L’olimpiade (Pergolesi), libretto, Roma, 1735

 ATTO SECONDO
 
 SCENA PRIMA
 
 Antica deliziosa in parte diroccata e inselvatichita dal tempo.
 
 ARISTEA ed ARGENE
 
 ARGENE
485Ed ancor della pugna
 l’esito non si sa!
 ARISTEA
                                No, bella Argene.
 È pur dura la legge, onde n’è tolto
 d’esserne spettatrici!
 ARGENE
                                         Ah che sarebbe
 forse pena maggior veder chi s’ama
490in cimento sì grande e non potergli
 porger soccorso; esser presente...
 ARISTEA
                                                              Io sono
 presente ancor lontana. Anzi mi fingo
 forse quel che non è. Se tu vedessi
 come sta questo cor! Qui dentro, amica,
495qui dentro si combatte; e più che altrove
 qui la pugna è crudele. Ho innanzi agli occhi
 Megacle, la palestra,
 i giudici, i rivali; io mi figuro
 questi più forti e quei men giusti. Io pruovo
500doppiamente nell’alma
 ciò che or soffre il mio ben: gli urti, le scosse,
 gl’insulti, le minacce... Ah che presente
 solo il ver temerei, ma il mio pensiero
 fa ch’io tema, lontana, il falso e ’l vero.
 ARGENE
505Né ancor si vede alcun. (Guardando per la scena)
 ARISTEA
                                              Né alcuno... Oh Dio! (Turbata)
 ARGENE
 Che avvenne?
 ARISTEA
                             O come io tremo!
 Come palpito adesso!
 ARGENE
                                          E la cagione?
 ARISTEA
 È deciso il mio fato.
 Vedi Alcandro che arriva.
 ARGENE
                                                 Alcandro, ah corri, (Verso la scena)
510consolane, che rechi?
 
 SCENA II
 
 ALCANDRO e dette
 
 ALCANDRO
 Fortunate novelle. Il re m’invia
 nunzio felice, o principessa. Ed io...
 ARISTEA
 La pugna terminò?
 ALCANDRO
                                      Sì; ascolta. Intorno
 già impazienti...
 ARGENE
                                 Il vincitor si chiede. (Ad Alcandro)
 ALCANDRO
515Tutto dirò. Già impazienti intorno
 le turbe spettatrici...
 ARISTEA
                                        Eh ch’io non cerco (Con impazienza)
 questo da te.
 ALCANDRO
                           Ma in ordine distinto...
 ARISTEA
 Chi vinse dimmi sol. (Con sdegno)
 ALCANDRO
                                          Licida ha vinto.
 ARISTEA
 Licida!
 ALCANDRO
                 Appunto.
 ARGENE
                                     Il principe di Creta!
 ALCANDRO
520Sì, che giunse poc’anzi a queste arene.
 ARISTEA
 (Sventurata Aristea!)
 ARGENE
                                          (Povera Argene!)
 ALCANDRO
 O te felice! O quale (Ad Aristea)
 sposo ti diè la sorte!
 ARISTEA
                                       Alcandro parti.
 ALCANDRO
 T’attende il re.
 ARISTEA
                              Parti. Verrò.
 ALCANDRO
                                                       T’attende
525nel gran tempio adunata...
 ARISTEA
 Né parti ancor? (Con sdegno)
 ALCANDRO
                                 (Che ricompensa ingrata!) (Parte)
 
 SCENA III
 
 ARISTEA ed ARGENE
 
 ARGENE
 Ah dimmi, o principessa,
 v’è sotto il ciel chi possa dirsi, oh Dio,
 più misera di me?
 ARISTEA
                                     Sì. Vi son io.
 ARGENE
530Ah non ti faccia amore
 provar mai le mie pene. Ah tu non sai
 qual perdita è la mia, quanto mi costa
 quel cor, che tu m’involi.
 ARISTEA
                                                E tu non senti,
 non comprendi abbastanza i miei tormenti.
 
535   Grandi, è ver, son le tue pene;
 perdi, è ver, l’amato bene;
 ma sei tua; ma piangi intanto;
 ma domandi almen pietà.
 
