Il trionfo di Clelia, libretto, Lisbona, Stamperia Reale, 1774

 ATTO SECONDO
 
 SCENA PRIMA
 
 Galleria corrispondente a diversi appartamenti.
 
 TARQUINIO solo
 
 TARQUINIO
 Dei! Scorre l’ora e col bramato avviso
360non giunge il mio fedel! Intorno al solo
 mal custodito ponte ognun raccolto
 esser dovrebbe. Un trascurato istante
 impossibil potria render di Roma
 la facile sorpresa! Ah qualche inciampo
365forse... Ma qual? Di me lor duce al cenno
 ubbidiscon le schiere. In Roma ognuno
 sulla tregua riposa!... Ah ch’io non posso
 più soffrir quest’indugio. Il pigro avviso
 a prevenir si corra. (Nel volere entrare nella scena esce il messaggiero atteso) Eccolo. È pronto
370quanto v’imposi alfin? Lode agli dei.
 Va’; pel cammin più corto
 precedimi, io ti sieguo. (Parte il messaggiero) Eccomi in porto.
 Ma non è quegli Orazio? È desso. Oh come
 mesto, lento e confuso
375s’avvanza a questa volta. Alla sua bella
 l’immaginato patto
 va il credulo a proporre. Ei vada; e mentre
 in teneri congedi
 si tormentano i folli, e che non sono
380d’altra cura capaci, io volo al trono. (Parte)
 
 SCENA II
 
 ORAZIO solo
 
 ORAZIO
 
    Dei di Roma, ah perdonate
 se il mio duol mostro all’aspetto,
 nello svellermi dal petto
 sì gran parte del mio cor.
 
385   Avrà l’alma, avrà la palma
 de’ più cari affetti suoi;
 ma è ben dura anche agli eroi
 questa specie di valor.
 
 Alla tua tenerezza
390donasti Orazio assai. Ceda una volta
 l’amante al cittadin. Si cangia in colpa
 ormai l’indugio. Il suo destin sia noto
 alla mia Clelia alfin. Clelia è romana
 e per la patria anch’essa
395saprà... Ma viene. Ah perché mai s’affretta
 agitata così! L’indegno patto
 alcun le fe’ palese.
 
