La clemenza di Tito, libretto, Lisbona, Stamperia Reale, 1771

 ATTO SECONDO
 
 SCENA PRIMA
 
 Portici.
 
 SESTO solo, col distintivo de’ congiurati sul manto
 
 SESTO
 Oh dei, che smania è questa!
390Che tumulto ho nel cor! Palpito, agghiaccio,
 m’incammino, m’arresto, ogn’aura, ogn’ombra
 mi fa tremare. Io non credea che fosse
 sì difficile impresa esser malvagio.
 Ma compirla convien; già per mio cenno
395Lentulo corre al Campidoglio; io deggio
 Tito assalir. Nel precipizio orrendo
 è scorso il piè. Necessità divenne
 ormai la mia ruina. Almen si vada
 con valore a perir. Valore? E come
400può averne un traditor? Sesto infelice,
 tu traditor! Che orribil nome! E pure
 t’affretti a meritarlo. E chi tradisci?
 Il più grande, il più giusto, il più clemente
 principe della terra, a cui tu devi
405quanto puoi, quanto sei. Bella mercede
 gli rendi invero. Ei t’innalzò per farti
 il carnefice suo. M’inghiotta il suolo
 prima ch’io tal divenga. Ah non ho core,
 Vitellia, a secondar gli sdegni tui;
410morrei prima del colpo in faccia a lui.
 S’impedisca... Ma come
 or che tutto è disposto?... Andiamo, andiamo
 Lentulo a trattener. Sieguane poi
 quel che il fato vorrà. Stelle! Che miro!
415Arde già il Campidoglio! Aimè! l’impresa
 Lentulo incominciò. Forse già tardi
 sono i rimorsi miei;
 difendetemi Tito, eterni dei. (Vuol partire)
 
 SCENA II
 
 ANNIO e detto
 
 ANNIO
 Sesto, dove t’affretti?
 SESTO
                                          Io corro amico...
420Oh dei! non m’arrestar. (In atto di partire)
 ANNIO
                                               Ma dove vai?
 SESTO
 Vado... Per mio rossor già lo saprai. (Parte)
 
 SCENA III
 
 ANNIO, poi SERVILIA, indi PUBLIO con guardie
 
 ANNIO
 Già lo saprai per mio rossor! Che arcano
 si nasconde in que’ detti!
 Quel pallido sembiante,
425stelle che mai vuol dir? Qualche periglio
 sovrasta a Sesto. Abbandonar nol deve
 un amico fedel. Sieguasi. (Vuol partire)
 SERVILIA
                                                 Alfine
 Annio pur ti riveggo.
 ANNIO
                                         Ah mio tesoro,
 quanto deggio al tuo amor! Torno a momenti.
430Perdonami se parto.
 SERVILIA
                                        E perché mai
 così presto mi lasci?
 PUBLIO
                                        Annio, che fai?
 Roma tutta è in tumulto; il Campidoglio
 vasto incendio divora; e tu frattanto
 puoi star, senza rossore,
435tranquillamente a ragionar d’amore!
 SERVILIA
 Numi!
 ANNIO
                (Or di Sesto i detti
 più mi fanno tremar. Cerchisi...) (In atto di partire)
 SERVILIA
                                                               E puoi
 abbandonarmi in tal periglio?
 ANNIO
                                                         (Oh dio
 fra l’amico e la sposa
440divider mi vorrei!) Prendine cura,
 Publio, per me; di tutti i giorni miei
 l’unico ben ti raccomando in lei. (Parte frettoloso)
 
 SCENA IV
 
 SERVILIA e PUBLIO
 
 SERVILIA
 Publio, che inaspettato
 accidente funesto!
 PUBLIO
                                    Ah voglia il cielo
445che un’opra sia del caso e che non abbia
 forse più reo disegno
 chi destò quelle fiamme.
 SERVILIA
                                                Ah tu mi fai
 tutto il sangue gelar.
 PUBLIO
                                        Torna, o Servilia,
 a’ tuoi soggiorni e non temer. Ti lascio
450quei custodi in difesa e corro intanto
 di Vitellia a cercar. Tito m’impone
 d’aver cura d’entrambe.
 SERVILIA
                                               E ancor di noi
 Tito si rammentò?
 PUBLIO
                                     Tutto rammenta.
 SERVILIA
 Ma sorpreso così, come ha saputo...
 PUBLIO
455Eh Servilia, t’inganni.
 Tito non si sorprende. Un impensato
 colpo non v’è che nol ritrovi armato. (parte)
 
 SCENA V
 
 SERVILIA sola
 
 SERVILIA
 Dall’adorato oggetto
 vedersi abbandonar! Saper che a tanti
460rischi corre ad esporsi! In sen per lui
 sentirsi il cor tremante! E nel periglio
 non poterlo seguir! Questo è un affanno
 d’ogni affanno maggior. Questo è soffrire
 la pena del morir, senza morire.
 