    Io dal fato, io sono oppressa.
540Perdo altrui; perdo me stessa;
 né conservo almen del pianto
 l’infelice libertà. (Parte)
 
 SCENA IV
 
 ARGENE e poi AMINTA
 
 ARGENE
 E trovar non poss’io
 né pietà, né soccorso.
 AMINTA
                                         Eterni dei!
545Parmi Argene colei.
 ARGENE
                                       Vendetta almeno, (Vuol partire)
 vendetta si procuri.
 AMINTA
                                       Argene, e come
 tu in Elide? Tu sola?
 Tu in sì ruvide spoglie?
 ARGENE
                                              I neri inganni
 a secondar del prence
550dunque ancor tu venisti? A saggio invero
 regolator commise il re di Creta
 di Licida la cura! Ecco i bei frutti
 di tue dottrine. Hai gran ragione Aminta
 d’andarne altier. Chi vuol sapere appieno
555se fu attento il cultor, guardi il terreno.
 AMINTA
 (Tutto già sa). Non da’ consigli miei...
 ARGENE
 Basta... Chi sa? Nel cielo
 v’è giustizia per tutti e si ritrova
 talvolta anche nel mondo. Io chiederolla
560agli uomini, agli dei. S’ei non ha fede
 ritegni io non avrò. Vuo’ che Clistene,
 vuo’ che la Grecia, il mondo
 sappia ch’è un traditore. Acciò per tutto
 questa infamia lo siegua. Acciò che ognuno
565l’abborrisca, l’eviti
 e con orrore a chi nol sa l’additi.
 AMINTA
 Non son questi pensieri
 degni d’Argene. Un consigliero infido
 anche giusto è lo sdegno. Io nel tuo caso
570più dolci mezzi addoprerei. Procura
 ch’ei ti rivegga; a lui favella; a lui
 le promesse rammenta. È sempre meglio
 il racquistarlo amante
 che opprimerlo nemico.
 ARGENE
                                              E credi, Aminta,
575ch’ei tornerebbe a me?
 AMINTA
                                             Lo spero: alfine
 fosti l’idolo suo. Per te languiva,
 delirava per te. Non ti sovviene
 che cento volte e cento...
 ARGENE
 Tutto per pena mia, tutto rammento.
 
580   Che non mi disse un dì?
 Quai numi non giurò?
 E come, oh Dio, si può,
 come si può così
 mancar di fede!
 
585   Tutto per lui perdei,
 oggi lui perdo ancor.
 Poveri affetti miei!
 Questa mi rendi amor,
 questa mercede? (Parte)
 
 SCENA V
 
 AMINTA solo
 
 AMINTA
590Insana gioventù! Qualora esposta
 ti veggo tanto agl’impeti d’amore,
 di mia vecchiezza io mi consolo; e rido.
 Dolce è il mirar dal lido
 chi sta per naufragar. Non che ne alletti
595il danno altrui, ma sol perché l’aspetto
 d’un mal che non si soffre è dolce oggetto.
 Ma che? L’età canuta
 non ha le sue tempeste? Ah che purtroppo
 ha le sue proprie, e dal timor dell’altre
600sciolta non è. Son le follie diverse,
 ma folle è ognuno; e a suo piacer ne aggira
 l’odio o l’amor, la cupidigia o l’ira.
 
    Siam navi all’onde algenti
 lasciate in abbandono;
605impetuosi venti
 i nostri affetti sono;
 ogni diletto è scoglio;
 tutta la vita è mar.
 
    Ben qual nocchiero in noi
610veglia ragion; ma poi
 pur dall’ondoso orgoglio
 si lascia trasportar. (Parte)
 
 SCENA VI
 
 Campagna che termina in prospetto in un folto bosco; fra i tronchi di questo in lontano picciola collina deliziosa.
 
 CLISTENE preceduto da LICIDA, ALCANDRO, MEGACLE coronato d’ulivo, guardie e popolo
 
 TUTTO IL CORO
 
    “Del forte Licida
 “nome maggiore
615“d’Alfeo sul margine
 “mai non suonò.
 
