La clemenza di Tito, libretto, Stoccarda, Cotta, 1753

 ATTO SECONDO
 
 SCENA PRIMA
 
 Portici.
 
 SESTO solo, col distintivo de’ congiurati sul manto
 
 SESTO
 Oh dei, che smania è questa!
395Che tumulto ho nel cor! Palpito, agghiaccio,
 m’incammino, m’arresto, ogn’aura, ogn’ombra
 mi fa tremare. Io non credea che fosse
 sì difficile impresa esser malvagio.
 Ma compirla convien; già per mio cenno
400Lentulo corre al Campidoglio; io deggio
 Tito assalir. Nel precipizio orrendo
 è scorso il piè. Necessità divenne
 ormai la mia ruina. Almen si vada
 con valore a perir. Valore? E come
405può averne un traditor? Sesto infelice
 tu traditor! Che orribil nome! E pure
 t’affretti a meritarlo. E chi tradisci?
 Il più grande, il più giusto, il più clemente
 principe della terra, a cui tu devi
410quanto puoi, quanto sei. Bella mercede
 gli rendi invero. Ei t’innalzò per farti
 il carnefice suo. M’inghiotta il suolo
 prima ch’io tal divenga. Ah non ho core
 Vitellia a secondar gli sdegni tui;
415morrei prima del colpo in faccia a lui.
 S’impedisca... Ma come
 or che tutto è disposto?... Andiamo, andiamo
 Lentulo a trattener. Sieguane poi
 quel che il fato vorrà. Stelle! Che miro!
420Arde già il Campidoglio! Aimè l’impresa
 Lentulo incominciò. Forse già tardi
 sono i rimorsi miei;
 difendetemi Tito eterni dei. (Vuol partire)
 
 SCENA II
 
 ANNIO e detto
 
 ANNIO
 Sesto dove t’affretti?
 SESTO
                                         Io corro amico...
425O dei! Non m’arrestar. (Come sopra)
 ANNIO
                                             Ma dove vai?
 SESTO
 Vado... Per mio rossor già lo saprai. (Parte)
 
 SCENA III
 
 ANNIO, poi SERVILIA, indi PUBLIO con guardie
 
 ANNIO
 Già lo saprai per mio rossor! Che arcano
 si nasconde in que’ detti?
 Quel pallido sembiante,
430stelle che mai vuol dir? Qualche periglio
 sovrasta a Sesto. Abbandonar nol deve
 un amico fedel. Sieguasi. (Vuol partire)
 SERVILIA
                                                 Alfine
 Annio pur ti riveggo.
 ANNIO
                                         Ah mio tesoro
 quanto deggio al tuo amor! Torno a momenti.
435Perdonami se parto.
 SERVILIA
                                        E perché mai
 così presto mi lasci?
 PUBLIO
                                        Annio, che fai?
 Roma tutta è in tumulto; il Campidoglio
 vasto incendio divora; e tu fra tanto
 puoi star, senza rossore,
440tranquillamente a ragionar d’amore!
 SERVILIA
 Numi!
 ANNIO
                (Or di Sesto i detti
 più mi fanno tremar. Cerchisi...) (In atto di partire)
 SERVILIA
                                                               E puoi
 abbandonarmi in tal periglio?
 ANNIO
                                                         (Oh dio
 fra l’amico e la sposa
445divider mi vorrei). Prendine cura
 Publio per me; di tutti i giorni miei
 l’unico ben ti raccomando in lei. (Parte frettoloso)
 
 SCENA IV
 
 SERVILIA e PUBLIO
 
 SERVILIA
 Publio, che inaspettato
 accidente funesto!
 PUBLIO
                                    Ah voglia il cielo
450che un’opra sia del caso e che non abbia
 forse più reo disegno
 chi destò quelle fiamme.
 SERVILIA
                                                Ah tu mi fai
 tutto il sangue gelar.
 PUBLIO
                                        Torna, o Servilia,
 a tuoi soggiorni e non temer. Ti lascio
455quei custodi in difesa e corro intanto
 di Vitellia a cercar. Tito m’impone
 d’aver cura d’entrambe.
 SERVILIA
                                               E ancor di noi
 Tito si rammentò?
 PUBLIO
                                     Tutto rammenta.
 SERVILIA
 Ma sorpreso così, come ha saputo...
 PUBLIO
460Eh Servilia, t’inganni.
 Tito non si sorprende. Un impensato
 colpo non v’è che nol ritrovi armato.
 
