Il filosofo di campagna, libretto, Barcellona, Generas, 1770

 ATTO SECONDO
 
 SCENA PRIMA
 
 Camera di don Tritemio.
 
 EUGENIA e LESBINA
 
 LESBINA
 Venite qua, signora padroncina,
 tenete quest’anello.
510Ponetevelo in dito,
 fate che vostro genitor lo veda.
 Lasciate che la sposa egli vi creda.
 EUGENIA
 Tu m’imbrogli, Lesbina, e non vorrei...
 LESBINA
 Se de’ consigli miei
515vi volete servir per voi qui sono,
 quando no, vel protesto, io v’abbandono.
 EUGENIA
 Deh non m’abbandonare. Ordina, imponi,
 senza cercar ragioni
 lo farò cieccamente;
520ti sarò, non temer, sempre obbediente.
 LESBINA
 Quest’anello tenete,
 quel che seguì sapete
 e quel che seguirà
 regola in avvenir ci porgerà.
 EUGENIA
525Ecco mio padre.
 LESBINA
                                 Presto.
 Ponetevelo in dito.
 EUGENIA
 Una sposa son io senza marito.
 
 SCENA II
 
 DON TRITEMIO e dette
 
 TRITEMIO
 È ver che avesti
 dallo sposo l’anello?
 LESBINA
                                       Signorsì.
 TRITEMIO
530Parlo teco, rispondi.
 EUGENIA
                                       Eccolo qui.
 TRITEMIO
 Capperi, è bello assai.
 Non mi credeva mai
 che Nardo avesse di tal gioie in dito.
 Vedi se t’ho trovato un buon marito.
 EUGENIA
535(Misera me se tal mi fosse).
 TRITEMIO
                                                     O via,
 cotesta ritrosia scaccia dal petto.
 Queste smorfie ormai mi fan dispetto.
 LESBINA
 Amabile sposina
 mostrate la bochina un po’ ridente.
 EUGENIA
540Qualche volta Lesbina è impertinente.
 TRITEMIO
 È picchiato, mi par.
 LESBINA
                                       Vedrò chi sia,
 ehi badate non far qualche pazzia. (Piano a Eugenia e parte)
 
 SCENA III
 
 EUGENIA, DON TRITEMIO, poi LESBINA
 
 LESBINA
 Signor, è un cavaliere,
 col notar della villa in compagnia,
545che brama riverir vosignoria.
 TRITEMIO
 Vengono. (Col notaro!
 Qualchedun che bisogno ha di denaro).
 LESBINA
 È Rinaldo, padrona; io vi consiglio
 d’evitare il periglio. (Piano ad Eugenia)
 EUGENIA
                                        Andiam, Lesbina.
550Con licenza. (A don Tritemio)
 TRITEMIO
                          Va’ pure.
 EUGENIA
                                             (Ahimè meschina!) (Parte con Lesbina)
 
 SCENA IV
 
 DON TRITEMIO, poi RINALDO e CAPOCCHIO
 
 TRITEMIO
 Se denaro vorrà gliene darò,
 purché sicuro sia con fondamento
 e che almeno mi paghi il sei per cento.
 Ma che vedo! È colui
555che mi ha chiesto la figlia, or che pretende?
 Col notaro che vol? Che fare intende?
 RINALDO
 Compatite, signor...
 TRITEMIO
                                       La riverisco.
 RINALDO
 Compatite se ardisco
 replicarvi l’incomodo. Temendo
560che non siate di me ben persuaso,
 ho condotto il notaro,
 il qual patente e chiaro
 di me vi mostrerà
 titolo, parentela e facoltà.
 TRITEMIO
565(È ridicolo invero!)
 CAPOCCHIO
                                      Ecco, signore,
 l’istromento rogato
 d’un ricco marchesato;
 ecco l’albero suo, da cui si vede
 che per retro camino
570vien l’origine sua dal re Pipino.
 TRITEMIO
 Oh capperi! Che vedo!
 Quest’è una bella cosa in verità.
 Ma della nobiltà, signor mio caro,
 come andiamo del par con il denaro?
 RINALDO
575Mostrateli i poderi,
 mostrateli sinceri i fondamenti.
 CAPOCCHIO
 Questi sono istromenti
 e di compre e di censi e di livelli.
 Questi sono i contratti buoni e belli.
 