 PARTE DEL CORO
 
    “Sudor più nobile
 “del suo sudore
 “l’arena olimpica
620“mai non bagnò.
 
 ALTRA PARTE
 
    “L’arti ha di Pallade;
 “l’ali ha d’Amore;
 “d’Apollo e d’Ercole
 “l’ardir mostrò.
 
 TUTTO IL CORO
 
625   “No; tanto merito,
 “tanto valore
 “l’ombra de’ secoli
 “coprir non può.
 
 CLISTENE
 Giovane valoroso,
630che in mezzo a tanta gloria umil ti stai,
 quell’onorata fronte
 lascia ch’io baci e che ti stringa al seno.
 Felice il re di Creta
 che un tal figlio sortì! (Se avessi anch’io
635serbato il mio Filinto, (Ad Alcandro)
 chi sa? Sarebbe tal. Rammenti Alcandro
 con qual dolor tel consegnai? Ma pure...)
 ALCANDRO
 (Tempo or non è di rammentar sventure). (A Clistene)
 CLISTENE
 (È ver). Premio Aristea (A Megacle)
640sarà del tuo valor. S’altro donarti
 Clistene può, chiedilo pur, che mai
 quanto dar ti vorrei non chiederai.
 MEGACLE
 (Coraggio o mia virtù). Signor son figlio,
 e di tenero padre. Ogni contento
645che con lui non divido
 è insipido per me. Di mie venture
 pria d’ogn’altro io vorrei
 giungergli apportator. Chieder l’assenso
 per queste nozze, e, lui presente, in Creta
650legarmi ad Aristea.
 CLISTENE
                                      Giusta è la brama.
 MEGACLE
 Partirò se ’l concedi
 senz’altro indugio. In vece mia rimanga
 questi, della mia sposa (Presentando Licida)
 servo, compagno e condottier.
 CLISTENE
                                                         (Che volto
655è quello mai! Nel rimirarlo il sangue
 mi si riscuote in ogni vena!) E questi
 chi è? Come s’appella?
 MEGACLE
                                            Egisto ha nome,
 Creta è sua patria. Egli deriva ancora
 dalla stirpe real; ma più che il sangue
660l’amicizia ne stringe; e son fra noi
 sì concordi i voleri,
 comuni a segno e l’allegrezza e ’l duolo,
 che Licida ed Egisto è un nome solo.
 LICIDA
 (Ingegnosa amicizia!)
 CLISTENE
                                           E ben, la cura
665di condurti la sposa
 Egisto avrà. Ma Licida non debbe
 partir senza vederla.
 MEGACLE
                                        Ah no. Sarebbe
 pena maggior. Mi sentirei morire
 nell’atto di lasciarla. Ancor da lunge
670tanta pena io ne pruovo...
 CLISTENE
                                                 Ecco che giunge.
 MEGACLE
 (O me infelice!)
 
 SCENA VII
 
 ARISTEA e detti
 
 ARISTEA
                                 (All’odiose nozze (Non vede Megacle)
 come vittima io vengo all’ara avanti).
 LICIDA
 (Sarà mio quel bel volto in pochi istanti).
 CLISTENE
 Avvicinati, o figlia, ecco il tuo sposo. (Ha per mano Megacle)
 MEGACLE
675(Ah non è ver).
 ARISTEA
                               Lo sposo mio! (Stupisce vedendo Megacle)
 CLISTENE
                                                           Sì. Vedi
 se giammai più bel nodo in ciel si strinse.
 ARISTEA
 (Ma se Licida vinse,
 come il mio bene?... Il genitor m’inganna).
 LICIDA
 (Crede Megacle sposo e se ne affanna).
 ARISTEA
680E questi, o padre, è il vincitor? (Additando Megacle)
 CLISTENE
                                                           Mel chiedi?
 Non lo ravvisi al volto
 di polve asperso? All’onorate stille,
 che gli rigan la fronte? A quelle foglie,
 che son di chi trionfa
685l’ornamento primiero!
 ARISTEA
 Ma che dicesti Alcandro?
 ALCANDRO
                                                Io dissi il vero.
 CLISTENE
 Non più dubbiezze. Ecco il consorte a cui
 il ciel t’accoppia. E nol potea più degno
 ottener dagli dei l’amor paterno.
 ARISTEA
690(Che gioia!)
 MEGACLE
                          (Che martir!)
 LICIDA
                                                      (Che giorno eterno!)
 CLISTENE
 E voi tacete! Onde il silenzio? (A Megacle ed Aristea)
 MEGACLE
                                                         (Oh Dio!
 Come comincerò!)
 ARISTEA
                                     Parlar vorrei
 ma...
 CLISTENE
             Intendo. Intempestiva
 è la presenza mia. Severo ciglio,
695rigida maestà, paterno impero
 incommodi compagni
 sono agli amanti. Io mi sovvengo ancora
 quanto increbbero a me. Restate. Io lodo
 quel modesto rossor, che vi trattiene.
 MEGACLE
700(Sempre lo stato mio peggior diviene).
 CLISTENE
 
