Lo frate ’nnamorato, libretto, Napoli, De Bejase, 1734

 ATTO TERZO
 
 SCENA PRIMMA
 
 Vannella a lo barcone
 
 VANNELLA
 Nnevina comme passa
1255chillo povero viecchio. Lo scasato
 buono s’è stroppeato, e nce ave avuto
 corpa chillo pazzone de lo figlio.
 Sciù sciù parea no smostro! L’aggio ditto
 a le ssegnure, e ccontra de lo zio
1260uh che te stanno a ffare:
 perché le bo co cchille annegrecare.
 
 SCENA II
 
 Cardella porzì a lo barcone, po Carlo pe strata e Don Pietro da la casa
 
 CARDELLA
 Pe ccavosa d’Ascanio mo sbattagliano
 la segnora, lo viecchio, e cchillo lammia
 de Don Pietro pe ttierzo. Uh uh che mbruoglio!
 VANNELLA
1265Vecco chi mette affietto a cquanto faccio,
 e a cquanto dico. Parlà no nce voglio.
 CARLO
 Il signor Marcaniello
 cred’io che passi mal; fu la disgrazia
 molto per lui cattiva.
 VANNELLA
                                         Oh lo segnore.
 DON PIETRO
1270Io son tutto furore. Ascanio indegno,
 mescridente sorella!
 CARLO
                                        Ecco Don Pietro.
 CARDELLA
 Uh chillo è sciso.
 VANNELLA
                                 E ancora sta conciato.
 Che pporcaria!
 DON PIETRO
                               Ma ve’ ch’empio malnato!
 Mi corbellava, e steva a far del matto;
1275e cco Nena m’ha fatto
 tenì na mula a ccurto bella e bona.
 Io lo truciderò... Ma qui sta lei? (S’addona de Carlo)
 CARLO
 Qui a servirla. Non scriva a mia mancanza,
 se d’inchinarla il debito non fei:
1280io vi vidi pensoso, e disturbare
 i suoi pensier stimai mala creanza.
 DON PIETRO
 Oh lei l’abbruci.
 CARLO
                                 Or mio dovere adempio.
 DON PIETRO
 Non occorre.
 CARLO
                          Son qui per confermarmi,
 per contestarmi... Più: per vincolarmi
1285nella mia servitù.
 DON PIETRO
 Basta, basta, monsú.
 VANNELLA
                                        (Ah mo accommenzano).
 CARDELLA
 (Già se mettono nspesa).
 CARLO
                                                Ella è turbata:
 perché?
 DON PIETRO
                  Son guai a cofani.
 CARLO
                                                    Che guai?
 DON PIETRO
 Lei sappia...
 CARLO
                          Oh scusi. Lei non mi direbbe
1290pria come passa il signor padre?
 DON PIETRO
                                                             Sì.
 Ei sta così così... Il piede alquanto...
 Basta: il mal non è grave.
 CARLO
                                                 Or godo tanto!
 DON PIETRO
 Or sappia...
 CARLO
                         Eh compatisca,
 se ’l primiero discorso io gl’interruppi.
 DON PIETRO
1295Oh! Non importa.
 CARLO
                                    Fu l’affetto grande,
 c’ho al signor padre.
 DON PIETRO
                                        Oh! già si vede.
 CARLO
                                                                       Io penso
 che mi compatirà.
 DON PIETRO
                                    Oh! non ne parli.
 CARLO
 Mi farà quest’onore.
 DON PIETRO
                                        Oh! l’è padrone.
 CARLO
 Sarò da lei scusato.
 DON PIETRO
1300O mmalora! M’ha lei assassinato.
 (Mo schierchio vi).
 VANNELLA
                                      (Chist’è lo cunto justo
 de stammatina).
 CARDELLA
                                  (Bene mio: che gusto!)
 CARLO
 Signor Don Pietro, ei par...
 DON PIETRO
                                                   Sto flatizzante,
 per ciò non m’interrompa or, ch’io trascorro.
 CARLO
1305Dica pur.
 DON PIETRO
                     Nina, e Nena, e Nena, e Nina
 so invaghite d’Ascanio, e Ascanio toppa
 lo galant’ommo a ttutte doje: na botta
 dace a lo chirchio, e n’autra a lo tompagno.
 CARLO
 Ahi ch’ascolto?
 DON PIETRO
                              Di più. Luggrezia poi
1310sta co Ascanio incappata.
 CARLO
                                                Oh Dio!
 DON PIETRO
                                                                 Ma quella
 è da questo scacciata.
 VANNELLA
                                          (Ora sto mbruoglio
 no lo sapeva ancora).
 CARLO
                                         E ciò sapete
 voi ben?...
 DON PIETRO
                      For bien: il padre
 ha scoperta l’imbroglia.
 CARLO
                                              Ei questo forse
1315conferirmi dovea?
 DON PIETRO
                                     Sì questo.
 CARLO
                                                          Adunque
 che far da noi si dè?
 DON PIETRO
 Che far? Ci gratterem noi ambi e tre.
 CARDELLA
 (Gh’è la meglio de tutte).
 CARLO
                                                 Io penserei
 ben al rimedio.
 DON PIETRO
                               E a qual?
 CARLO
                                                   Per questa sera
1320le nozze stringerei.
 DON PIETRO
                                     Bravo! Lei pensa
 come un demonio.
 CARLO
                                     Veda:
 la via più breve è questa.
 DON PIETRO
 Ogni doglia di testa
 così si leverebbe. Oh ben. Son pronto.
 CARLO
1325Ma il signor Marcaniello?
 DON PIETRO
                                                 Va a mio conto.
 CARLO
 Preparar mi poss’io dunque a i contenti?
 DON PIETRO
 Guì guì monseù, saremo al fin parenti. (S’abbracciano)
 CARDELLA
 (Cca se corre: avesammo la segnora).
 VANNELLA
 (A le ppatrune io voglio dì lo ttutto).
 