580   Nel Quatrocento
 sei possessioni,
 nel Cinquecento
 quatro valloni,
 anno millesimo
585una ducea,
 milletrentesimo
 una contea
 emit etcaetera,
 
    case, casoni,
590giurisdizioni,
 frutti annuali,
 censi e cambiali
 sic etteccetera,
 cum etteccetera.
 
 SCENA V
 
 DON TRITEMIO e RINALDO
 
 TRITEMIO
595La riverisco, etcaetera,
 vada, signor notaro, a farsi etcaetera.
 RINALDO
 Ei va per ordin mio
 a prender altri fogli, altri capitoli,
 per provarvi di me lo stato e i titoli.
 TRITEMIO
600Sì sì la vostra casa
 ricca, nobile e grande ognora fu,
 credo quel che mi dite e ancora più.
 RINALDO
 Dunque di vostra figlia
 mi credete voi degno?
 TRITEMIO
                                           Anzi degnissimo.
 RINALDO
605Le farò contradote.
 TRITEMIO
                                     Obbligatissimo.
 RINALDO
 Me l’accordate voi?
 TRITEMIO
                                      Per verità
 v’è una difficoltà.
 RINALDO
                                   Da che dipende?
 TRITEMIO
 Ho paura che lei...
 RINALDO
                                    Chi?
 TRITEMIO
                                                La figliuola...
 RINALDO
 D’Eugenia non pavento.
 TRITEMIO
610Quando lei possa farlo, io son contento.
 RINALDO
 Ben, vi prendo in parola.
 TRITEMIO
 Chiamerò la figliuola.
 S’ella no fosse in caso
 dal mio buon cuor sarete persuaso.
 RINALDO
615Sì, chiamatela pur, contento io sono.
 Se da lei sono escluso, io vi perdono.
 TRITEMIO
 Bravo! Un uom di ragion si loda e stima,
 s’ella non puole, amici come prima.
 
    Sono di tutti amico,
620son vostro servitor.
 Un uomo di buon cuor
 conoscerete in me.
 
    La chiamo subito,
 verrà; non dubito.
625Sconvolta trovasi
 da un non so che.
 
    Farò il possibile
 per vostro merito,
 che per i titoli,
630per i capitoli,
 anco in preterito
 famoso egli è.
 
 SCENA VI
 
 RINALDO, poi DON TRITEMIO ed EUGENIA
 
 RINALDO
 Se da Eugenia dipende il piacer mio,
 di sua man, del suo cuor certo son io.
635La vedo che ritorna
 col genitore allato.
 Della gioia vicino è il dì beato.
 TRITEMIO
 Eccola qui. Vedete
 se son io galantuomo.
 RINALDO
                                          Ah non tardate
640entrambi a consolare...
 TRITEMIO
                                            E pur pavento...
 RINALDO
 Ogni timore è vano.
 In faccia al genitor mi dia la mano.
 TRITEMIO
 La mano? In verità
 s’ha da far... s’ha da far... se si potrà.
645Dammi la destra tua.
 EUGENIA
                                          Eccola.
 TRITEMIO
                                                         A voi,
 prendetela... bel bello,
 che nel dito d’Eugenia evvi un anello.
 Ora che mi ricordo
 Nardo con quell’anello la sposò
650e due volte sposarla non si può.
 RINALDO
 Come?
 TRITEMIO
                 No è così?
 EUGENIA
                                      Sposa non sono.
 TRITEMIO
 Ma se l’anello in dono
 prendesti già delle tue nozze in seno
 non si può, figlia mia, scioglier l’impegno,
655voi che dite, signor?
 RINALDO
                                        Dico che tutti,
 perfidi, m’ingannate,
 che di me vi burlate, e che son io
 bersaglio del destin barbaro e rio.
 TRITEMIO
 La colpa non è mia.
 EUGENIA
                                      (Tacer non posso).
660Udite. Ah svelar deggio
 l’arcano onde ingannato...
 