    So ch’è fanciullo Amore,
 né conversar gli piace
 con la canuta età.
 
    Di scherzi ei si compiace;
705si stanca del rigore;
 e stan di rado in pace
 rispetto e libertà. (Parte)
 
 SCENA VIII
 
 ARISTEA, MEGACLE e LICIDA
 
 MEGACLE
 (Fra l’amico e l’amante
 che farò sventurato!)
 LICIDA
                                         (All’idol mio,
710è tempo ch’io mi scuopra). (Piano a Megacle)
 MEGACLE
                                                    (Aspetta). Oh Dio!
 ARISTEA
 Sposo, alla tua consorte
 non celar che t’affligge.
 MEGACLE
                                             (Oh pena! Oh morte!)
 LICIDA
 (L’amor mio, caro amico, (A Megacle come sopra)
 non soffre indugio).
 ARISTEA
                                       Il tuo silenzio, o caro,
715mi crucia, mi dispera.
 MEGACLE
                                           (Ardir mio core.
 Finiamo di morir). Per pochi istanti
 allontanati, o prence. (A parte a Licida)
 LICIDA
                                          E qual ragione...
 MEGACLE
 Va’. Fidati di me. Tutto conviene
 ch’io spieghi ad Aristea. (Come sopra)
 LICIDA
                                                Ma non poss’io
720esser presente?
 MEGACLE
                                No. Più che non credi
 delicato è l’impegno. (Come sopra)
 LICIDA
                                          E ben. Tu ’l vuoi,
 io lo farò. Poco mi scosto. Un cenno
 basterà perch’io torni. Ah pensa, amico,
 di che parli e per chi. Se nulla mai
725feci per te, se mi sei grato e m’ami
 mostralo adesso. Alla tua fida aita
 la mia pace io commetto e la mia vita. (Parte)
 