 A DUE
1330(No guajo chisto po essere assaje brutto). (Traseno)
 CARLO
 
    Degno al fin di un tanto onore
 per mia sorte io già sarò.
 Chi mai può
 più felice esser di me?
 
1335   Sarà al fin contento il core,
 e fia pago il mio desire.
 Già martire
 nel mio petto più non v’è. (E sse nne va facenno ceremonie nziemo co Don Pietro)
 
 SCENA III
 
 Nina e ppo Nena da la casa
 
 NINA
 Io vo col zio finirla... egli andò via.
1340Or sì sua tirannia è di tal sorte,
 che soffrir non si può.
 NENA
                                           Dov’è quel crudo,
 che concertar pensò la nostra morte?
 NINA
 Egli partì.
 NENA
                      Per questa sera dunque
 già verranno ad effetto
1345nozze si abominevoli?
 NINA
                                           Ah dispetto!
 Ma avrò spirito, avrò cor; stringerò il ferro,
 sì sì il ferro, e quel folle,
 ch’osa toccar mia destra,
 scorgerà che sa far donna adirata.
 NENA
1350Oprare anch’io saprò da disperata.
 NINA
 Nina sposa ad un vecchio? Ah no. Non sia.
 NENA
 Nena ad un matto sposa? Eh ch’è follia.
 NINA
 Non a lui, non ad altri
 l’amoroso desio
1355volger saprò giammai.
 NENA
 Non ei, non altri mai
 potrà farmi svegliar nel petto amore.
 A DUE
 Sol d’Ascanio è il mio core.
 NINA
 Pensi ad Ascanio ancor?
 NENA
                                               Ancor Ascanio
1360non obliasti?
 NINA
                           E speri
 da lui mercé?
 NENA
                            Da lui mercé tu attendi?
 NINA
 Né mercé, né pietà; ma acciocché vana
 sia tua speranza ancor, miei detti intendi.
 
    Suo caro, e dolce amore
1365fida serbai nel core,
 e ’l serberò costante;
 né per avversa sorte
 tempre mai cangerò.
 
    Preda di morte ancora,
1370ombra vagante ognora
 intorno a lui sarò.
 
 SCENA IV
 
 Nena
 
 NENA
 Ahi quanto è ver, che di costei l’amore
 la mia speranza uccide!
 Ma di me più infelice ove si vide?
1375Amo, e desio d’esser riamata amando:
 così al mio male aver consuolo io penso.
 Pur son riamata, e pure
 consuol non ho, né trovo al mal compenso.
 
    A un’alma innamorata
1380sempr’è nemico amore:
 o armato è di rigore,
 o colmo è di pietà.
 
   Quell’alma è sol beata,
 che a un mostro sì crudele
1385fedele esser non sa.
 
 SCENA V
 
 Ascanio
 
 ASCANIO
 A ddò vao? dove stongo?
 che rresorvo? che ffaccio? Ah! ca mme sento
 de chell’affritte into a le rrecchie ancora
 le buce, e lo lamiento: e cchisto affanno,
1390e cchillo, che mme dà la passeone,
 provà mme fanno agnora
 de la morte li spaseme, e le ppene.
 Addo vao? dove stongo?
 che rresorvo, che ffaccio, affritto mene!
 