 SCENA VII
 
 LESBINA e detti
 
 LESBINA
 Signor padron, voi siete dimandato.
 EUGENIA
 (Ci mancava costei).
 TRITEMIO
                                        Chi è che mi vuole?
 LESBINA
 Un famiglio di Nardo.
 TRITEMIO
665Sente signor? Del genero un famiglio
 favellarmi desia,
 onde vosignoria,
 se altra cosa non ha da comandare,
 per cortesia se ne potrebbe andare.
 RINALDO
670Sì sì, me n’anderò ma giuro ai numi,
 vendicarmi saprò.
 EUGENIA
                                    Destin crudele.
 Rinaldo, questo cor...
 RINALDO
                                         Taci, infedele.
 
    Se asperso il sol rimira
 leon de proprio sangue
675freme, si pasce d’ira,
 di straggi e di rugiti
 fa i liti risuonar.
 
 SCENA VIII
 
 EUGENIA e LESBINA
 
 EUGENIA
 Ah Lesbina crudele,
 solo per tua cagion sono in periglio.
 LESBINA
680Loderete nel fine il mio consiglio,
 questa cosa finor mi pare un giuoco.
 Non mi perdo davver per così poco.
 EUGENIA
 Prendi quest’anello.
 LESBINA
 Eh no, signora mia.
 EUGENIA
685Prendilo o giuro al ciel lo getto via.
 LESBINA
 Ma perché?
 EUGENIA
                         Fu cagione
 che Rinaldo il mio ben mi crede infida.
 Quest’anello omicida
 dinanzi agli occhi miei soffrir non vo’.
 LESBINA
690Se volete così, lo prenderò.
 Eccolo nel mio dito.
 Che vi par? Mi sta bene?
 EUGENIA
 Ah tu sei la cagion delle mie pene.
 
 SCENA IX
 
 DON TRITEMIO e dette
 
 TRITEMIO
 Oh genero garbato!
695Alla sposa ha mandato
 questo ricco gioiello.
 Prendilo, Eugenia mia, guarda s’è bello.
 EUGENIA
 Non lo curo signore.
 TRITEMIO
                                       Ed io comando
 che tu prenderlo debba. Il ricusarlo
700sarebbe un’insolenza.
 EUGENIA
 Dunque lo prendo per obbedienza.
 Ma vi chiedo perdono,
 non mi piace, nol voglio; a te lo dono.
 LESBINA
 Grazie.
 TRITEMIO
                 Rendilo a me.
 LESBINA
                                             Signor padrone,
705sentite una parola.
 Se la vostra figliuola (A don Tritemio a parte)
 è meco generosa,
 lo fa perché di voi mi brama sposa.
 TRITEMIO
 Lo crederò? (Piano a Lesbina)
 LESBINA
                          Signora,
710non è ver che bramate
 che sposa sia? Con darmi queste gioie,
 confessatelo pur, vostro pensiero
 non è che sia sposa Lesbina?
 EUGENIA
                                                       È vero.
 TRITEMIO
 E tu che dici?
 LESBINA
                            Io dico
715che se il destino amico
 seconderà il disegno,
 le gioie accetto e accetterò l’impegno.
 
    Una ragazza
 che non è pazza
720la sua fortuna
 sprezzar non sa.
 
    Non lo sapete,
 voi m’intendete,
 questo mio core
725si scoprirà.
 
    Anche l’agnella,
 la tortorella
 il suo compagno
 cercando va.
 
 SCENA X
 
 DON TRITEMIO ed EUGENIA
 
 TRITEMIO
730Dunque giacché lo sai, tel dico anch’io,
 è questo il pensier mio.
 Dopo che tu sarai fatta la sposa,
 anch’io mi sposerò questa ragazza.
 Piangi? Sospiri? E che sei forse pazza?
735Son stanco di soffrirti.
 Oggi darai la man, s’ha da finire.
 Se sei pazza, non vo’ teco impazzire. (Parte)
 EUGENIA
 Pazza a ragion mi chiama
 il genitor crudele,
740se in faccia al mio fedele, al mio diletto,
 ho tradito l’affetto,
 per celar follemente in sen l’arcano;
 ed or mi lagno ed or sospiro invano.
 