 SCENA IX
 
 MEGACLE e ARISTEA
 
 MEGACLE
 (Oh ricordi crudeli!)
 ARISTEA
                                         Alfin siam soli.
 Potrò senza ritegni
730il mio contento esagerar. Chiamarti
 mia speme, mio diletto,
 luce degli occhi miei...
 MEGACLE
                                           No principessa,
 questi soavi nomi
 non son per me. Serbali pure ad altro
735più fortunato amante.
 ARISTEA
                                           E il tempo è questo
 di parlarmi così? Giunto è quel giorno...
 Ma semplice ch’io son. Tu scherzi, o caro.
 Ed io stolta m’affanno.
 MEGACLE
                                            Ah non t’affanni
 senza ragion.
 ARISTEA
                           Spiegati dunque.
 MEGACLE
                                                             Ascolta,
740ma coraggio Aristea. L’alma prepara
 a dar di tua virtù la prova estrema.
 ARISTEA
 Parla; ahimè! Che vuoi dirmi? Il cuor mi trema.
 MEGACLE
 Odi: in me non dicesti
 mille volte d’amar più che ’l sembiante
745il grato cor, l’alma sincera e quella
 che m’ardea nel pensier fiamma d’onore?
 ARISTEA
 Lo dissi, è ver. Tal mi sembrasti; e tale
 ti conosco e t’adoro.
 MEGACLE
                                       E se diverso
 fosse Megacle un dì da quel che dici?
750Se infedele agli amici,
 se spergiuro agli dei, se fatto ingrato
 al suo benefattor, morte rendesse
 per la vita che n’ebbe? Avresti ancora
 amor per lui? Lo soffriresti amante?
755L’accettaresti sposo?
 ARISTEA
                                        E come vuoi
 ch’io figurar mi possa
 Megacle mio sì scelerato?
 MEGACLE
                                                 Or sappi
 che per legge fatale,
 se tuo sposo divien, Megacle è tale!
 ARISTEA
760Come!
 MEGACLE
                Tutto l’arcano
 ecco ti svelo. Il principe di Creta
 langue per te d’amor. Pietà mi chiede,
 e la vita mi diede. Ah principessa,
 se niegarla poss’io, dillo tu stessa.
 ARISTEA
765E pugnasti...
 MEGACLE
                          Per lui.
 ARISTEA
                                          Perder mi vuoi...
 MEGACLE
 Sì. Per serbarmi sempre
 degno di te.
 ARISTEA
                         Dunque io dovrò...
 MEGACLE
                                                             Tu dei
 coronar l’opra mia. Sì generosa,
 adorata Aristea. Seconda i moti
770d’un grato cor. Sia qual io fui sinora
 Licida in avvenire. Amalo. È degno
 di sì gran sorte il caro amico. Anch’io
 vivo di lui nel seno.
 E s’ei t’acquista, io non ti perdo a pieno.
 ARISTEA
775Ah qual passaggio è questo! Io dalle stelle
 precipito agli abissi. Eh no; si cerchi
 miglior compenso. Ah senza te la vita
 per me vita non è.
 MEGACLE
                                    Bella Aristea,
 non congiurar tu ancora
780contro la mia virtù. Mi costa assai
 il prepararmi a sì gran passo. Un solo
 di quei teneri sensi
 quant’opera distrugge!
 ARISTEA
                                             E di lasciarmi...
 MEGACLE
 Ho risoluto.
 ARISTEA
                         Hai risoluto! E quando?
 MEGACLE
785Questo... (Morir mi sento).
 Questo è l’ultimo addio.
 ARISTEA
                                              L’ultimo! Ingrato...
 Soccorretimi o numi; il piè vacilla;
 freddo sudor mi bagna il volto; e parmi
 che una gelida man m’opprima il core. (S’appoggia ad un tronco)
 MEGACLE
790Sento che il mio valore
 mancando va. Più che a partir dimoro
 meno ne son capace.
 Ardir. Vado Aristea. Rimanti in pace.
 ARISTEA
 Come! Già m’abbandoni?
 MEGACLE
                                                  È forza, o cara,
795separarsi una volta.
 ARISTEA
                                       E parti...
 MEGACLE
                                                          E parto
 per non tornar più mai. (In atto di partire)
 ARISTEA
 Senti. Ah no... Dove vai?
 MEGACLE
 A spirar, mio tesoro, (Megacle parte risoluto, ma si ferma alla scena)
 lungi dagli occhi tuoi.
 ARISTEA
                                          Soccorso... Io... moro. (Sviene sopra un sasso)
 MEGACLE
800Misero me! Che veggo? (Rivolgendosi indietro)
 Ah l’oppresse il dolor. Cara mia speme, (Tornando)
 bella Aristea, non avvilirti; ascolta;
 Megacle è qui; non partirò; sarai...
 Che parlo? Ella non m’ode. Avete o stelle
805più sventure per me? No; questa sola
 mi restava a provar. Chi mi consiglia?
 Che risolvo? Che fo? Partir. Sarebbe
 crudeltà, tirannia. Restar. Che giova?
 Forse ad esserle sposo? E il re ingannato,
810e l’amico tradito, e la mia fede,
 e l’onor mio lo soffrirebbe? Almeno
 partiam più tardi. Ah che sarem di nuovo
 a quest’orrido passo. Ora è pietade
 l’esser crudele. Addio mia vita. Addio (Le prende la mano e la bacia)
815mia perduta speranza. Il ciel ti renda
 più felice di me. Deh conservate
 questa bella opra vostra, eterni dei,
 e i dì ch’io perderò donate a lei.
 Licida (dove è mai!), Licida! (Verso la scena)
 