465   Almen, se non poss’io
 seguir l’amato bene,
 affetti del cor mio
 seguitelo per me.
 
    Già sempre a lui vicino
470raccolti amor vi tiene;
 e insolito cammino
 questo per voi non è. (Parte scortata da guardie)
 
 SCENA VI
 
 Galleria terrena adornata di statue corrispondente a’ giardini.
 
 VITELLIA e poi SESTO
 
 VITELLIA
 Chi per pietà m’addita
 Sesto dov’è? Misera me! Per tutto
475ne chiedo invano, invan lo cerco. Almeno
 Tito trovar potessi.
 SESTO
                                     Ove m’ascondo,
 dove fuggo infelice! (Senza veder Vitellia)
 VITELLIA
                                        Ah Sesto, ah senti.
 SESTO
 Crudel sarai contenta. Ecco adempito
 il tuo fiero comando.
 VITELLIA
                                         Aimè, che dici!
 SESTO
480Già Tito... oh dio! già dal trafitto seno
 versa l’anima grande.
 VITELLIA
                                          Ah che facesti!
 SESTO
 No, nol fec’io, che dell’error pentito
 a salvarlo correa; ma giunsi appunto
 che un traditor del congiurato stuolo
485da tergo lo feria. «Ferma» gridai
 ma il colpo era vibrato. Il ferro indegno
 lascia colui nella ferita e fugge.
 A ritrarlo io m’affretto;
 ma con l’acciaro il sangue
490n’esce, il manto m’asperge e Tito, o dio!
 manca, vacilla e cade.
 VITELLIA
                                          Ah ch’io mi sento
 morir con lui.
 SESTO
                            Pietà, furor mi sprona
 l’uccisore a punir; ma il cerco invano,
 già da me dileguossi. Ah principessa
495che fia di me? Come avrò mai più pace?
 Quanto, ahi quanto mi costa
 il desio di piacerti!
 VITELLIA
                                      Anima rea!
 Piacermi! Orror mi fai.
 SESTO
 Onnipotenti dei! Son io? Mi parla
500così Vitellia? E tu non fosti...
 VITELLIA
                                                      Ah taci
 barbaro e del tuo fallo
 non volermi accusar. Dove apprendesti
 a secondar le furie
 d’un’amante sdegnata?
505Qual’anima insensata
 un delirio d’amor nel mio trasporto
 compreso non avrebbe? Ah tu nascesti
 per mia sventura. Odio non v’è che offenda
 al par dell’amor tuo. Del mondo intero
510sarei la più felice,
 empio, se tu non eri. Oggi di Tito
 la destra stringerei; leggi alla terra
 darei dal Campidoglio; ancor vantarmi
 innocente potrei. Per tua cagione
515son rea, perdo l’impero,
 non spero più conforto;
 e Tito, ah scellerato! e Tito è morto.
 
    Come potesti, oh dio!
 Perfido traditor...
520Ah che la rea son io;
 sento gelarmi il cor,
 mancar mi sento.
 
    Pria di tradir la fé
 perché, crudel, perché...
525Ah che del fallo mio
 tardi mi pento. (Parte)
 