1395   Chi dà pace, chi dà carma
 a cchest’arma?
 Sento dire: no nc’è ppace,
 no nc’è ccarma cchiù ppe tte.
 
 SCENA VI
 
 Luggrezia da la casa, e lo stisso
 
 LUGGREZIA
 Oh tu cca staje? Te do na bella nova,
1400ch’aggio mo propio ntesa. Pe stasera
 già co lo gnore Nina,
 e cco fratemo Nena ha da sposare,
 e io co lo si Carlo. Ah? che te pare?
 Non respunne? te mute de colore?
 ASCANIO
1405Comme... che ddice?... O Dio!
 Già mme leva lo sciato lo dolore.
 LUGGREZIA
 No ll’aje sentuto? Torno a ddirlo?
 ASCANIO
                                                               Ah none:
 ca troppo ll’aggio ntiso. E ssarrà bero?
 E ll’aggio da vedere, e dda soffrire?
1410Ajemme... comme... mme sento io già mmorire.
 LUGGREZIA
 Nemmico de te stisso, e non te cure
 de provare st’affanno,
 pe d’essere co mme cossì teranno!
 
 SCENA VII
 
 Marcaniello da la casa co uno, che l’appoja, e cco n’auto, che pporta na seggia
 
 MARCANIELLO
 Portate cca sta seggia,
1415ca voglio stare cca: co lo sta ncoppa,
 m’abbenceno li frate.
 LUGGREZIA
                                          (O Dio! lo gnore!)
 MARCANIELLO
 E tu lloco che ffaje co sso mercante?
 Comme...
 LUGGREZIA
                     Io stea cca...
 MARCANIELLO
                                             Forfante...
 Accossì tu me ntienne? Saglie ncoppa.
 LUGGREZIA
1420Sentite...
 MARCANIELLO
                    Saglie ncoppa t’aggio ditto.
 LUGGREZIA
 O morte!
 MARCANIELLO
                    Ah! sto accossì, tu aje raggione:
 ca, si no, te vorria...
 LUGGREZIA
                                      Ora fuje meglio
 pe na vota arrossire,
 che cciento mpalledire. Non accorre,
1425gnore, che strepetate;
 mme potite scannare,
 ch’Ascanio da sto core non levate.
 
    Ch’io mm’aggia da scordare
 de chillo bello fato,
1430no lo sperate, no.
 Ammore accossì bo;
 e cchisto core mio
 o Dio! non sa che ffa.
 
    E pprimma de lassare
1435chi è la ggioja mia,
 io mme contentarria
 la morte sopportà.
 
 SCENA VIII
 
 Marcaniello ed Ascanio
 
 MARCANIELLO
 Senta uscia comme parlano sperlito
 le ffegliole de mo! Ma va vattenne,
1440ca t’agghiust’io. E ttu, sio galantommo,
 tutto sso scuoglio tiene ncuorpo?
 ASCANIO
                                                             Gnore
 (ca chiammà te nce pozzo), giacché state
 ntiso de li guaje mieje, ve preo, ve suppreco
 autro non fa, che averenne piatate.
 MARCANIELLO
1445Pietà? comme? Tu faie lo mpigno mio,
 e aje tanto ardire... uh ca te voglio accidere.
 ASCANIO
 Accediteme; ed io da mo la mano
 ve vaso, ca favore mme farrite.
 MARCANIELLO
 No nce vonno partite. Schitto penza
1450a llevarte da capo
 ss’ammore pazzo.
 ASCANIO
                                   Ajemmè che stellettate!
 MARCANIELLO
 Comme? Che ddice?
 ASCANIO
                                         O Dio, gnore, pietate.
 Chello, che mmo mme cirche,
 s’io schitto penzo de lo ffa, già manco,
1455già sudo friddo, e ggià so ttutto jelo;
 chisto è lo stato mio,
 chiste so li guaje mieie, cheste le ppene.
 MARCANIELLO
 Chisto sarrà deaschence pe mmene.
 ASCANIO
 
    Vorria poterme sciogliere,
1460ma no lo ppozzo fa.
 Mme sento ll’arma spartere,
 sento mancà lo core. Ah chisto è affanno!
 
    Io mmiezo a ttanta guaje
 songo costritto a cchiagnere;
1465aggene tu piatà.
 Ca si piatà non n’aje, si no terranno.
 