 SCENA III
 
 CLELIA e detto
 
 CLELIA
 Chi mai finora intese
 più enorme scelleragine e più rea?
 ORAZIO
400Che avvenne?
 CLELIA
                             Ah Roma in breve
 de’ perfidi nemici
 fia misero trofeo.
 ORAZIO
                                   Come!
 CLELIA
                                                  A dispetto
 della giurata fede
 van gli empi ad assalirla.
 ORAZIO
                                                (Oimè! Sarebbe
405l’offerto patto mai
 un fraudolento inganno?) Onde il sapesti?
 CLELIA
 Da Mannio.
 ORAZIO
                         Eterni dei! (Pensoso)
 CLELIA
 È sicuro l’avviso;
 non dubitar del tradimento orrendo.
 ORAZIO
410Ah tardi or di Tarquinio io l’arti intendo.
 Addio. (Risoluto dopo aver alquanto pensato)
 CLELIA
                 Dove?
 ORAZIO
                                A Porsenna.
 CLELIA
                                                        E chi difende
 la patria intanto?
 ORAZIO
                                   È ver. Tu corri a lui;
 a Roma io volo. (In atto di partire)
 CLELIA
                                E per qual via? Ci parte
 da quella il fiume; ed occupa il nemico
415l’unico angusto ponte.
 ORAZIO
                                           Aprirmi il passo
 saprò col ferro. (Come sopra)
 CLELIA
                               Ah no, ti perdi; e Roma
 così non salvi.
 ORAZIO
                             Un solitario varco (Pensa un istante)
 dunque si cerchi altrove.
 CLELIA
                                                E quale avrai
 nel varco periglioso
420istromento o sostegno?
 ORAZIO
 Qualunque. Un palischermo, un tronco, un ramo,
 tutto è bastante; e s’ogn’inchiesta è vana,
 l’invitto all’altra sponda
 genio roman mi porterà per l’onda. (In atto di partire)
 CLELIA
425Odi. E degg’io fra questi
 perfidi rimaner?
 ORAZIO
                                  Sì; fin ad ora
 immaturo è il lor fallo e il tuo sarebbe
 nella fuga eseguito, onde potresti
 tu della rotta fede
430parer la prima rea. Dee chi si sente
 un cor romano in petto
 evitar della colpa anche il sospetto.
 Addio. (In atto di partire)
 CLELIA
                 Sentimi.
 ORAZIO
                                    Ah lascia
 Clelia che al mio dover...
 CLELIA
                                               Sì; va’, ti cedo
435volentieri alla patria; a lei consacra
 e la mente e la man. Ma non scordarti
 né di te, né di me. Non già il nemico,
 tu mi fai palpitar. So ben fin dove
 spinger ti può quel che ti bolle in seno
440vasto incendio d’onore. Oh dio rammenta
 che tuo tutto non sei, (Piange)
 che i tuoi rischi son miei, che sol dipende
 dalla tua la mia vita,
 che comune è il dolor d’ogni ferita.
 ORAZIO
445Sposa... io so... (Da quel pianto
 difendetemi o dei). Sposa... tu... Roma...
 Addio. (In atto di partire)
 CLELIA
                 Così mi lasci?
 E forse oh dio per sempre?
 ORAZIO
                                                    Ah coi nemici
 Clelia non congiurar. Di molli affetti
450tempo or non è. Compiamo
 entrambi il dover nostro;
 gli dei curino il resto. Addio. Ti lascio
 fra l’insidie, lo so; ma Clelia assai
 conosco e son tranquillo. Andar mi vedi
455a sfidar mille rischi, è ver; ma sai
 quale ai Romani inspiri
 vigor la patria e assicurar ti dei.
 Per qual ragion dobbiamo
 palpitar l’un per l’altro? Ah no; non soffra
460tale insulto da noi quel che distingue
 i figli di Quirino ardir natio.
 Io ti fido al tuo cor; fidami al mio.
 CLELIA
 
    Sì ti fido al tuo gran core;
 va’; combatti amato bene
465e ritorna vincitor.
 
 ORAZIO
 
    Sì ti fido al tuo bel core
 e il valor ch’or te sostiene
 è sostegno al mio valor.
 
 CLELIA
 
    Parti.
 
 ORAZIO
 
                 Addio.
 
 CLELIA
 
                                Morir mi sento.
 
 ORAZIO
 
470Ah ricordati chi sei.
 
 A DUE
 
 Proteggete amici dei
 tanto amore e tanta fé.
 
    Quando accende un nobil petto
 è innocente, è puro affetto,
475debolezza amor non è. (Partono)
 
 SCENA IV
 
 Angusto delizioso ritiro di verdure nell’interno real giardino.
 
 PORSENNA e LARISSA
 
 PORSENNA
 Larissa io non t’intendo. Ond’è che mesta
 sempre mi torni innanzi? Il grande o figlia
 imeneo d’un Tarquinio ed il sublime
 scettro di Roma il giovanil tuo core
480di gloria e di piacer non hanno acceso?
 LARISSA
 È un laccio l’imeneo; lo scettro è un peso.
 PORSENNA
 Eh son queste o Larissa
 di rigida virtù massime austere
 piante troppo straniere
485d’una donzella in sen. Chi sa qual sia
 la nascosta cagione
 che le fa germogliar.
 LARISSA
                                        Signor tu credi...
 forse... ch’io celi... Ah padre...
 PORSENNA
                                                        Obblia per ora
 il padre, il re; parla all’amico; e tutto
490scoprimi il cor. So che non sei capace
 d’affetti onde arrossirti; e non pretendo
 sacrificio da te.
 LARISSA
                               Ben grande intanto
 è il donarsi a un Tarquinio.
 PORSENNA
                                                    E perché?
 LARISSA
                                                                         L’odio.
 PORSENNA
 Ah de’ Veienti il prence
495figlia...
 LARISSA
                È vero. All’amico, al padre mio...
 