 SCENA VII
 
 SESTO e poi ANNIO
 
 SESTO
 Grazie, o numi crudeli; or non mi resta
 più che temer. Della miseria umana
 questo è l’ultimo segno. Ho già perduto
530quanto perder potevo. Ho già tradito
 l’amicizia, l’amor, Vitellia e Tito.
 Uccidetemi almeno
 smanie che m’agitate,
 furie che lacerate
535questo perfido cor. Se lente siete
 a compir la vendetta,
 io stesso, io la farò. (In atto di snudar la spada)
 ANNIO
                                      Sesto t’affretta.
 Tito brama...
 SESTO
                           Lo so; brama il mio sangue;
 tutto si verserà. (Come sopra)
 ANNIO
                                 Ferma; che dici?
540Tito chiede vederti; al fianco suo
 stupisce che non sei, che l’abbandoni
 in periglio sì grande.
 SESTO
                                         Io!... Come?... E Tito
 nel colpo non spirò?
 ANNIO
                                       Qual colpo? Ei torna
 illeso dal tumulto.
 SESTO
                                    Eh tu m’inganni.
545Io stesso lo mirai cader trafitto
 da scellerato acciaro.
 ANNIO
 Ogni argomento è vano.
 Vive Tito ed è illeso. In questo istante
 io da lui mi divido.
 SESTO
                                      Oh dei pietosi!
550Oh caro prence! Oh dolce amico! Ah lascia
 che a questo sen... Ma non m’inganni?
 ANNIO
                                                                        Io merto
 sì poca fé? Dunque tu stesso a lui
 corri e ’l vedrai.
 SESTO
                                Ch’io mi presenti a Tito
 dopo averlo tradito?
 ANNIO
555Tu lo tradisti?
 SESTO
                             Io del tumulto, io sono
 il primo autor.
 ANNIO
                              Sesto è infedele!
 SESTO
                                                              Amico,
 m’ha perduto un istante. Addio. M’involo
 alla patria per sempre;
 ricordati di me; Tito difendi
560da nuove insidie; io vo ramingo, afflitto
 a pianger fra le selve il mio delitto.
 ANNIO
 Fermati. Oh dei! Pensiam...
 SESTO
 E ben che vuoi?
 ANNIO
 Che tu non parta ancor, che taccia il fallo,
565che torni a Tito, e che con mille emendi
 prove di fedeltà l’error passato.
 SESTO
 Eccomi, io vo... Ma questo (s’incammina e poi s’arresta)
 manto asperso di sangue!
 ANNIO
 Chi quel sangue versò?
 SESTO
                                             Quell’infelice
570che per Tito io piangea.
 ANNIO
                                              Cauto l’avvolgi,
 nascondilo e t’affretta.
 SESTO
                                           Il caso, oh dio,
 potria...
 ANNIO
                  Dammi quel manto; eccoti il mio. (Cambiano il manto)
 Corri, non più dubbiezze.
 Fra poco io ti raggiungo. (Parte)
 SESTO
                                                Io son sì oppresso,
575così confuso io sono,
 che non so se vaneggio o se ragiono. (Parte)
 
 SCENA VIII
 
 TITO e SERVILIA
 
 TITO
 Contro me si congiura! Onde il sapesti?
 SERVILIA
 Un de’ complici venne
 tutto a scoprirmi, acciò da te gl’implori
580perdono al fallo.
 TITO
                                E Lentulo è infedele!
 SERVILIA
 Lentulo è della trama
 lo scellerato autor. Sperò di Roma
 involarti l’impero.
 Ma, giustizia del ciel! l’istesse vesti
585ch’ei cinse per tradirti
 fur tua difesa e sua ruina. Un empio
 fra i sedotti da lui corse, ingannato
 dalle auguste divise,
 e per uccider te Lentulo uccise.
 TITO
590Dunque morì nel colpo?
 SERVILIA
                                               Almen se vive
 egli nol sa.
 TITO
                       Come l’indegna tela
 tanto poté restarmi occulta?
 SERVILIA
                                                     E pure
 fra’ tuoi custodi istessi
 de’ complici vi son. Cesare è questo
595lo scelerato segno, onde fra loro
 si conoscono i rei. Porta ciascuno
 pari a questo, signor, nastro vermiglio
 che su l’omero destro il manto annoda.
 
 SCENA IX
 
 SESTO, TITO e SERVILIA
 
 SESTO
 (Ecco il mio prence. Oh come
600mi palpita al mirarlo il cor smarrito!)
 TITO
 Sesto, mio caro Sesto, io son tradito.
 SESTO
 (Oh rimembranza!)
 TITO
                                        Il crederesti amico?
 Tito è l’odio di Roma. Ah tu che sai
 tutti i pensieri miei, che senza velo
605hai veduto il mio cor, che fosti sempre
 l’oggetto del mio amor, dimmi se questa
 aspettarmi io dovea crudel mercede?
 SESTO
 (L’anima mi trafigge e non sel crede).
 TITO
 Dimmi, con qual mio fallo
610tant’odio ho mai contro di me commosso?
 SESTO
 Signor...
 TITO
                   Parla.
 SESTO
                                Ah signor, parlar non posso.
 TITO
 Tu piangi, amico Sesto; il mio destino
 ti fa pietà. Vieni al mio seno. Oh quanto
 mi piace, mi consola
615questo tenero segno
 della tua fedeltà!
 SESTO
                                  (Morir mi sento,
 non posso più. Parmi tradirlo ancora
 col mio tacer. Si disinganni appieno).
 