 SCENA IX
 
 Marcaniello e ppo Don Pietro
 
 MARCANIELLO
 Chillo lla mm’ave fatto ntennerire.
 Per autro è ddigno de piatà. Sacc’io
 ll’essere nnammorato che bo dire.
 DON PIETRO
1470Allegraman, allegraman, mon pere.
 Son io a lei furiere
 di belle nuove. Matrimonieremo
 per questa sera. Allegraman, mon pere.
 MARCANIELLO
 O maro te! Io aggio gran paura,
1475che pe ttutta stasera te ncatenano.
 DON PIETRO
 Che ffoss’io mattarello?
 MARCANIELLO
                                              E cco ssa facce
 parle de matremmonio?
 DON PIETRO
                                               Questa faccia
 ha fatto rivoltà Capo di Monte.
 MARCANIELLO
 Te lo ccreo: nn’aje avuto allucche, e fische.
 DON PIETRO
1480Fischi? allucchi? È bugia: uomini e donne,
 per potermi mirare han fatto a punia:
 chi di qua, chi di là; io però, intrepido,
 passato me ne son, tisico e musico.
 MARCANIELLO
 (Via è gghiuto).
 DON PIETRO
                                Or parliamo un po’ sul sodo.
1485Conciasiacosacché da me già seppe
 il sior Carlo ogni ntrico; acciò si levino
 tanta dicomi, e dissiti, sta sera
 stringer brama le nozze. Io so già lesto,
 è lesto lui, per esser lesto lei,
1490bisognerà che i piedi vel permettano.
 MARCANIELLO
 Besognarrà lo cancaro te roseca.
 DON PIETRO
 Ma la podagra...
 MARCANIELLO
                                Che podagra, bestia?
 Se site leste vuje, io so llestissemo.
 Vide te... (S’auza, e non potendose mantenè mpiede va pe ccadere, e Don Pietro lo mantene)
 DON PIETRO
                     Chià chià chià. Cascar volete. (Lo fa assettare)
 MARCANIELLO
1495(Mannaggia!)
 DON PIETRO
                             Fate il potta, e non potete.
 
 SCENA X
 
 Nina e Nena a lo barcone, e li ditte
 
 NINA
 Nena, lasciami andar.
 NENA
                                           Tu dunque...
 NINA
                                                                     Oh taci.
 Mira un po’ i nostri sposi.
 NENA
                                                  O vaga coppia!
 DON PIETRO
 (Spirito, signor padre; ecco le spose).
 MARCANIELLO
 (Mme potesse sosì no pocorillo).
 DON PIETRO
1500(Sforzateve).
 MARCANIELLO
                           (Ah ca pozzo). (Se sose)
 DON PIETRO
                                                       (Bravo bravo.
 Accostammonce lla chiano chianillo).
 NINA
 (Vengono a noi).
 NENA
                                  (Sen torneran confusi).
 DON PIETRO
 Finalmente placata ogni tempesta,
 già per nostro conforto, (A Nena)
1505per questa sera arriveremo al porto. (A Nina)
 MARCANIELLO
 (Io mo cado). (a Don Pietro)
 DON PIETRO
                             (Coraggio: mantenite). (A Marcaniello)
 Cred’io, ca no starrite
 più ammossate con noi. (A Nina e a Nena)
 MARCANIELLO
 (Io mo cado, deavolo).
 DON PIETRO
1510(Mantenite mmalora).
 
 SCENA XI
 
 Cardella e Vannella da le ccase
 
 CARDELLA
 (Uh... voglio sta a ssentì).
 VANNELLA
                                                 (Cca stanno chisse?)
 NENA
 Questa sera voi dunque a me verrete
 per toccarmi la mano? (A Don Pietro)
 DON PIETRO
                                             Avrò l’onore.
 NINA
 E questa sera voi m’impalmerete. (A Marcaniello)
1515Non è così?
 MARCANIELLO
                        Mm’attoccarrà sta sciorte.
 (Io mo mme jetto).
 DON PIETRO
                                      (Ah cano! State forte).
 NENA
 Matto balordo, e non avrai rossore
 di venir con quel volto?
 NINA
 Vecchio schifoso, e non avrai vergogna
1520di venir così infermo?
 NENA
 Mirate che sposin!
 NINA
                                     Guarda sposetto!
 NENA
 T’aspetto, vieni.
 NINA
                                Vieni, ch’io t’aspetto.
 DON PIETRO
 Come, mio bene...
 NENA
                                    Va, attendi a imbellettarti. (Trase)
 MARCANIELLO
 Donca osseria...
 NINA
                                Va, pensa un po a curarti. (Trase)
 