    Misera, a tante pene
745come resisto, oh dio!
 Il crudo affanno mio
 ah tollerar non so.
 
 SCENA XI
 
 Campagna.
 
 NARDO sonando il chitarrino, poi Rinaldo
 
 NARDO
 
    Amor, se vuoi così,
 quel che tu vuoi farò;
750io m’accompagnerò
 in pace e sanità.
 Ma la mia libertà
 perciò non perderò.
 Penare? Signor no.
755Soffrir, gridare? Oibò.
 
    Voglio cantare,
 voglio sonare,
 voglio godere,
 più che si può.
 
 RINALDO
760Galantuomo, siete voi
 quello che Nardo ha nome?
 NARDO
                                                    Signorsì.
 RINALDO
 Cerco appunto di voi.
 NARDO
                                          Eccomi qui.
 RINALDO
 Ditemi; è ver che voi
 aveste la parola
765da don Tritemio per la sua figliuola?
 NARDO
 Sì signore, l’ho avuta;
 la ragazza ho veduta,
 mi piace il viso bello
 e le ho dato stamane anco l’anello.
 RINALDO
770Sapete voi qual dote
 recherà con tai nozze al suo consorte?
 NARDO
 Ancor nol so.
 RINALDO
                           Colpi, ferite e morte.
 NARDO
 Bagatelle, signor! E su qual banco
 investita sarà, padrone mio?
 RINALDO
775Sul dorso vostro e il pagator son io.
 NARDO
 Buono! Si può sapere
 almen per cortesia
 perché vosignoria
 con generosità
780allo sposo vuol far tal carità?
 RINALDO
 Perché di don Tritemio
 amo anch’io la figliola.
 Perché fu da lei stessa
 la sua fede promessa a me di sposo.
785Perché le siete voi troppo odioso.
 NARDO
 Dite davver?
 RINALDO
                           Non mentono i miei pari.
 NARDO
 E i pari miei non sanno
 per puntiglio sposare il lor malanno.
 Se la figlia vi vuol, prenda pure;
790se mi burla e mi sprezza, io non ci penso.
 So anch’io con la ragion vincere il senso.
 Vi ringrazio d’avermi
 avvisato per tempo.
 Ve la cedo, signor, per parte mia,
795che già di donne non v’è carestia.
 RINALDO
 Ragionevole siete
 giustamente dal popolo stimato,
 filosofo chiamato con ragione,
 superando sì presto la passione.
800Voi l’avete ceduta. A don Tritemio
 la cosa narrerò tutta com’è.
 E se contrasta avrà da far con me. (Parte)
 
 SCENA XII
 
 NARDO e LESBINA
 
 NARDO
 Pazzo sarei davvero,
 se a costo d’una lite,
805se a costo di temere anco la morte,
 procurar mi volessi una consorte.
 Amo la vita assai,
 fuggo se posso i guai,
 bramo sempre la pace in casa mia
810e non intendo altra filosofia.
 LESBINA
 Sposo, ben obbligata,
 m’avete regalata;
 anch’io, quando potrò,
 qualche cosetta vi regalerò.
 NARDO
815No no, figliola cara,
 dispensatemi pur da tal finezza.
 Quando ho un poco di bene, mi consolo
 ma quel poco di ben lo voglio solo.
 LESBINA
 Che dite? Io non v’intendo.
 NARDO
                                                    Chiaramente
820dunque mi spiegherò.
 Siete impegnata, il so, con altro amico;
 e a me di voi non me n’importa un fico.
 LESBINA
 V’ingannate, lo giuro, e chi è codesto
 con chi di me si crede
825impegnata la fede?
 NARDO
                                      È un forestiero
 che mi par cavaliero,
 giovane risoluto, ardito e caldo.
 LESBINA
 Ora intendo il mister, sarà Rinaldo.
 Credetemi v’inganna,
830vostra sono, il sarò, ve l’assicuro,
 a tutt’i numi il giuro,
 non ho ad alcuno l’amor mio promesso.
 Son ragazza e ad amar principio adesso.
 NARDO
 E pure in questo loco,
835tutto amor, tutto foco,
 sostenne il cavaliero
 che voi siete sua sposa.
 LESBINA
                                             Ah non è vero.
 Di mendace e infedel non vo’ la taccia.
 Lo sosterrò di tutto il mondo in faccia.
840Qualch’error vi sarà, lo protesto.
 Tenero cuore onesto
 per voi serbo nel petto;
 ardo solo per voi di puro affetto.
 NARDO
 (Impossibile par ch’ella m’inganni).
 LESBINA
845Giovane sono d’anni
 ed ho cervel che basta e so ben io
 che dividersi ancor non può il cuor mio.
 Voi siete il mio sposino
 e se amico il destino a voi mi dona
850anco un re lascerei con la corona.
 NARDO
 S’ella fosse così...
 LESBINA
                                  Così è purtroppo.
 NARDO
 Dunque mi amate?
 LESBINA
                                       Sì, v’amo di core.
 NARDO
 Siete l’idolo mio.
 LESBINA
                                  Siete il mio amore.
 