 SCENA X
 
 SESTO, VITELLIA, TITO e SERVILIA
 
 VITELLIA
 (Ah Sesto è qui; non mi scoprisse almeno).
 SESTO
620Sì, sì voglio al suo piè... (Vuole andare a Tito)
 VITELLIA
                                              Cesare invitto, (S’inoltra e l’interrompe)
 preser gli dei cura di te.
 SESTO
                                              (Mancava
 Vitellia ancor).
 TITO
                              Il perder, principessa,
 e la vita e l’impero
 affliggermi non può; ma quando a Roma
625giovi ch’io versi il sangue
 perché insidiarmi? Ho ricusato mai
 di versarlo per lei? Non sa l’ingrata
 che son romano anch’io, che Tito io sono?
 Perché rapir quel che offerisco in dono?
 SERVILIA
630O vero eroe!
 
 SCENA XI
 
 SESTO, VITELLIA, TITO, SERVILIA ed ANNIO col manto di Sesto
 
 ANNIO
                          (Potessi
 Sesto avvertir; m’intenderà). Signore (A Tito)
 già l’incendio cedé; ma non è vero
 che il caso autor ne sia; v’è chi congiura
 contro la vita tua; prendine cura.
 TITO
635Annio, il so... Ma che miro!
 Servilia, il segno che distingue i rei
 Annio non ha sul manto?
 SERVILIA
                                                Eterni dei!
 TITO
 Non v’è che dubbitar. Forma, colore,
 tutto, tutto è concorde.
 SERVILIA
                                            Ah traditore! (Ad Annio)
 ANNIO
640Io traditor!
 SESTO
                        (Che avvenne!)
 TITO
                                                       E sparger vuoi
 tu ancora il sangue mio?
 Annio, figlio, e perché? Che t’ho fatt’io?
 ANNIO
 Io spargere il tuo sangue? Ah pria m’uccida
 Con un fulmine il ciel.
 TITO
                                           T’ascondi invano.
645Già quel nastro vermiglio,
 divisa de’ ribelli a me scoperse
 che a parte sei del tradimento orrendo.
 ANNIO
 Questo! Come!
 SESTO
                               (Ah che feci! Or tutto intendo).
 ANNIO
 Nulla, signor, m’è noto
650di tal divisa. In testimonio io chiamo
 tutti i numi celesti.
 TITO
 Da chi dunque l’avesti?
 ANNIO
 L’ebbi... (Se dico il ver l’amico accuso).
 TITO
 E ben?
 ANNIO
                 L’ebbi... Non so...
 TITO
                                                   L’empio è confuso.
 SESTO
655(Oh amicizia!)
 VITELLIA
                              (Oh timor!)
 TITO
                                                      Dove si trova
 principe, o Sesto amato,
 di me più sventurato?
 SESTO
                                           (Ah non rimanga oppressa
 l’innocenza per me.)
 ANNIO
                                        (Consiglio, oh dei!)
 TITO
 Servilia, e un tale amante
660val sì gran prezzo?
 SERVILIA
                                     Io dell’affetto antico
 ho rimorso, ho rossor.
 SESTO
                                           (Povero amico!)
 TITO
 Ma dimmi, anima ingrata, il sol pensiero (Ad Annio)
 di tanta infedeltà non è bastato
 a farti inorridir!
 SESTO
                                 (Son io l’ingrato.
665Più resister non posso). Eccomi Augusto
 a’ piedi tuoi. (S’inginocchia)
 VITELLIA
                            (Misera me!)
 SESTO
                                                       La colpa
 ond’Annio è reo...
 VITELLIA
                                   Sì, la sua colpa è grande;
 ma la bontà di Tito
 sarà maggior. Per lui, signor, perdono
670Sesto domanda e lo domando anch’io.
 (Morta mi vuoi?) (Piano a Sesto)
 SESTO
                                    (Che atroce caso è il mio). (S’alza)
 TITO
 Annio si scusi almeno.
 ANNIO
 Dirò... (Che posso dir?)
 TITO
                                              Sesto, io mi sento
 gelar per lui. La mia presenza istessa
675più confonder lo fa. Custodi a voi
 Annio consegno. Esamini il Senato
 il disegno, l’errore
 di questo... Ancor non voglio
 chiamarti traditor. Rifletti, ingrato,
680da quel tuo cor perverso,
 del tuo principe il cor quanto è diverso.
 