 SCENA X
 
 LICIDA e detti
 
 LICIDA
                                                        Intese
820tutto Aristea?
 MEGACLE
                            Tutto. T’affretta, o prence, (In atto di partire)
 soccorri la tua sposa.
 LICIDA
                                        Ahimè! Che miro!
 Che fu? (A Megacle)
 MEGACLE
                   Doglia improvvisa
 le oppresse i sensi. (Partendo come sopra)
 LICIDA
                                      E tu mi lasci?
 MEGACLE
                                                                 Io vado... (Tornando indietro)
 Deh pensa ad Aristea. (Che dirà mai (Partendo)
825quando in sé tornerà? (Si ferma) Tutte ho presenti,
 tutte le smanie sue). Licida, ah senti.
 
    Se cerca, se dice:
 «L’amico dov’è?»
 «L’amico infelice»
830rispondi «morì».
 
    Ah no sì gran duolo
 non darle per me.
 Rispondi, ma solo:
 «Piangendo partì».
 
835   Che abisso di pene!
 Lasciare il suo bene!
 Lasciarlo per sempre!
 Lasciarlo così! (Parte)
 
 SCENA XI
 
 LICIDA e ARISTEA
 
 LICIDA
 Che laberinto è questo! Io non l’intendo.
840Semiviva Aristea... Megacle afflitto.
 ARISTEA
 Oh Dio.
 LICIDA
                  Ma già quell’alma
 torna agli usati uffici. Apri i bei lumi
 principessa, ben mio.
 ARISTEA
                                          Sposo infedele! (Senza vederlo)
 LICIDA
 Ah non dirmi così. Di mia costanza
845ecco in pegno la destra. (La prende per mano)
 ARISTEA
                                              Almeno... O stelle! (S’avvede non esser Megacle e ritira la mano)
 Megacle ov’è?
 LICIDA
                             Partì.
 ARISTEA
                                          Partì l’ingrato!
 Ebbe cor di lasciarmi in questo stato!
 LICIDA
 Il tuo sposo restò.
 ARISTEA
                                   Dunque è perduta (S’alza con impeto)
 l’umanità, la fede,
850l’amore, la pietà? Se questi iniqui
 incenerir non sanno,
 numi, i fulmini vostri in ciel che fanno?
 LICIDA
 Son fuor di me! Di’, chi t’offese, o cara,
 parla. Brami vendetta? Ecco il tuo sposo,
855ecco Licida...
 ARISTEA
                           Oh dei!
 Tu quel Licida sei! Fuggi, t’invola,
 nasconditi da me! Per tua cagione
 perfido mi ritrovo a questo passo.
 LICIDA
 E qual colpa ho commessa? Io son di sasso!
 ARISTEA
 
860   Tu me da me dividi,
 barbaro, tu m’uccidi;
 tutto il dolor ch’io sento
 tutto mi vien da te.
 
    No non sperar mai pace;
865odio quel cor fallace;
 oggetto di spavento
 sempre sarai per me. (Parte)
 