 SCENA XII
 
 Marcaniello, Don Pietro, Vannella e Cardella
 
 VANNELLA
1525(Se ll’hanno ’ntesa bona).
 CARDELLA
 (Fuie bella la canzona).
 MARCANIELLO
                                             Ajuto, ajuto,
 ch’io già sconocchio.
 CARDELLA
                                        Chiano bene mio.
 Sedite. (Accosta la seggia e Marcaniello s’assetta)
 DON PIETRO
                  Sedie a me: sconocchio anch’io.
 VANNELLA
 Nce nn’è una cca bascio. (Trase dinto a la casa soia)
 CARDELLA
                                                Facite armo,
1530si Don Piè; volite acqua?
 VANNELLA
                                                Te: assettateve. (Esce na seggia, e Don Pietro s’assetta)
 Comme fuje? Comm’è stato?
 DON PIETRO
 Inudita disgrazia!
 MARCANIELLO
                                    Io so arroienato.
 CARDELLA
 Via allegramente su, via, ca stasera
 s’ha da saglì a la zita.
 DON PIETRO
1535Saliremo alle forche.
 VANNELLA
                                        (Chesta è bella).
 CARDELLA
 Comme no?... Perché ride, ne Vannella?
 VANNELLA
 Rido, ca sti segnure
 tu staje a ddelleggiare.
 CARDELLA
 Le buoje tu cosseare
1540co sta resella.
 VANNELLA
                           A mme? Vi che ttrammera!
 CARDELLA
 Io trammera? Aje cchiù ttramme, e cchiù malizie,
 che non so ffrunne a st’arvole!
 VANNELLA
 Uh chi parla! Chi è cchiena de trestizie.
 CARDELLA
 Ma non faccio la nzemprece.
 VANNELLA
1545Ma io non so sfacciata.
 MARCANIELLO
 Che cos’è sta bajata? Via fenite.
 DON PIETRO
 No: serve a ristorarci. Dite dite.
 CARDELLA
 Tutta mm’è mmusse, e ppicce.
 VANNELLA
 Tutta mm’è smorfie, e sturce.
 CARDELLA
1550Che ssinghe accisa.
 VANNELLA
                                      Mpesa.
 CARDELLA
 Strascenata.
 VANNELLA
                          Scannata.
 CARDELLA
 Va a ppesta, schefenzosa.
 VANNELLA
 Va a la forca, moccosa.
 CARDELLA
 Zantraglia.
 VANNELLA
                       Pettolella.
 CARDELLA
1555Birbante.
 VANNELLA
                     Lazzarella.
 CARDELLA
 Scalorcia.
 VANNELLA
                     Brutta fatta.
 CARDELLA
 E ttu nne vuoje.
 VANNELLA
                                E ttu vuoje, ch’io te vatta. (Vanno pe se da de mano, ma Don Pietro le sparte)
 MARCANIELLO
 O descenzo v’afferra.
 DON PIETRO
                                         Piano, piano.
 Parlate, e state sode co lle mmano.
 CARDELLA
1560Aje gran fortuna.
 VANNELLA
                                  Non è ttiempo mone.
 MARCANIELLO
 Via saglietenne ncoppa. (A Cardella)
 DON PIETRO
                                               Via si plachi. (A Vannella)
 CARDELLA
 Va, ca nziemo sarrimmo.
 Si non te voglio... Ah! va nce vedarrimmo.
 VANNELLA
 
    Nce vedarrimmo gnorsì gnorsì,
1565Non mme fa filo ss’ammenacciare.
 Co cchi te cride d’avè che ffare?
 Nce vedarrimmo, ched’è? ched’è?
 
    Ssì zerolille, ssì recciolille
 te le sdellanzo, te le spetaccio.
1570Si tu nce ncappe, io non te faccio
 pe ppiezzo e ppiezzo cchiù bene avè
 
 SCENA XIII
 
 Don Pietro, Marcaniello e Cardella
 
 DON PIETRO
 Ha cacciato gran spirito!
 CARDELLA
                                               Ha raggione;
 nc’ierevo vuje, si no...
 MARCANIELLO
                                          Via via tu n’autra,
 ca si na mpertenente;
1575non se sa che nne vuoje da chella llà.
 DON PIETRO
 Ll’hai presa a ttoreà. Non vi, ca quella
 è una figlia innocente?
 MARCANIELLO
 Si pproprio na mmardetta;
 e lo pparlà co ttico se nce perde.
 DON PIETRO
1580Sei na diavoletta.
 MARCANIELLO
 Staje pe mmettere fuoco all’erva verde.
 CARDELLA
 
    Perché mme strellate?
 Perché ve nfadate
 co mmico accossì?
1585Songo io mpertenente,
 chella è la nnozente!
 Va buono gnorsì.
 Avite raggione,
 besogna ngottà. (Se mette a cchiagnere )
 
1590   Vi addò maje s’è bista
 de chella cchiù ttrista!
 E ddiceno pone...
 Uh uh mme vorria
 ncoscienzia mia
1595mo tutta pesà.
 