    Tu, infedel, non hai difese,
 è palese il tradimento;
 io pavento d’oltraggiarti
685nel chiamarti traditor.
 
    Tu, crudel, tradir mi vuoi
 d’amistà col finto velo;
 io mi celo agli occhi tuoi
 per pietà del tuo rossor. (Parte)
 
 SCENA XII
 
 SESTO, VITELLIA, SERVILIA ed ANNIO
 
 ANNIO
690E pur dolce mia sposa... (A Servilia)
 SERVILIA
                                               A me t’invola;
 tua sposa io più non sono. (Partendo)
 ANNIO
                                                   Fermati... senti...
 
 SCENA XIII
 
 SESTO, VITELLIA ed ANNIO
 
 VITELLIA
 (Io tremo).
 SESTO
                        (Oh dio!)
 ANNIO
                                            Ma, Sesto, al punto estremo
 ridotto io sono; e non ascolto ancora
 chi s’impieghi per me. Tu non ignori
695quel che mi dice ognun, quel ch’io non dico.
 Questo è troppo soffrir. Pensaci amico. (Parte)
 
 SCENA XIV
 
 SESTO e VITELLIA
 
 SESTO
 Posso alfine, o crudele...
 VITELLIA
 Oh dio, l’ore in querele
 non perdiamo così. Fuggi e conserva
700la tua vita e la mia.
 SESTO
                                      Ch’io fugga e lasci
 un amico innocente...
 VITELLIA
                                          Io dell’amico
 la cura prenderò.
 SESTO
                                  No, fin ch’io vegga
 Annio in periglio...
 VITELLIA
                                     A tutti i numi il giuro,
 io lo difenderò. Risolvi
 SESTO
                                            Oh dio!
 VITELLIA
705Sì, già ti leggo in volto
 la pietà ch’hai di me; conosco i moti
 del tenero tuo cor. Di’ , m’ingannai?
 Sperai troppo da te? Ma parla o Sesto.
 SESTO
 Partirò, fuggirò. (Che incanto è questo!)
 VITELLIA
710Respiro.
 SESTO
                   Almen talvolta
 quando lungi sarò...
 
 SCENA XV
 
 PUBLIO con guardie e detti
 
 PUBLIO
                                       Sesto.
 SESTO
                                                     Che chiedi?
 PUBLIO
 La tua spada.
 SESTO
                            E perché?
 PUBLIO
                                                 Per tua sventura
 Lentulo non morì. Già il resto intendi.
 Vieni.
 VITELLIA
               (Oh colpo fatal!) (Sesto dà la spada)
 SESTO
                                               Alfin tiranna...
 PUBLIO
715Sesto, partir conviene. È già raccolto
 per udirti il Senato; e non poss’io
 differir di condurti.
 SESTO
                                       Ingrata, addio.
 
    Se mai senti spirarti sul volto
 lieve fiato che lento s’aggiri,
720di’ : «Son questi gli estremi sospiri
 del mio fido che more per me».
 
    Al mio spirto dal seno disciolto
 la memoria di tanti martiri
 sarà dolce con questa mercé. (Parte con Publio e guardie)
 
 SCENA XVI
 
 VITELLIA sola
 
 VITELLIA
725Misera che farò? Quell’infelice,
 oh dio! more per me. Tito fra poco
 saprà il mio fallo e lo sapran con lui
 tutti per mio rossor. Non ho coraggio
 né a parlar, né a tacere,
730né a fuggir, né a restar; non spero aiuto,
 non ritrovo consiglio. Altro non veggo
 che imminenti ruine. Altro non sento
 che moti di rimorso e di spavento.
 
    Tremo fra’ dubbi miei;
735pavento i rai del giorno;
 l’aure, che ascolto intorno,
 mi fanno palpitar.
 
    Nascondermi vorrei;
 vorrei scoprir l’errore;
740né di celarmi ho core,
 né core ho di parlar. (Parte)
 
 Fine dell’atto secondo