    Sia lontano ogni cimento,
 l’onda sia tranquilla e pura,
465buon guerrier non s’assicura,
 non si fida il buon nocchier.
 
    Anche in pace, in calma ancora,
 l’armi adatta, i remi appresta,
 di battaglia o di tempesta
470qualche assalto a sostener. (Parte)
 
 SCENA V
 
 SERVILIA sola
 
 SERVILIA
 Dall’adorato oggetto
 vedersi abbandonar! Saper che a tanti
 rischi corre ad esporsi! In sen per lui
 sentirsi il cor tremante! E nel periglio
475non poterlo seguir! Questo è un affanno
 d’ogni affanno maggior; questo è soffrire
 la pena del morir, senza morire.
 
    Almen, se non poss’io
 seguir l’amato bene,
480affetti del cor mio
 seguitelo per me.
 
    Già sempre a lui vicino
 raccolti amor vi tiene;
 e insolito cammino
485questo per voi non è. (Parte)
 
 SCENA VI
 
 Galleria terrena adornata di statue corrispondenti ai giardini.
 
 VITELLIA e poi SESTO
 
 VITELLIA
 Chi per pietà m’addita
 Sesto dov’è? Misera me! Per tutto
 ne chiedo invano, invan lo cerco. Almeno
 Tito trovar potessi.
 SESTO
                                     Ove m’ascondo,
490dove fuggo infelice! (Senza veder Vitellia)
 VITELLIA
                                        Ah Sesto, ah senti.
 SESTO
 Crudel sarai contenta. Ecco adempito
 il tuo fiero comando.
 VITELLIA
                                         Ahimè, che dici!
 SESTO
 Già Tito... Oh dio! Già dal trafitto seno
 versa l’anima grande.
 VITELLIA
                                          Ah che facesti!
 SESTO
495No, nol fec’io, che dell’error pentito
 a salvarlo correa. Ma giunsi appunto
 che un traditor del congiurato stuolo
 da tergo lo feria. «Ferma» gridai
 ma ’l colpo era vibrato. Il ferro indegno
500lascia colui nella ferita e fugge.
 A ritrarlo io m’affretto;
 ma con l’acciaro il sangue
 n’esce, il manto m’asperge e Tito, o dio,
 manca, vacilla e cade.
 VITELLIA
                                          Ah ch’io mi sento
505morir con lui.
 SESTO
                            Pietà, furor mi sprona
 l’uccisore a punir; ma il cerco invano,
 già da me dileguossi. Ah principessa
 che fia di me? Come avrò mai più pace?
 Quanto, ahi quanto mi costa
510il desio di piacerti!
 VITELLIA
                                      Anima rea!
 Piacermi! Orror mi fai.
 SESTO
 Onnipotenti dei! Son io? Mi parla
 così Vitellia? E tu non fosti...
 VITELLIA
                                                      Ah taci,
 barbaro, e del tuo fallo
515non volermi accusar. Dove apprendesti
 a secondar le furie
 d’un’amante sdegnata?
 Qual anima insensata
 un delirio d’amor nel mio trasporto
520compreso non avrebbe? Ah tu nascesti
 per mia sventura. Odio non v’è che offenda
 al par dell’amor tuo. Del mondo intero
 sarei la più felice,
 empio, se tu non eri. Oggi di Tito
525la destra stringerei; leggi alla terra
 darei dal Campidoglio; ancor vantarmi
 innocente potrei. Per tua cagione
 son rea, perdo l’impero,
 non spero più conforto;
530e Tito, ah scellerato! e Tito è morto.
 
    Come potesti, oh dio,
 perfido traditor...
 Ah che la rea son io;
 sento gelarmi il cor,
535mancar mi sento.
 
    Pria di tradir la fé
 perché crudel, perché...
 Ah che del fallo mio
 tardi mi pento. (Parte)
 
 SCENA VII
 
 SESTO e poi ANNIO
 
 SESTO
540Grazie, o numi crudeli; or non mi resta
 più che temer. Della miseria umana
 questo è l’ultimo segno. Ho già perduto
 quanto perder potevo. Ho già tradito
 l’amicizia, l’amor, Vitellia e Tito.
545Uccidetemi almeno
 smanie che m’agitate,
 furie che lacerate
 questo perfido cor. Se lente siete
 a compir la vendetta,
550io stesso, io la farò. (In atto di snudar la spada)
 ANNIO
                                      Sesto t’affretta.
 Tito brama...
 SESTO
                           Lo so; brama il mio sangue,
 tutto si verserà. (Come sopra)
 ANNIO
                                 Ferma; che dici?
 Tito chiede vederti; al fianco suo
 stupisce che non sei, che l’abbandoni
555in periglio sì grande.
 SESTO
                                         Io!... Come?... E Tito
 nel colpo non spirò?
 ANNIO
                                       Qual colpo? Ei torna
 illeso dal tumulto.
 SESTO
                                    Eh tu m’inganni.
 Io stesso lo mirai cader trafitto
 da scellerato acciaro.
 
 ANNIO
560Ogni argumento è vano.
 Vive Tito ed è illeso. In questo istante
 io da lui mi divido.
 SESTO
                                      Oh dei pietosi!
 Oh caro prence! Oh dolce amico! Ah lascia
 che a questo sen... Ma non m’inganni?
 ANNIO
                                                                        Io merto
565sì poca fé? Dunque tu stesso a lui
 corri e ’l vedrai.
 SESTO
                                Ch’io mi presenti a Tito
 dopo averlo tradito?
 ANNIO
 Tu lo tradisti!
 SESTO
                            Io del tumulto, io sono
 il primo autor.
 ANNIO
                              Sesto è infedele!
 SESTO
                                                              Amico,
570m’ha perduto un istante. Addio. M’involo
 alla patria per sempre;
 ricordati di me; Tito difendi
 da nuove insidie; io vo ramingo, afflitto
 a pianger fra le selve il mio delitto.
 ANNIO
575Fermati. Oh dei! Pensiam...
 SESTO
                                                     E ben che vuoi?
 ANNIO
 Che tu non parta ancor, che taccia il fallo,
 che torni a Tito e che con mille emendi
 prove di fedeltà l’error passato.
 SESTO
 Eccomi, io vo... Ma questo (Come sopra)
580manto asperso di sangue?
 ANNIO
 Chi quel sangue versò?
 SESTO
                                             Quell’infelice
 che per Tito io piangea.
 ANNIO
                                              Cauto l’avvolgi,
 nascondilo e t’affretta.
 SESTO
                                           Il caso, oh dio,
 potria...
 ANNIO
                  Dammi quel manto; eccoti il mio. (Cambiano il manto)
585Corri, non più dubiezze.
 Fra poco io ti raggiungo. (Parte)
 SESTO
                                                Io son sì oppresso,
 così confuso io sono,
 che non so se vaneggio o se ragiono. (Parte)
 
 SCENA VIII
 
 TITO e SERVILIA
 
 TITO
 Contro me si congiura! Onde il sapesti?
 SERVILIA
590Un de’ complici venne
 tutto a scoprirmi, acciò da te gl’implori
 perdono al fallo.
 TITO
                                E Lentulo è infedele!
 SERVILIA
 Lentulo è della trama
 lo scelerato autor. Sperò di Roma
595involarti l’impero;
 Ma, giustizia del ciel!, l’istesse vesti
 ch’ei cinse per tradirti
 fur tua difesa e sua ruina. Un empio
 fra i sedotti da lui corse, ingannato
600dalle auguste divise,
 e per uccider te Lentulo uccise.
 TITO
 Dunque morì nel colpo?
 SERVILIA
                                               Almen se vive
 egli nol sa.
 TITO
                       Come l’indegna tela
 tanto poté restarmi occulta?
 SERVILIA
                                                     E pure
605fra tuoi custodi istessi
 de’ complici vi son. Cesare, è questo
 lo scelerato segno, onde fra loro
 si conoscono i rei. Porta ciascuno
 pari a questo, signor, nastro vermiglio
610che su l’omero destro il manto annoda.
 
 SCENA IX
 
 SESTO, TITO e SERVILIA
 
 SESTO
 (Ecco il mio prence. Oh come
 mi palpita al mirarlo il cor smarrito!)
 TITO
 Sesto, mio caro Sesto, io son tradito.
 SESTO
 (Oh rimembranza!)
 TITO
                                        Il crederesti amico?
615Tito è l’odio di Roma. Ah tu che sai
 tutti i pensieri miei, che senza velo
 hai veduto il mio cor, che fosti sempre
 l’oggetto del mio amor, dimmi se questa
 aspettarmi io dovea crudel mercede?
 SESTO
620(L’anima mi trafigge e non sel crede).
 TITO
 Dimmi, con qual mio fallo
 tant’odio ho mai contro di me commosso?
 SESTO
 Signor...
 TITO
                   Parla.
 SESTO
                                Ah signor, parlar non posso.
 TITO
 Tu piangi, amico Sesto; il mio destino
625ti fa pietà. Vieni al mio seno. Oh quanto
 mi piace, mi consola
 questo tenero segno
 della tua fedeltà!
 SESTO
                                  (Morir mi sento,
 non posso più. Parmi tradirlo ancora
630col mio tacer. Si disinganni a pieno).
 