 SCENA XII
 
 LICIDA e poi ARGENE
 
 LICIDA
 A me barbaro! Oh numi!
 Perfido a me? Voglio seguirla; e voglio
870sapere almen che strano enigma è questo.
 ARGENE
 Fermati, traditor.
 LICIDA
                                   Sogno, o son desto! (Riconosce Argene)
 ARGENE
 Non sogni, no: son io
 l’abbandonata Argene. Anima ingrata
 riconosci quel volto
875che fu gran tempo il tuo piacer. Se pure
 in sorte sì funesta
 delle antiche sembianze orma vi resta.
 LICIDA
 (Donde viene? In qual punto
 mi sorprende costei? Se più mi fermo
880Aristea non raggiungo). Io non intendo
 bella ninfa i tuoi detti. Un’altra volta
 potrai meglio spiegarti. (Vuol partire)
 ARGENE
                                               Indegno, ascolta. (Trattenendolo)
 LICIDA
 (Misero me!)
 ARGENE
                            Tu non m’intendi? Intendo
 ben io la tua perfidia. I nuovi amori,
885le frodi tue tutte riseppi; e tutto
 saprà da me Clistene
 per tua vergogna. (Vuol partire)
 LICIDA
                                    Ah no. Sentimi Argene. (Trattenendola)
 Non sdegnarti. Perdona
 se tardi ti ravviso. Io mi rammento
890gli antichi affetti e se tacer saprai,
 forse... Chi sa?
 ARGENE
                              Si può soffrir di questa
 ingiuria più crudel? «Chi sa» mi dici!
 Invero io son la rea. Picciole pruove
 di tua bontà non sono
895le vie che m’offri a meritar perdono.
 LICIDA
 Ascolta. Io volli dir... (Vuol prenderla per mano)
 ARGENE
                                         Lasciami ingrato:
 non ti voglio ascoltar. (Lo rigetta)
 LICIDA
                                          (Son disperato).
 ARGENE
 
    No, la speranza
 più non m’alletta.
900Voglio vendetta,
 non chiedo amor.
 
    Purché non goda
 quel cor spergiuro,
 nulla mi curo
905del mio dolor. (Parte)
 
 SCENA XIII
 
 LICIDA e poi AMINTA
 
 LICIDA
 In angustia più fiera
 io non mi vidi mai. Tutto è in ruina
 se parla Argene. È forza
 raggiungerla, placarla... E chi trattiene
910la principessa intanto? Il solo amico
 potria... Ma dove andò? Si cerchi. Almeno
 e consiglio e conforto
 Megacle mi darà. (Vuol partire)
 AMINTA
                                    Megacle è morto.
 LICIDA
 Che dici Aminta!
 AMINTA
                                   Io dico
915purtroppo il ver.
 LICIDA
                                 Come! Perché! Qual empio
 sì bei giorni troncò? Trovisi; io voglio
 ch’esempio di vendetta altrui ne resti.
 AMINTA
 Principe nol cercar. Tu l’uccidesti.
 LICIDA
 Io! Deliri?
 AMINTA
                       Volesse
920il ciel ch’io delirassi. Odimi. In traccia
 mentre or di te venia, fra quelle piante
 un gemito improvviso
 sento; mi fermo; al suon mi volgo; e miro
 uom che sul nudo acciaro
925prono già s’abbandona. Accorro; al petto
 fo d’una man sostegno,
 con l’altra il ferro svio. Ma quando al volto
 Megacle ravvisai,
 pensa com’ei restò, com’io restai.
930Dopo un breve stupore: «Ah qual follia
 bramar ti fa la morte?»
 io volea dirgli, ei mi prevenne. «Aminta,
 ho vissuto abbastanza»
 sospirando, mi disse,
935dal profondo del cor. «Senza Aristea
 non so viver, né voglio. Ah son due lustri
 che non vivo che in lei. Licida, oh Dio,
 m’uccide e non lo sa. Ma non m’offende,
 suo dono è questa vita, ei la riprende».
 LICIDA
940Oh amico! E poi?
 AMINTA
                                   Fugge da me, ciò detto,
 come partico stral. Vedi quel sasso,
 signor, colà che il sottoposto Alfeo
 signoreggia ed adombra? Egli v’ascende
 in men che non balena. In mezzo al fiume
945si scaglia; io grido invan. L’onda percossa
 balzò, s’aperse, in frettolosi giri
 si riunì, l’ascose. Il colpo, i gridi
 replicaron le sponde; e più nol vidi.
 LICIDA
 Ah qual orrida scena
950or si scuopre al mio sguardo! (Rimane stupido)
 AMINTA
                                                        Almen la spoglia
 che albergò sì bell’alma
 vadasi a ricercar. Da’ mesti amici
 questi a lui son dovuti ultimi uffici. (Parte)
 
 SCENA XIV
 
 LICIDA e poi ALCANDRO
 
 LICIDA
 Dove son! Che m’avvenne? Ah dunque il cielo
955tutte sopra il mio capo
 roversciò l’ire sue! