1260Ma potrebbe il tuo dono
 un giorno esser palese. E allora...
 ARTASERSE
                                                              Ah parti;
 amico io te ne priego e se pregando
 nulla ottener poss’io, re tel comando.
 ARBACE
 Ubbidisco al mio re. Possa una volta
1265esserti grato Arbace. Ascolti intanto
 il cielo i voti miei;
 regni Artaserse e gli anni
 del suo regno felice
 distinguano i trionfi. Allori e palme
1270tutto il mondo vassallo a lui raccolga.
 Lentamente ravvolga
 i suoi giorni la Parca e resti a lui
 quella pace ch’io perdo,
 che non spero trovar fino a quel giorno
1275che alla patria e all’amico io non ritorno.
 
    L’onda dal mar divisa
 bagna la valle, il monte,
 va passaggiera in fiume;
 va prigioniera in fonte.
1280Mormora sempre e geme
 fin che non torna al mar.
 
    Al mar dov’ella nacque,
 dove acquistò gli umori,
 dove dai lunghi errori
1285spera di riposar. (Parte)
 
 SCENA II
 
 ARTASERSE
 
 ARTASERSE
 Quella fronte sicura e quel sembiante
 non l’accusano reo. L’esterna spoglia
 tutta d’un’alma grande
 la luce non ricopre
1290e in gran parte dal volto il cor si scopre.
 
    Nuvoletta opposta al sole
 spesso il giorno adombra e vela
 ma non cela il suo splendor.
 
    Copre invan le basse arene
1295picciol rio col velo ondoso,
 che rivela il fondo algoso
 la chiarezza dell’umor. (Parte)
 
 SCENA III
 
 ARTABANO con seguito di congiurati, poi MEGABISE, tutti da’cancelli, a guardia de’ quali restano i congiurati
 
 ARTABANO
 Figlio, Arbace, ove sei? Dovrebbe pure
 ascoltar le mie voci. Arbace? O stelle!
1300Dove mai si celò? Compagni intanto
 ch’io ritrovo il mio figlio,
 custodite l’ingresso. (Entra fra le scene a mano destra)
 MEGABISE
                                        E ancor si tarda? (Alli congiurati)
 Ormai tempo saria... Ma qui non vedo
 né Artabano, né Arbace!
1305Che si fa? Che si pensa? In tanta impresa
 che lentezza è mai questa?
 Artabano, signore. (Entrando fra le scene a mano sinistra)
 ARTABANO
                                      O me perduto! (Uscendo dall’istesso lato per il quale entrò ma da strada diversa)
 Non trovo il figlio mio. Gelar mi sento;
 temo... Dubito... Ascoso
1310forse in quest’altra parte io non invano...
 Megabise! (Incontrandosi in Megabise, quale esce dall’istesso lato per il quale entrò ma da strada diversa)
 MEGABISE
                        Artabano!
 ARTABANO
 Trovasti Arbace?
 MEGABISE
                                  E non è teco?
 ARTABANO
                                                             O dei!
 Crescono i dubbi miei.
 MEGABISE
                                             Spiegati, parla,
 che fu d’Arbace?
 ARTABANO
                                  E chi può dirlo. Ondeggio
1315fra mille affanni e mille
 orribili sospetti. Il mio timore
 quante funeste idee forma e descrive!
 Chi sa che fu di lui! Chi sa se vive!
 MEGABISE
 Troppo presto a l’estremo
1320precipiti i sospetti. E non potrebbe
 Artaserse, Mandane, amico, amante
 aver del prigioniero
 procurata la fuga? Ecco la via
 che alla reggia conduce.
 ARTABANO
                                              E per qual fine
1325la sua fuga celarmi? Ah Megabise
 no, più non vive Arbace
 e ognun pietoso al genitor lo tace.
 MEGABISE
 Cessin gli dei l’augurio. Ah ricomponi
 i tumulti del cor. Sia la tua mente
1330men torbida e più pronta,
 che l’impresa il richiede.
 ARTABANO
                                                E quale impresa
 vuoi ch’io pensi a compir, perduto il figlio?
 MEGABISE
 Signor che dici? Avrem sedotti invano
 tu i reali custodi ed io le schiere?
1335Risolviti; a momenti
 va del regno le leggi
 Artaserse a giurar. La sacra tazza
 già per tuo cenno avvelenai. Vogliamo
 perder così vilmente
1340tanto sudor, cure sì grandi?
 ARTABANO
                                                     Amico,
 se Arbace io non ritrovo,
 per chi deggio affannarmi? Era il mio figlio
 la tenerezza mia. Per dargli un regno
 divenni traditor; per lui mi resi
1345orribile a me stesso; e lui perduto
 tutto dispero e tutto
 veggo de’ falli miei rapirmi il frutto.
 MEGABISE
 Arbace estinto o vivo
 dalla tua mano aspetta
1350il regno o la vendetta.
 ARTABANO
                                          Ah questa sola
 in vita mi trattien, sì Megabise
 guidami dove vuoi, di te mi fido.
 MEGABISE
 Fidati pur, che a trionfar ti guido.
 