 SCENA X
 
 SESTO, VITELLIA, TITO e SERVILIA
 
 VITELLIA
 (Ah Sesto è qui; non mi scoprisse almeno).
 SESTO
 Sì sì voglio al suo piè... (Vuole andare a Tito)
 VITELLIA
                                             Cesare invitto (S’inoltra e l’interrompe)
 preser gli dei cura di te.
 SESTO
                                              (Mancava
 Vitellia ancor).
 TITO
                              Il perder, principessa,
635e la vita e l’impero
 affliggermi non può.  Ma quando a Roma
 giovi ch’io versi il sangue
 perché insidiarmi? Ho ricusato mai
 di versarlo per lei? Non sa l’ingrata
640che son romano anch’io, che Tito io sono?
 Perché rapir quel che offerisco in dono?
 SERVILIA
 O vero eroe!
 
 SCENA XI
 
 SESTO, VITELLIA, TITO, SERVILIA ed ANNIO col manto di Sesto
 
 ANNIO
                          (Potessi
 Sesto avvertir; m’intenderà). Signore (A Tito)
 già l’incendio cedé; ma non è vero
645che il caso autor ne sia; v’è chi congiura
 contro la vita tua; prendine cura.
 TITO
 Annio, io so... Ma che miro!
 Servilia, il segno che distingue i rei
 Annio non ha sul manto?
 SERVILIA
                                                Eterni dei!
 TITO
650Non v’è che dubbitar. Forma, colore,
 tutto, tutto è concorde.
 SERVILIA
                                            Ah traditore! (Ad Annio)
 ANNIO
 Io traditor!
 SESTO
                        (Che avvenne!)
 TITO
                                                       E sparger vuoi
 tu ancora il sangue mio?
 Annio, figlio, e perché? Che t’ho fatt’io?
 ANNIO
655Io spargere il tuo sangue? Ah pria m’uccida
 un fulmine del ciel.
 TITO
                                      T’ascondi invano.
 Già quel nastro vermiglio,
 divisa de’ ribelli a me scoperse
 che a parte sei del tradimento orrendo.
 ANNIO
660Questo! Come!
 SESTO
                               (Ah che feci! Or tutto intendo).
 ANNIO
 Nulla, signor, m’è noto
 di tal divisa. In testimonio io chiamo
 tutti i numi celesti.
 TITO
 Da chi dunque l’avesti?
 ANNIO
665L’ebbi... (Se dico il ver l’amico accuso).
 TITO
 E ben?
 ANNIO
                 L’ebbi... Non so...
 TITO
                                                   L’empio è confuso.
 SESTO
 (Oh amicizia!)
 VITELLIA
                              (Oh timor!)
 TITO
                                                      Dove si trova
 principe, o Sesto amato,
 di me più sventurato?
 SESTO
670(Ah non rimanga oppressa
 l’innocenza per me.
 ANNIO
                                       (Consiglio, oh Dei!).
 TITO
 Servilia, e un tale amante
 val sì gran prezzo?
 SERVILIA
                                     Io dell’affetto antico
 ho rimorso, ho rossor.
 SESTO
                                           (Povero amico!)
 TITO
675Ma dimmi anima ingrata, il sol pensiero (Ad Annio)
 di tanta infedeltà non è bastato
 a farti inorridir?
 SESTO
                                  (Son io l’ingrato.
 Più resister non posso). Eccomi Augusto   (S’inginocchia)
 a’ piedi tuoi.
 VITELLIA
                           (Misera me!)
 SESTO
                                                      La colpa
680ond’Annio è reo...
 VITELLIA
                                   Sì, la sua colpa è grande;
 ma la bontà di Tito
 sarà maggior. Per lui signor perdono
 Sesto domanda e lo domando anch’io. (Piano a Sesto)
 (Morta mi vuoi).
 SESTO
                                  (Che atroce caso è il mio). (S’alza)
 TITO
685Annio si scusi almeno.
 ANNIO
 Dirò... (Che posso dir?)
 TITO
                                              Sesto, io mi sento
 gelar per lui. La mia presenza istessa
 più confonder lo fa. Custodi a voi
 Annio consegno. Esamini il Senato
690il disegno, l’errore
 di questo... Ancor non voglio
 chiamarti traditor. Rifletti, ingrato,
 da quel tuo cor perverso
 del tuo principe il cor quanto è diverso.
 
695   Tu, infedel, non hai difese,
 è palese il tradimento;
 io pavento d’oltraggiarti
 nel chiamarti traditor.
 
    Tu, crudel, tradir mi vuoi
700d’amistà col finto velo;
 io mi celo agli occhi tuoi
 per pietà del tuo rossor. (Parte)
 
 SCENA XII
 
 SESTO, VITELLIA, SERVILIA ed ANNIO
 
 ANNIO
 E pur dolce mia sposa... (A Servilia)
 SERVILIA
                                               A me t’invola;
 tua sposa io più non son. (Parte)
 ANNIO
                                                 Ferma... senti...
 
 SCENA XIII
 
 SESTO, VITELLIA E ANNIO
 
 VITELLIA
705(Io tremo).
 SESTO
                        (Oh Dio!)
 ANNIO
                                             Ma, Sesto, al punto estremo
 ridotto io sono; e non ascolto ancora
 chi s’impieghi per me. Tu non ignori
 quel che mi dice ognun, quel ch’io non dico.
 Questo è troppo soffrir. Pensaci amico.
 
710   Ch’io parto reo lo vedi;
 ch’io son fedel lo sai;
 di te non mi scordai,
 non ti scordar di me.
 
    Soffro le mie catene;
715ma questa macchia in fronte,
 ma l’odio del mio bene
 soffribile non è. (Parte)
 
 SCENA XIV
 
 SESTO e VITELLIA
 
 SESTO
 Posso alfine, o crudele...
 VITELLIA
 Oh dio, l’ore in querele
720non perdiamo così. Fuggi e conserva
 la tua vita e la mia.
 SESTO
                                      Ch’io fugga e lasci
 un amico innocente...
 VITELLIA
                                          Io dell’amico
 la cura prenderò.
 SESTO
                                  No, finch’io vegga
 Annio in periglio...
 VITELLIA
                                     A tutti i numi il giuro,
725io lo difenderò.
 
 SESTO
                               Oh dio!
 VITELLIA
 Sì, già ti leggo in volto
 la pietà ch’hai di me; conosco i moti
 del tenero tuo cor. Di’, m’ingannai?
 Sperai troppo da te? Ma parla, o Sesto.
 SESTO
730Partirò, fuggirò. (Che incanto è questo!)
 VITELLIA
 Respiro.
 SESTO
                   Almen talvolta
 quando lungi sarò...
 
 SCENA XV
 
 PUBLIO con guardie e detti
 
 PUBLIO
                                       Sesto.
 SESTO
                                                     Che chiedi?
 PUBLIO
 La tua spada.
 SESTO
                            E perché?
 PUBLIO
                                                 Per tua sventura
 Lentulo non morì. Già il resto intendi.
735Vieni.
 VITELLIA
               (Oh colpo fatale!) (Sesto dà la spada)
 SESTO
                                                 Alfin tiranna...
 PUBLIO
 Sesto, partir conviene. È già raccolto
 per udirti il Senato; e non poss’io
 differir di condurti.
 SESTO
                                       Ingrata, addio.
 
    Se mai senti spirarti sul volto
740lieve fiato che lento s’aggiri,
 di’: «Son questi gli estremi sospiri
 del mio fido che more per me».
 
    Al mio spirto dal seno disciolto
 la memoria di tanti martiri
745sarà dolce con questa mercé. (Parte)
 
 SCENA XVI
 
 VITELLIA sola
 
 VITELLIA
 Misera che farò? Quell’infelice,
 oh dio, more per me. Tito fra poco
 saprà il mio fallo e lo sapran con lui
 tutti per mio rossor. Non ho coraggio
750né a parlar, né a tacere
 né a fuggir, né a restar; non spero aiuto,
 non ritrovo consiglio. Altro non veggo
 che imminenti ruine. Altro non sento
 che moti di rimorso e di spavento.
 
755   Tremo fra’ dubbi miei;
 pavento i rai del giorno;
 l’aure che ascolto intorno
 mi fanno palpitar.
 
    Nascondermi vorrei;
760vorrei scoprir l’errore;
 né di celarmi ho core
 né core ho di parlar. (Parte)
 
 Fine dell’atto secondo