 SCENA V
 
 CLELIA furibonda e detti
 
 CLELIA
 Fra qual gente o Porsenna, ove son io?
 Son fra’ Toscani o fra gli Sciti? È noto
 il sacro delle genti
 comun dritto fra voi? Fra voi l’inganno
500gloria o viltà si crede?
 V’è idea fra voi d’umanità, di fede?
 PORSENNA
 Qual fantasma improvviso
 t’agita o Clelia? Onde quell’ira?
 CLELIA
                                                            E come
 tranquilla spettatrice
505soffrir degg’io che d’una tregua ad onta,
 che me pegno fra voi Roma si vegga
 empiamente assalita? E non è reo
 di nero tradimento
 chi macchinò tal frode?
 PORSENNA
                                             È reo d’ingiusta
510temerità chi noi
 può crederne capaci.
 CLELIA
 Assai parlan gli effetti.
 PORSENNA
                                            E gli occhi tuoi
 testimoni ne son?
 CLELIA
                                    No; ma purtroppo
 all’orecchio mi giunse.
 PORSENNA
                                            E sulla fede
515d’un incerto romor tu noi condanni?
 CLELIA
 È l’avviso...
 PORSENNA
                        È fallace.
 CLELIA
 Il tuo duce...
 PORSENNA
                          Io conosco.
 CLELIA
 Eppur...
 PORSENNA
                   Clelia, ah non più. Per ora al troppo
 credulo sesso, al giovanile ardore,
520della patria all’amore,
 bello ancor quando eccede, i tuoi perdono
 mal consigliati impetuosi detti;
 ma in avvenir rifletti
 che ad altri ancor la propria gloria è cara;
525e a giudicar con più lentezza impara.
 
    Sol del Tebro in su la sponda
 non germoglia un bell’orgoglio;
 d’alme grandi al Campidoglio
 sol cortese il ciel non fu.
 
530   Altre piagge il sol feconda;
 v’è chi altrove il giusto onora;
 scalda i petti altrove ancora
 qualche raggio di virtù. (Parte)
 
 SCENA VI
 
 CLELIA e LARISSA
 
 LARISSA
 Troppo amica eccedesti.
535Come creder potesti autor di tanta
 perfidia il padre mio?
 CLELIA
                                           Senza sua colpa
 non può Tarquinio...
 LARISSA
                                        È qui Tarquinio il duce
 non il sovran.
 CLELIA
                            L’avviso o principessa
 vien da Mannio...
 LARISSA
                                   T’accheta, egli s’appressa.
 
 SCENA VII
 
 MANNIO e dette
 
 CLELIA
540Ah prence amico il tuo soverchio zelo
 a quai rischi m’espose! Io sull’avviso
 che creduto ho sicuro...
 MANNIO
                                             E qual ragione
 dubbio o Clelia or tel rende?
 CLELIA
 Che!
 LARISSA
             Dunque è ver?
 MANNIO
                                          Purtroppo.
 CLELIA
                                                                Oimè! Ma falsa
545sarà forse la voce.
 MANNIO
                                   Ah no. Di tutto
 m’assicurai presente.
 LARISSA
                                          Oh frode!
 CLELIA
                                                              E sono...
 MANNIO
 E son l’etrusche schiere
 già inoltrate all’assalto.
 CLELIA
                                            E i difensori...
 MANNIO
 E i difensori il passo
550abbandonando vanno.
 CLELIA
                                           E il ponte...
 MANNIO
                                                                  E il ponte
 forse è già superato.
 CLELIA
                                        E Roma...
 MANNIO
                                                            E Roma
 forse già fra catene
 soffre dal vincitor l’ultimo scorno.
 CLELIA
 Oh patria! Oh sposo! Oh sventurato giorno!
 MANNIO
555Ove corri?
 LARISSA
                       Ove vai?
 CLELIA
 Se alla romana libertà prescritto
 in questo dì gli dei
 hanno il suo fin, vado a finir con lei. (Parte)
 
 SCENA VIII
 
 LARISSA e MANNIO
 
 LARISSA
 Seguila o prence.
 MANNIO
                                  Oh dio!
560E mi scacci così? Ma qual mio fallo
 sì odioso a te mi rende?
 LARISSA
 La pietà che ho di Clelia
 odio per te non è.
 MANNIO
                                   Ma è più crudele
 l’indifferenza tua.
 LARISSA
                                    Non è... T’affretta;
565Clelia è già lungi.
 MANNIO
                                   Ah che purtroppo intendo
 l’infelice mio stato.
 LARISSA
                                      (Eppur s’inganna).
 Come! Ancor non partisti?
 MANNIO
                                                   Addio tiranna. (Partendo)
 LARISSA
 Senti.
 MANNIO
               Che vuoi?
 LARISSA
                                    (Mi fa pietà. Comprenda
 almen che entrambi, oh dio!
570siamo infelici... Ah non sia vero). Addio   (Parte)
 
 SCENA IX
 
 MANNIO solo
 
 MANNIO
 Ma fra tutti gli amanti
 chi sfortunato è al par di me? Che un labbro
 giuri d’amar mentre l’ignora il core
 or nel regno d’amore
575è linguaggio comun; quasi divenne
 un cortese dover. L’unica forse
 solo incontrar degg’io
 alma di giel che se mercede io bramo,
 né men per ingannar vuol dirmi: «Io t’amo».
 
580   Vorrei che almen per giuoco
 fingendo il mio bel nume
 mi promettesse il cor.
 
    Chi sa che a poco a poco
 di fingere il costume
585non diventasse amor. (Parte)
 
 SCENA X
 
 Fabbriche antiche alla riva toscana del Tevere, sopra di cui il ponte Sublicio che nasconde uno de’ suoi capi alla sinistra fra gli antichi nominati edifici e lascia visibile l’altro sull’opposta sponda del fiume. Prospetto di Roma in lontano.
 
 All’aprirsi della scena si vedono fuggir verso di Roma i pochi custodi del ponte sorpresi dall’arrivo de’ toscani che in ordine lentamente s’inoltrano dalla sinistra sul medesimo. Indi ORAZIO entrando dalla destra sul ponte abbandonato s’avvanza dicendo:
 
 ORAZIO
 No, traditori, in ciel di Roma il fato
 non è deciso ancor. Sarà bastante
 a punir scelleragine sì nera
 Orazio sol contro l’Etruria intera.
 (Affronta i nemici a mezzo il ponte; si combatte, si vedono cader nel fiume uccisi ed urtati alcuni de’ toscani che finalmente cedendo lasciano libero il ponte. Orazio allora tornando alcun passo indietro parla a’ suoi)
590Ecco il tempo o Romani. Ardir; gli dei
 pugnan per noi. Quest’unico si tronchi
 passo a’ nemici. Alle mie spalle il ponte
 rovinate, abbattete. Il ferro, il fuoco
 s’affretti all’opra. Intanto il varco io chiudo;
595e il petto mio vi servirà di scudo.
 
 SCENA XI
 
 TARQUINIO e detto
 
 Mentre ORAZIO si trattiene a dar gli ordini per il taglio del ponte e che si veggono venire soldati e guastadori con faci ed istromenti per eseguirlo, escono sull’innanzi dalla sinistra i toscani fuggitivi seguiti da TARQUINIO che con spada alla mano gli arresta dicendo:
 
 TARQUINIO
 Dove o codardi? Ah chi vi fuga almeno
 volgetevi a mirar. Colà del vostro
 vergognoso spavento (Accennando Orazio)
 vedete la cagion. Macchia sì nera
600deh a cancellar tornate. Ah non pervenga
 ai secoli remoti
 tale infamia di voi. Non si rammenti
 un dì per vostro scorno
 che fu da un ferro solo
605un esercito intero oggi respinto,
 che un sol roman tutta l’Etruria ha vinto.
 (Preceduti da Tarquinio corrono i toscani a rinnovar l’assalto rientrando per la sinistra. Intanto avendo già le fiamme cominciato ad impadronirsi della parte opposta del ponte, si veggono alcuni romani sollecitare Orazio a mettersi in sicuro, a’ quali:)
 ORAZIO
 No, compagni io non voglio
 il passo abbandonar. Finché non sia
 questo varco interrotto in me ritrovi
610un argine il Toscano. Alle mie spalle
 franchi il ponte abbattete;
 non vi trattenga il mio periglio. Abbiate
 cura di Roma e non di me. Del cielo
 io col favore antico
615saprò... L’opra s’affretti. Ecco il nemico.
 (Orazio va ad incontrare i toscani a mezzo il ponte e gli trattiene combattendo. Intanto crescono le fiamme e s’impadroniscono di quella parte del medesimo che appoggia sulla sponda romana, la quale cedendo finalmente alla violenza del fuoco, a’ colpi ed agli urti de’ numerosi guastatori, stride, vacilla e ruina. Spaventati i toscani dal terribile fragore della caduta, precipitosamente fuggendo, lasciano vuoto il ponte; e sulla parte intera di quello si vede Orazio rimanere intrepido e solo)
 
 SCENA XII
 
 CLELIA frettolosa e spaventata e detto
 
 CLELIA
 Ah da’ cardini suoi
 par che scossa la terra... Oimè! Che miro!
 Orazio... Oh dio!... Per quale
 impensata sventura...
 ORAZIO
620Rendi grazie agli dei. Roma è sicura.
 CLELIA
 E tu? Ma perché tien così nel fiume
 fisso lo sguardo mai!
 ORAZIO
 Padre Tebro...
 CLELIA
                             Ah che fai? (Spaventata)
 ORAZIO
                                                    L’armi, il guerriero
 per cui libero ancora il corso sciogli
625nel placido tuo sen propizio accogli. (Balza nel fiume)
 CLELIA
 Misera me! (Corre alla riva del fiume)
 
 SCENA XIII
 
 CLELIA nell’indietro alla sponda del fiume inquieta della sorte di Orazio. TARQUINIO nell’innanzi senza vederla.
 
 TARQUINIO
                          Barbaro fato! Ah dunque
 a danno de’ Tarquini il tuo furore
 ancor non si stancò. Di mie speranze
 ecco reciso il fil!... Ma a far buon uso
630de’ disastri or si pensi. Ardire. Il patto
 violato da me sembri a Porsenna
 perfidia de’ Romani; e ne sia prova
 il passaggio d’Orazio.
 CLELIA
                                          Alfin la mia
 moribonda speranza or si ravviva;
635la patria si salvò; lo sposo è a riva.
 Qui Tarquinio! S’eviti; i miei contenti (Si veggono l’un l’altro)
 non turbi un tale oggetto. (In atto di partire)
 TARQUINIO
                                                  Ah Clelia ingrata!
 Perché fuggi da me?
 CLELIA
                                        Perché non curo
 di vederti arrossir.
 TARQUINIO
                                     Ah tanti oltraggi
640la fedeltà della mia fiamma antica
 non merita da te bella nemica.
 CLELIA
 
    Io nemica? A torto il dici;
 gli hai nell’alma i tuoi nemici;
 e con te l’altrui rigore
645or sarebbe crudeltà.
 
    Soffre pena assai funesta
 un malvagio a cui non resta
 altro frutto che il rossore
 della sua malvagità. (Parte)
 
 SCENA XIV
 
 TARQUINIO solo
 
 TARQUINIO
650Ma qual mai sì possente
 incognita magia tutto a costei
 dà l’impero di me! Fin co’ disprezzi
 costei m’inspira amor! E se Porsenna,
 rotta la tregua or la rendesse! Ah questo
655colpo s’eviti. Andiamo
 Clelia a rapir... Che fai Tarquinio! È d’uopo
 prepararsi all’impresa. Armi e destrieri
 per trafugar la preda in loco ascoso
 vadansi prima a radunar... Ma intanto
660se Porsenna eseguisse... È vero. A lui
 prima conviene... Ah mentre a un rischio accorro,
 l’altro trascuro; e in due
 dividermi non posso. Ecco il riparo.
 Avverta un foglio il mio fedele; e mentre
665ei s’appresta al bisogno, al re poss’io
 volar frattanto. Ardua è l’impresa; e forse
 della sorte al favor troppo io mi fido;
 ma chi trema del mar dorma sul lido.
 
    Non speri onusto il pino
670tornar di bei tesori,
 senza varcar gli orrori
 del procelloso mar.
 
    Ogni sublime acquisto
 va col suo rischio insieme;
675questo incontrar chi teme
 quello non dee sperar.
 
 Fine dell’atto secondo