 SCENA XIII
 
 LENNA e detti
 
 LENA
 Signor zio, signor zio, che cosa fate?
855Lontano discacciate
 colei che d’ingannarvi ora s’impegna,
 d’essere vostra sposa non è degna.
 LESBINA
 (Qualche imbroglio novello).
 NARDO
                                                       Ha forse altrui
 data la fé di sposa?
 LENA
                                      Eh signor no,
860quel ch’io dico lo so per cosa vera.
 Ella di don Tritemio è cameriera.
 LESBINA
 (Ah maledetta!)
 NARDO
                                 È ver quel ch’ella dice? (A Lesbina)
 LESBINA
 Ah misera infelice!
 Compatite se tanto
865amor mi rese ardita.
 Finsi il grado, egli è ver, perché v’adoro;
 per voi languisco e moro,
 confesso il mio fallire;
 ma voglio essere vostra, oppur morire.
 NARDO
870(Poverina!)
 LENA
                         Vi pare
 che convenga sposare
 a un uom come voi femmina tale?
 NARDO
 Non ci vedo alcun male.
 Per me nel vostro sesso
875serva o padrona sia tutt’è lo stesso.
 LESBINA
 Deh per pietà donate
 perdono all’error mio.
 NARDO
 Se mi amate di cor, v’adoro anch’io.
 Per me sostengo e dico,
880ed ho la mia ragione,
 che sia la condizione un accidente;
 sposare una servente
 che cosa importa a me se bella e buona?
 Peggio assai se è cattiva una padrona.
 
885   Se non è nata nobile,
 che cosa importa a me?
 Di donna il miglior mobile
 la civiltà non è.
 Il primo è l’onestà,
890secondo è la beltà,
 il terzo è la creanza,
 il quarto è l’abbondanza,
 il quinto è la virtù
 ma non si usa più.
 
895   Servetta graziosa
 sarai la mia sposa.
 Sarai la vezzosa
 padrona di me.
 
 SCENA XIV
 
 LESBINA e LENA
 
 LENA
 Mio zio ricco sfondato
900non si puole scordar che vile è nato.
 LESBINA
 Signora, mi rincresce
 che ella sarà nipote
 d’una senza natali e senza dote.
 LENA
 Certo che il zio poteva
905maritarsi con meglio proprietà.
 LESBINA
 Che nella nobiltà
 resti pregiudicato
 certamente è un pecato. Imparentarmi
 arrossire dovrei
910con una contadina come lei.
 LENA
 Son contadina, è vero.
 Ma d’accasarmi spero
 con un uomo civil, poiché del pari
 talor di nobiltà vanno i denari.
 LESBINA
915Udite, ho una novella
 d’un somar che solea
 con pelle di leone andar coperto
 ma poi dal suo raggiar l’hanno scoperto.
 Così voi vi coprite
920talor con i denari
 ma siete nel parlar sempre somari. (Parte)
 
 SCENA XV
 
 LENA sola
 
 LENA
 Se fosse in casa mia
 questa signora zia, confesso il vero,
 non vi starei con essa un giorno intero.
925Sprezza la contadina,
 vuol far da cittadina
 perché nata in città per accidente,
 perché bene sa far l’impertinente.
 E pur quando ci penso
930bella vita è la nostra ed onorata,
 sono alla sorte ingrata,
 allor che mi lamento
 d’uno stato rippien d’ogni contento.
 
    La pastorella al prato
935col gregge se ne va,
 coll’agnellino allato
 cantando in libertà.
 
    Se l’innocente amore
 gradisce il suo pastore
940la bella pastorella
 contenta ognor sarà.
 
 SCENA XVI
 
 Camera in casa di don Tritemio.
 
 DON TRITEMIO e LESBINA
 
 TRITEMIO
 Che ardir, che petulanza!
 Questo signor Rinaldo è un temerario.
 Gli ho detto civilmente
945ch’Eugenia è data via,
 egli viene a bravarmi in casa mia.
 LESBINA
 Povero innamorato,
 lo compatisco.
 TRITEMIO
                             Brava,
 lo compatisci?
 LESBINA
                             Anch’io
950d’amor provo il desio,
 desio però modesto,
 e se altrui compatisco egli è per questo.
 TRITEMIO
 Ami ancor tu, Lesbina?
 LESBINA
                                             Da quest’occhi
 lo potete arguire.
 TRITEMIO
955Ma chi?
 LESBINA
                  Basta... (Guardando pietosamente don Tritemio)
 TRITEMIO
                                  Ma chi? (Amoroso)
 LESBINA
                                                   Nol posso dire. (Mostrando di vergognarsi)
 TRITEMIO
 Eh t’intendo furbetta;
 basta, Lesbina, aspetta
 che Eugenia se ne vada
 a fare i fatti suoi
960ed allor pensaremo anco per noi.
 LESBINA
 Per me come per lei
 si potrebbe pensar nel tempo istesso.
 TRITEMIO
 Via, pensiamoci adesso.
 Quando il notaro viene,
965ch’ho mandato a chiamar per la figliola,
 farem due cose in una volta sola.
 LESBINA
 Ecco il notaro appunto;
 e vi è Nardo con lui.
 TRITEMIO
                                       Vengono a tempo.
 Vado a prender Eugenia e in un momento
970farem due matrimoni e un istrumento. (Parte)
 
 SCENA XVII
 
 LESBINA, poi NARDO e CAPOCCHIO notaro. Poi DON TRITEMIO
 
 LESBINA
 Oh, se sapessi il modo
 di burlar il patron, far lo vorrei.
 Basta, m’ingegnerò;
 tutto quel che so far, tutto farò.
 NARDO
975Lesbina, eccosi qui; se don Tritemio
 ci ha mandati a chiamar perch’io vi sposi
 lo farò volentier ma non vorrei
 che vi nascesse qualche parapiglia,
 qualche imbroglio novel tra serva e figlia.
 LESBINA
980La cosa è accomodata.
 La figliuola sposata
 sarà col cavalier, che voi sapete,
 ed io vostra sarò, se mi volete.
 NARDO
 Don Tritemio dov’è?
 LESBINA
                                         Verrà a momenti.
985Signor notaro intanto
 prepari bello e fatto
 per un paio di nozze il suo contratto.
 CAPOCCHIO
 Come? Un contratto solo
 per doppie nozze? Oibò.
990Due contratti farò, se piace a lei,
 che non vuo’ dimezzar gl’utili miei.
 LESBINA
 Ma facendone un solo
 fate più presto e avrete doppia paga.
 CAPOCCHIO
 Quand’è così, questa ragion m’appaga.
 NARDO
995Mi piace questa gente,
 della ragione amica,
 ch’ama il guadagno ed odia la fatiga.
 LESBINA
 Presto dunque, signore,
 finché viene il patrone
1000a scriver principiate.
 CAPOCCHIO
 Bene, principierò;
 ma bene che ho da far?
 LESBINA
 Scrivete, io detterò.
 CAPOCCHIO
 
    In questo giorno, etcaetera
1005dell’anno mille, etcaetera
 promettono, si sposano...
 I nomi quali sono? (A Lesbina)
 
 LESBINA
 
 I nomi sono questi...
 (Oimè vien il padron).
 
 TRITEMIO
1010Ehi, Lesbina.
 LESBINA
                            Signore.
 TRITEMIO
 Eugenia non ritrovo.
 Sai tu dov’ella sia?
 LESBINA
                                     No certamente.
 TRITEMIO
 Tornerò a ricercarla immantinente.
 Aspettate un momento,
1015signor notaro.
 LESBINA
                             Intanto
 lo facio principiare. Io detto, ei scrive.
 TRITEMIO
 Benissimo.
 NARDO
                        La sposa
 non è Lesbina? (A Tritemio)
 LESBINA
                                Certo;
 le spose sono due.
1020Una Eugenia si chiama, una Lesbina,
 con una scriturina
 due matrimoni si faranno, io spero;
 non è vero, padrone?
 TRITEMIO
                                         È vero, è vero. (Parte)
 LESBINA
 Presto signor notar, via seguitate.
 NARDO
1025Terminamo l’affar.
 CAPOCCHIO
                                      Scrivo, dettate.
 
    In questo giorno, etcaetera
 dell’anno mille, etcaetera
 promettono, si sposano...
 I nomi quali sono?
 
 LESBINA
 
1030I nomi sono questi:
 Eugenia con Rinaldo
 dei conti di Pancaldo.
 
 NARDO
 
 Dei Trottoli Lesbina
 con Nardo Ricottina.
 
 CAPOCCHIO
 
1035Promettono... si sposano...
 La dote qual sarà?
 
 LESBINA
 
    La dote della figlia
 saranno mille scudi.
 
 CAPOCCHIO
 
 Eugenia mille scudi
1040pro dote cum etcaetera.
 
 NARDO
 
 La serva quanto avrà?
 
 LESBINA
 
 Scrivite; della serva
 la dote eccolla qua.
 
    Due mani assai leste
1045che tutto san far.
 
 NARDO
 
 Scrivite; duemilla
 si puon calcolar.
 
 LESBINA
 
    Un occhio modesto,
 un animo onesto.
 
 NARDO
 
1050Scrivite; seimilla
 lo voglio apprezzar.
 
 LESBINA
 
    Scrivete; una lingua
 che sa ben parlar.
 
 NARDO
 
 Fermate; cassate,
1055tremilla per questo
 ne voglio levar.
 
 CAPOCCHIO
 
    Duemilla, seimilla,
 battuti tremilla,
 saran cinquemilla...
1060ma dite di che...
 
 LESBINA, NARDO A DUE
 
 Contenti ed affetti,
 diletti per me.
 
    Ciascuno lo crede,
 ciascuno lo vede
1065che dote di quella
 più bella non v’è.
 
 TRITEMIO
 
    Corpo di satanasso!
 Cieli, son disperato!
 Ah! M’hanno assassinato.
1070Arde di sdegno il cor.
 
 LESBINA, NARDO A DUE
 
    Il contrato è bello e fatto.
 
 CAPOCCHIO
 
 Senta, senta, mio signor.
 
 TRITEMIO
 
    Dove la figlia è andata?
 Dove me l’han portata?
1075Empio Rinaldo, indegno,
 perfido rapitor.
 
 CAPOCCHIO
 
    Senta, senta, mio signor.
 
 TRITEMIO
 
 Sospendete. Non sapete?
 Me l’ha fatta il traditor.
 
 LESBINA
 
1080   Dov’è Eugenia?
 
 TRITEMIO
 
                                   Non lo so.
 
 NARDO
 
 Se n’è ita?
 
 TRITEMIO
 
                       Se n’andò!
 
 CAPOCCHIO
 
 Due contratti?
 
 TRITEMIO
 
                              Signor no.
 
 CAPOCCHIO
 
    Casso Eugenia cum etcaetera
 non sapendosi etcaetera
1085se sia andata o no etcaetera.
 
 TUTTI
 
    Oh che caso, oh che aventura!
 Si sospenda la scritura,
 che dopoi si finirà.
 
    Se la figlia fu involata,
1090a quest’ora è maritata.
 E presente la servente
 quest’ancor si sposerà.
 
 Fine dell’atto secondo