 SCENA XIV
 
 Marcaniello e Don Pietro
 
 DON PIETRO
 L’è molto risentita, e biliosa
 quella ragazza.
 MARCANIELLO
                              Chissi cca so llotene;
 parlammo a li guaje nuoste.
 Tu a cchelle llà l’aje ntese?
 DON PIETRO
                                                  Ah! le spietate
1600stanno molto ncocciate.
 MARCANIELLO
                                             E ttu ch’aje ditto
 de matremmonie, e dde stasera?
 DON PIETRO
                                                              Ho detto
 quel che ha detto il sior Carlo.
 MARCANIELLO
 Nzomma a sti matremmonie
 nce cantaie la cevettola.
 DON PIETRO
                                             Mi rido.
1605O la promessa Carlo attennerà,
 o a duello da me si chiamerà.
 Ah, eh, ah, eh. Che crede? (Fa comme terasse de spata)
 MARCANIELLO
                                                   Fa lo pazzo.
 Tu, ca staie frisco; già ll’aje ntesa a Nena.
 DON PIETRO
 E lei l’intese a Nina.
 MARCANIELLO
1610Te la cantaie la vespera.
 DON PIETRO
 Vi cantò il calennario.
 MARCANIELLO
 Ora su no cchiù cchiacchiare... Procura
 de trovà lo si Carlo. A la gabella
 io mo vao chiano chiano, e llà v’aspetto.
 DON PIETRO
1615Vi appoggerò.
 MARCANIELLO
                             Gnernò. (Mo, che non serve,
 mme sento meglio. Ah ppiede tradeture!)
 DON PIETRO
 Badi a no ntroppicar.
 MARCANIELLO
                                          Bada tu a ttene.
 Leva le schierchiarie.
 DON PIETRO
                                          Le leverò.
 MARCANIELLO
 Va t’annetta ssa facce.
 DON PIETRO
                                           Annetterò.
 MARCANIELLO
1620Penza, ch’aje da nzorarte.
 DON PIETRO
                                                 Penzerò.
 MARCANIELLO
 Statte sodo...
 DON PIETRO
                           Starò, dirò, farò...
 padre, m’infracitò.
 MARCANIELLO
                                     Senta osseria!
 Fosse pazzo accossì chillo, che scria.
 
    Vi, ca nce nguaggio,
1625ca tu la cunte;
 vi ca na vota
 pe ttute scunte;
 vi ca la rota
 vaje a botà.
 
1630   Nne sentarraggio
 pena io porzì;
 ma passarrà.
 E accossì,
 core mio bello,
1635sta ncellevriello:
 pe tte nce va.
 
 DON PIETRO
 
    Do do re mi
 mi fa sol la.
 
 SCENA XV
 
 Vannella da la casa e Don Pietro
 
 DON PIETRO
 O scorbutico padre!
 VANNELLA
                                       Io no potette
1640vennecarme co cchella; e mmo nne sento
 n’arraggia nzanetà.
 DON PIETRO
 E questa rabbia quanno passerà?
 VANNELLA
 Be? che ve pare? Songo state ngiurie,
 che mm’ha ditto Cardella?
 DON PIETRO
1645Ah Cardella rubella,
 io ti castigherò. Però mi dia
 un morso adesso, o mia arrabbiata dea:
 che vo arrabbiare io puro.
 VANNELLA
                                                  Sempe state
 vuje co le bburle.
 DON PIETRO
                                  No: brevi momenti
1650meco t’assidi qui: di affari urgenti
 io ti debbo parlar. (Po vao trovanno
 lo si Carlo pescraje).
 VANNELLA
                                        (Vorria co cchisto
 sborearme no poco).
 DON PIETRO
                                        Ancor non siede?
 Seda, e a man dritta, ch’è ccosa d’assenza.
 VANNELLA
1655Io faccio l’obbedienza. (S’assettano)
 DON PIETRO
 Bella, poichè del Fato
 il rigor mmalorato...
 VANNELLA
                                        Eh, nce vedesse
 quaccuno? Vuje sapite,
 ch’all’uommene io non pozzo sta vecina.
 DON PIETRO
1660Non tema, o mia reina: no nc’è nullo,
 che nci pozza smicciar.
 VANNELLA
                                            Secoteggiate.
 DON PIETRO
 Lei parla tosco adesso?
 VANNELLA
                                            Un quanco io creggio
 dillettarmene.
 DON PIETRO
                             Io godo, e secoteggio.
 Già per lunga stagione io smaniai,
1665spasimai...
 VANNELLA
                       Comme? Fuorze
 ebbe doglia di scianco?
 DON PIETRO
                                             Ah non sia mai!
 Spasimai per amor...
 VANNELLA
                                         Piano li corpi
 amore? Marramao!
 Io trascorrer d’amor non sentirebbe,
1670ca mi smarizzarebbe.
 DON PIETRO
                                          Eh senta senta,
 ca sfizio nci avarrà.
 VANNELLA
                                      Dicete; e breve.
 DON PIETRO
 Come breve, se in queste cose forti
 bisogna essere eterno? Or seguitando
 la dolente rubrica; e, per concludere,
1675(giaché l’impon) la tua patrona amai;
 or io... lo dico, o no?
 VANNELLA
                                       Sta titubante?
 E perché?
 DON PIETRO
                      Lo dirò. Mentr’ella ingrata
 è meco, al suo mostaccio,
 io applicar mi vo con la creata.
1680Si turba, si confonde?
 Ha perza la parola, e non risponde?
 VANNELLA
 Signor... Mannaggia!
 DON PIETRO
                                         Parli.
 VANNELLA
 Io non saprei...
 DON PIETRO
                               Forze de’ mali miei
 non ha pietà?
 VANNELLA
                            Vedete...
1685E via signor, che voi un matto sete. (Se sose)
 DON PIETRO
 Ah crudel! Già lo vedo,
 che tu ancora per me hai il cor di smalto.
 VANNELLA
 Che smalto? Lei dicette... (Ah chisto proprio!)
 Tornate a dir...
 DON PIETRO
                              Replicherò l’assalto.
 
1690Io ti dissi, e a dirti torno:
 tu sarai la mia amorosa.
 
 VANNELLA
 
 Non sia mai, mi piglio scorno:
 chesta mo è na brutta cosa.
 
 DON PIETRO
 
 La sgrignosa più non fare.
 
 VANNELLA
 
1695Mme facite vregognare.
 
 DON PIETRO
 
 Via madama, presto su.
 
 VANNELLA
 
 Scusi lei caro monzù.
 
 DON PIETRO
 
 Ah furbetta, viperetta!
 Tu vuoi farmi un po’ arraggià.
 
 VANNELLA
 
1700Forfantello! Zingarello!
 Rossa rossa mi fai fà.
 
 DON PIETRO
 
 Via facciamo un po’ l’amore.
 
 VANNELLA
 
 E chi sape fa l’ammore?
 
 DON PIETRO
 
 Mo te mparo. S’io ti miro,
1705e tu fammi un zennarello.
 
 VANNELLA
 
 Accossì?
 
 DON PIETRO
 
                   O bravo, o bello!
 Tu sospira, s’io sospiro.
 
 VANNELLA
 
 Accossì?
 
 DON PIETRO
 
                   Giusto accossì.
 Dico io poi: mi fai morire.
 
 VANNELLA
 
1710Responn’io: mi fai sperire.
 
 DON PIETRO
 
 Basta, basta: tu si masta,
 e non serve cchiù a mparà.
 
 VANNELLA
 
 (So mparata da quant’ha).
 
 SCENA XVI
 
 Cardella da la casa
 
 CARDELLA
 Io no nce pozzo sta: mme sento friere
1715propio le mmano. Si no la straviso
 a cchella muzzecutola,
 no mm’accojeto propio. (Se sente rommore de spate da dinto)
 Ma che beo? Mara me! Don Pietro e Ascanio
 co le spate. Corrite, aggente, aiuto,
1720corrite, bene mio! (Trase)
 
 SCENA XVII
 
 Carlo e ppo Ascanio
 
 CARLO
 Or crederò ben io,
 ch’ogni noja avrà fin.
 ASCANIO
                                         Sciorte mmardetta.
 Nce sta autro per mme?
 CARLO
                                               Signor Ascanio...
 Ma che fu? che vi accadde?
 ASCANIO
                                                    Lassam’ire.
1725So fferuto a lo vraccio.
 CARLO
                                           Oimè! Osserviamo.
 ASCANIO
 No: lassa.
 CARLO
                     Ritiriamci.
 Qui, dentro al mio cortil.
 ASCANIO
                                                Che ssarria stato
 si friddo nterra mm’avesse lassato. (Trase co Carlo)
 
 SCENA XVIII
 
 Vannella a lo barcone e ppo Luggrezia a la strata
 
 VANNELLA
 Aggio ntiso cca bascio
1730no remmore de spate,
 e Cardella strellà.
 LUGGREZIA
                                   Che nc’è, Vannella?
 Tu staje sbattuta.
 VANNELLA
                                   Sia Luggrezia mia,
 spate arrancate...
 LUGGREZIA
                                  Comme...
 
 SCENA XIX
 
 Cardella, che porta appojato Marcaniello, e li ditte
 
 MARCANIELLO
                                                      Addò so gghiute?
 Cca no nc’è nnullo.
 CARDELLA
                                     Llà mo se teravano.
 MARCANIELLO
1735O figlio pazzo, o arrojenato mene!
 LUGGREZIA
 Che ssarrà? Gnore...
 MARCANIELLO
                                        O figlia!
 VANNELLA
                                                          Io voglio scennere.
 LUGGREZIA
 Cardè, che ccosa è stata?
 CARDELLA
 Don Pietro co la spata contr’Ascanio.
 Ll’avarrà acciso.
 LUGGREZIA
                                Ah negra me! Mo moro.
 MARCANIELLO
1740Non te partì, Cardella:
 appojame. Io so mmuorto.
 CARDELLA
                                                   (Nce voleva
 sto pisemo porzì).
 MARCANIELLO
                                    Sto figlio cano,
 ave da sconquassà la casa mia.
 Mannaggia quanno maje... Uh che dderria.
 
 SCENA XX
 
 Don Pietro e li stisse
 
 DON PIETRO
1745Che so? dove m’inselvo? ove m’intano?
 MARCANIELLO
 Ah frabbuttone, tu ch’aje fatto?
 DON PIETRO
                                                           O padre.
 LUGGREZIA
 Parla: che nn’è d’Ascanio?
 DON PIETRO
                                                  Or varca l’onde,
 cred’io, del nero fiume.
 CARDELLA
                                             Stace frisco,
 comme non fosse niente.
 MARCANIELLO
                                                Non vuoje dire
1750co Ascanio che aje avuto?
 DON PIETRO
 Voleva il malscalzone
 corrivar me con Nela, e lei con Nina;
 l’incontrai, lo sfidai, tirò, tirai.
 Quindi, con suo rossore, e con mia gloria,
1755ei vinto in campo, io vincitor restai.
 
 SCENA URDEMA
 
 Carlo, Ascanio, Nena, Nina e Vannella da la casa; Marcaniello, Don Pietro, Luggrezia e Cardella
 
 CARLO
 Oh signor Marcaniello.
 LUGGREZIA
                                            Uh! vecco Ascanio.
 DON PIETRO
 Ascanio? Padre, addio...
 CARLO
                                              No no, fermate,
 signor Don Pietro: il male è nulla affatto.
 VANNELLA
 È no rascagno.
 CARLO
                              E discoprir ne ha fatto
1760un gran bene per noi. Mi dica in grazia,
 come si trova in suo potere Ascanio? (A Marcaniello)
 MARCANIELLO
 Perché lo bo sapè?
 CARLO
                                     La sua ferita
 volli osservar, e vidi al braccio un segno,
 che Lucio avea, quel piccolo figliuolo,
1765che perdè il mio germano.
 MARCANIELLO
                                                   Io quanno jette
 a Romma, a lo ttornà (creo, ca mo songo
 quase decessett’anne) quanno fuje
 a la Fajola, nterra lla lasciaje,
 e a Nnapole co mmico lo portaje.
 CARLO
1770Ivi il perdè il german: salvando appena
 queste ragazze, allor, che gli convenne
 fuggir da’ masnadieri.
 NINA
                                            Era ei d’etade
 circa a quattr’anni, il padre ne diceva.
 MARCANIELLO
 Gnorsì da lloco jeva.
 NENA
                                        Al collo appesa
1775avea certa medaglia.
 MARCANIELLO
                                        Appunto.
 CARLO
                                                            È desso.
 NENA, NINA A DUE
 O mio dolce fratello.
 ASCANIO
                                        A lo ppassato
 mo penzo. Io v’era FRATE, e ppe sta causa
 de tutte doje stea tanto NNAMMORATO.
 MARCANIELLO
 Nn’aggio gran gusto.
 LUGGREZIA
                                        Chi potea penzarelo?
 VANNELLA
1780Lo munno comme va!
 CARDELLA
                                           Vedite cosa!
 DON PIETRO
 Veramente l’istoria è curiosa.
 ASCANIO
 Gnore (ch’accossì sempe te dderraggio),
 si affetto mm’aje portato, mo astregnimmolo
 co ffa na parentezza:
1785Luggrezia sia la mia,
 e ffacimmo comprita l’allegrezza.
 MARCANIELLO
 Comme? E li matremmonie, ch’avimmo
 co zieto appuntate?
 ASCANIO
                                      E a bbuje mo pareno
 matremmonie da farse?
 CARLO
                                               Ah veramente
1790così è!
 MARCANIELLO
               Ne? E sse faccia.
 LUGGREZIA
                                               O ch’allegrezza.
 NINA, NENA A DUE
 Colma or più che mai son di contentezza.
 CARDELLA
 Ma va buono.
 VANNELLA
                            Mo è gghiusto.
 DON PIETRO
                                                         Il dissi affè,
 che grattar ci dovrem noi ambi e tre.
 NINA, NENA, CARLO
    Su su a le gioje,
1795né mai di noje
 si parli più.
 
 TUTTE L’AUTRE
    Su de contiente
 schitto parlammo,
 né a li trommiente
1800penzammo cchiù.
 
 Scompe ll’Atto Terzo, e la Commeddeja.