    Ardito ti renda,
1355t’accenda di sdegno
 d’un figlio il periglio,
 d’un regno l’amor.
 
    È dolce ad un’alma
 che aspetta vendetta
1360il perder la calma
 fra l’ire del cor. (Parte)
 
 SCENA IV
 
 ARTABANO
 
 ARTABANO
 Trovaste avversi dei
 l’unica via d’indebolirmi; al solo
 dubbio che più non viva il figlio amato,
1365timido, disperato
 vincer non posso il turbamento interno
 che a me stesso di me toglie il governo.
 
    Figlio, se più non vivi,
 morrò, ma del mio fato
1370farò che un re svenato
 preceda messaggier.
 
    Infin che il padre arrivi
 fa’ che sospenda il remo
 colà sul guado estremo
1375il pallido nocchier. (Parte)
 
 SCENA V
 
 Camera.
 
 MANDANE, poi SEMIRA
 
 MANDANE
 O che all’uso de’ mali
 istupidisca il senso, o ch’abbian l’alme
 qualche parte di luce
 che presaghe le renda, io per Arbace
1380quanto dovrei non so dolermi. Ancora
 l’infelice vivrà; se fosse estinto
 già purtroppo il saprei. Porta i disastri
 sollecita la fama.
 SEMIRA
                                 Alfin potrai
 consolarti Mandane. Il ciel t’arrise.
 MANDANE
1385Forse il re sciolse Arbace?
 SEMIRA
                                                  Anzi l’uccise.
 MANDANE
 Come!
 SEMIRA
                È noto a ciascun; benché in segreto
 ei terminò la sua dolente sorte.
 MANDANE
 (O presaggi fallaci! O giorno! O morte!)
 SEMIRA
 Eccoti vendicata, ecco adempito
1390il tuo genio crudel. Ti basta? O vuoi
 altre vittime ancor? Parla.
 MANDANE
                                                  Ah Semira,
 soglion le cure lievi esser loquaci,
 ma stupide le grandi.
 SEMIRA
                                          Alma non vidi
 della tua più inumana. Al caso atroce
1395non v’è ciglio che sappia
 serbarsi asciutto e tu non piangi intanto.
 MANDANE
 Picciolo è il duol, quando permette il pianto.
 SEMIRA
 Va’ se paga non sei; pasci i tuoi sguardi
 su la trafitta spoglia
1400del mio caro germano. Osserva il seno,
 numera le ferite e lieta in faccia...
 MANDANE
 Taci, parti da me.
 SEMIRA
                                   Che io parta e taccia!
 Fin che vita ti resta
 sempre intorno m’avrai. Sempre importuna
1405render i giorni tuoi voglio infelici.
 MANDANE
 E quando io meritai tanti nemici?
 
    Mi credi spietata?
 Mi chiami crudele?
 Non tanto furore,
1410non tante querele,
 che basta il dolore
 per farmi morir.
 
    Quell’odio, quell’ira
 d’un’alma sdegnata,
1415ingrata Semira,
 non posso soffrir. (Parte)
 
 SCENA VI
 
 SEMIRA
 
 SEMIRA
 Forsennata, che feci! Io mi credei
 condivider l’affanno,
 a me scemarlo e pur l’accrebbi. Allora
1420che insultando Mandane
 qualche ristoro a questo cor desio,
 il suo trafiggo e non risano il mio.
 
    Non è ver che sia contento
 il veder nel suo tormento
1425più d’un ciglio lagrimar.
 
    Che l’esempio del dolore
 è uno stimolo maggiore
 che richiama a sospirar. (Parte)
 
 SCENA VII
 
 ARBACE, poi MANDANE
 
 ARBACE
 Né pur qui la ritrovo. Almen vorrei
1430dell’amata Mandane
 calmar gli sdegni e l’ire,
 rivederla una volta e poi partire.
 In più segreta parte
 forse potrò... Ma dove
1435temerario m’inoltro? Eccola, o dei!
 Ardir non ho di presentarmi a lei. (Si ritira in disparte inosservato)
 MANDANE
 Olà, non si permetta in queste stanze
 a veruno l’ingresso. Eccovi alfine, (Ad un paggio, il quale ricevuto l’ordine rientra dalla scena donde è uscito Arbace)
 miei disperati affetti
1440eccovi in libertà. Del caro amante
 versai barbara il sangue. Il sangue mio (Impugna uno stile in atto d’uccidersi)
 è tempo di versar.
 ARBACE
                                    Fermati.
 MANDANE
                                                       Oh dio! (Vedendo Arbace le cade lo stile)
 ARBACE
 Quale ingiusto furor...
 MANDANE
                                           Tu in questo luogo!
 Tu libero! Tu vivo!
 ARBACE
                                     Amica destra
1445i miei lacci disciolse.
 MANDANE
                                         Ah fuggi, ah parti;
 misera me, che si dirà, se alcuno
 qui ti ritrova? Ingrato
 lasciami la mia gloria.
 ARBACE
                                           E chi poteva
 mio ben senza vederti
1450la patria abbandonar?
 MANDANE
                                           Da me che vuoi
 perfido traditor?
 ARBACE
                                  No, principessa,
 non dir così. So ch’hai più bello il core
 di quel che voi mostrarmi; è a me palese;
 tu parlasti o Mandane, e Arbace intese.
 MANDANE
1455O mentisci, o t’inganni, o questo labbro
 senza il voto dell’alma
 per uso favellò.
 ARBACE
                               Ma pur son io
 ancor la fiamma tua.
 MANDANE
                                         Sei l’odio mio.
 ARBACE
 Dunque crudel t’appaga,
1460ecco il ferro, ecco il sen, prendi e mi svena. (Presentandole la spada nuda)
 MANDANE
 Saria la morte tua premio e non pena.
 ARBACE
 È ver, perdona, errai;
 ma questa mano emenderà... (In atto d’uccidersi)
 MANDANE
                                                         Che fai?
 Credi forse che basti
1465il sangue tuo per appagarmi? Io voglio
 che publica, che infame
 sia la tua morte e che non abbia un segno,
 un’ombra di valor.
 ARBACE
                                     Barbara, ingrata,
 morrò come a te piace, (Getta la spada in atto di partire)
1470torno al carcere mio.
 MANDANE
                                        Sentimi Arbace.
 ARBACE
 Che vuoi dirmi?
 MANDANE
                                 Ah nol so.
 ARBACE
                                                     Sarebbe mai
 quello che mi trattiene
 qualche resto d’amor?
 MANDANE
                                           Crudel che brami,
 vuoi vedermi arrossir? Salvati, fuggi,
1475non affliggermi più.
 ARBACE
                                        Tu m’ami ancora,
 se a questo segno a compatirmi arrivi.
 MANDANE
 No, non crederlo amor, ma fuggi e vivi.
 ARBACE
 
    Tu vuoi ch’io viva o cara,
 ma se mi nieghi amore
1480cara mi fai morir.
 
 MANDANE
 
    Oh dio, che pena amara!
 Ti basti il mio rossore;
 più non ti posso dir.
 
 ARBACE
 
    Sentimi...
 
 MANDANE
 
                         No.
 
 ARBACE
 
                                   Tu sei...
 
 MANDANE
 
1485Parti dagli occhi miei,
 lasciami per pietà.
 
 A DUE
 
    Quando finisce o dei!
 la vostra crudeltà.
 
 A DUE
 
    Se in così gran dolore
1490d’affanno non si muore,
 qual pena ucciderà? (Partono)
 
 SCENA VIII
 
 Luogo magnifico destinato per la coronazione di Artaserse. Trono da un lato con sopra scettro e corona. Ara nel mezzo accesa con simulacro del Sole.
 
 ARTASERSE ed ARTABANO con numeroso seguito e popolo
 
 ARTASERSE
 A voi popoli io m’offro
 non men padre che re. Siatemi voi
 più figli che vassalli. Il vostro sangue,
1495la gloria vostra e quanto
 è di guerra o di pace acquisto o dono
 vi serberò; voi mi serbate il trono
 e faccia il nostro core
 questo di fedeltà cambio e d’amore.
1500Sarà del regno mio
 soave il freno. Esecutor geloso
 delle leggi io sarò. Perché sicuro
 ne sia ciascun, solennemente il giuro. (Una comparsa reca una sottocoppa con la tazza)
 ARTABANO
 Ecco la sacra tazza. Il giuramento
1505abbia nodo più forte; (Porge la tazza ad Artaserse)
 compisci il rito. (E beverai la morte).
 ARTASERSE
 «Lucido dio per cui l’april fiorisce,
 per cui tutto nel mondo e nasce e muore,
 volgiti a me; se il labbro mio mentisce
1510piombi sopra il mio capo il tuo furore,
 languisca il viver mio, come languisce
 questa fiamma al cader del sacro umore, (Versa sul foco parte del liquore)
 e si cangi, or che bevo, entro il mio seno
 la bevanda vital tutta in veleno». (In atto di bevere)
 
 SCENA IX
 
 SEMIRA e detti
 
 SEMIRA
1515Al riparo signor. Cinta la reggia
 da un popolo infedel, tutta risuona
 di grida sediziose e la tua morte
 si procura, si chiede.
 ARTASERSE
 Numi! (Posa la tazza su l’ara)
 ARTABANO
                 Qual alma rea mancò di fede?
 ARTASERSE
1520Ah, che tardi il conosco,
 Arbace è il traditore.
 SEMIRA
                                         Arbace estinto!
 ARTASERSE
 Vive, vive l’ingrato. Io lo disciolsi,
 empio con Serse, e meritai la pena
 che il cielo or mi destina.
1525Io stesso fabricai la mia ruina.
 ARTABANO
 Di che temi o mio re? Per tua difesa
 basta solo Artabano.
 ARTASERSE
 Sì corriamo a punir... (In atto di partire)
 
 SCENA X
 
 MANDANE e detti
 
 MANDANE
                                           Ferma o germano;
 gran novelle io ti reco;
1530il tumulto svanì.
 ARTASERSE
                                 Fia vero? E come?
 MANDANE
 Già la turba ribelle
 seguendo Megabise era trascorsa
 fino all’atrio maggior. Quando chiamato
 dallo strepito insano accorse Arbace.
1535Che non fe’, che non disse in tua difesa
 quell’anima fedel! Mostrò l’orrore
 dell’infame attentato. Espresse i pregi
 di chi serba la fede. I merti tuoi,
 le tue glorie narrò. Molti riprese,
1540molti pregò, cangiando aspetto e voce
 or placido, or severo ed or feroce.
 Ciascun depose l’armi e sol restava
 l’indegno Megabise
 ma l’assalì, ti vendicò, l’uccise.
 ARTABANO
1545(Incauto figlio!)
 ARTASERSE
                                Un nume
 m’inspirò di salvarlo. È Megabise
 d’ogni delitto autor.
 ARTABANO
                                       (Felice inganno!)
 ARTASERSE
 Il mio diletto Arbace
 dov’è? Si trovi e si conduca a noi.
 
 SCENA ULTIMA
 
 ARBACE e detti
 
 ARBACE
1550Ecco Arbace, o monarca, a’ piedi tuoi.
 ARTASERSE
 Vieni, vieni al mio sen; perdona amico
 s’io dubitai di te. Troppo è palese
 la tua bella innocenza; ah fa’ ch’io possa
 con franchezza premiarti. Ogni sospetto
1555nel popolo dilegua e rendi a noi
 qualche ragion del sanguinoso acciaro
 che in tua man si trovò, della tua fuga,
 del tuo tacer, di quanto
 ti fece reo.
 ARBACE
                       S’io meritai signore
1560qualche premio da te, lascia ch’io taccia;
 il mio labro non mente.
 Credi a chi ti salvò. Sono innocente.
 ARTASERSE
 Giuralo almeno. E l’atto
 terribile e solenne
1565faccia fede del vero. Ecco la tazza
 al rito necessaria. Or seguitando
 della Persia il costume,
 vindice chiama e testimonio un nume.
 ARBACE
 Son pronto. (Prende in mano la tazza)
 MANDANE
                          (Ecco il mio ben fuor di periglio).
 ARTABANO
1570(Che fo? Se giura, avvelenato è il figlio).
 ARBACE
 « Lucido dio per cui l’april fiorisce,
 per cui tutto nel mondo e nasce e muore... »
 ARTABANO
 (Misero me!)
 ARBACE
                            « Se il labro mio mentisce,
 si cangi entro il mio seno
1575la bevanda vital... » (In atto di voler bere)
 ARTABANO
                                       Ferma; è veleno.
 ARTASERSE
 Che sento!
 ARBACE
                       Oh dei!
 ARTASERSE
                                        Perché finor tacerlo?
 ARTABANO
 Perché a te l’apprestai.
 ARTASERSE
                                            Ma qual furore
 contro di me?
 ARTABANO
                             Dissimular non giova;
 già mi tradì l’amor di padre. Io fui
1580di Serse l’uccisore. Il regio sangue
 tutto versar volevo. È mia la colpa,
 non è d’Arbace. Il sanguinoso acciaro
 per celarlo io gli diedi. Il suo pallore
 era orror del mio fallo. Il suo silenzio
1585pietà di figlio. Ah se minore in lui
 la virtù fosse stata, o in me l’amore,
 compivo il mio disegno
 e involata t’avrei la vita e il regno.
 ARBACE
 Che dice!
 ARTASERSE
                     Anima rea! M’uccidi il padre;
1590della morte di Dario
 colpevole mi rendi; a quanti eccessi
 t’indusse mai la scelerata speme!
 Empio morrai.
 ARTABANO
                               Noi moriremo insieme. (Snuda la spada e seco Artaserse in atto di difesa)
 ARBACE
 Stelle!
 ARTABANO
               Amici; non resta
1595ch’un disperato ardir. Mora il tiranno. (Le guardie sedotte si pongono in atto d’assalire)
 ARBACE
 Padre che fai?
 ARTABANO
                             Voglio morir da forte.
 ARBACE
 Deponi il ferro o beverò la morte. (In atto di bere)
 ARTABANO
 Folle che dici?
 ARBACE
                             Se Artaserse uccidi,
 no, più viver non devo.
 ARTABANO
1600Eh lasciami compir.   (Come sopra)
 ARBACE
                                          Guardami, io bevo. (Come sopra)
 ARTABANO
 Fermati figlio ingrato.
 Confuso, disperato
 vuoi che per troppo amarti un padre cada?
 Vincesti ingrato figlio, ecco la spada. (Getta la spada e le guardie sollevate si ritirano fuggendo)
 MANDANE
1605O fede!
 SEMIRA
                 O tradimento!
 ARTASERSE
                                              Olà seguite
 i fugaci ribelli ed Artabano
 a morir si conduca.
 ARBACE
                                      Oh dio! Fermate;
 signor, pietà.
 ARTASERSE
                           Non la sperar per lui.
 Troppo enorme è il delitto. Io non confondo
1610il reo coll’innocente. A te Mandane
 sarà sposa, se vuoi; sarà Semira
 a parte del mio trono;
 ma per quel traditor non v’è perdono.
 ARBACE
 Toglimi ancor la vita. Io non la voglio,
1615se per esserti fido,
 se per salvarti il genitore uccido.
 ARTASERSE
 O virtù che innamora!
 ARBACE
                                            Ah non domando
 da te clemenza; usa rigor; ma cambia
 la sua nella mia morte. Al regio piede
1620chi ti salvò ti chiede (S’inginocchia)
 di morir per un padre. In questa guisa
 s’appaghi il tuo desio;
 è sangue d’Artabano il sangue mio.
 ARTASERSE
 Sorgi, non più. Rasciuga
1625quel generoso pianto anima bella.
 Chi resister ti può? Viva Artabano.
 Ma viva almeno in doloroso esiglio;
 e doni il tuo sovrano
 l’error d’un padre alla virtù d’un figlio.
 CORO
 
1630   Giusto re, la Persia adora
 la clemenza assisa in trono,
 quando premia col perdono
 d’un eroe la fedeltà.
 
    La giustizia è bella allora
1635che compagna ha la pietà.
 
 Il fine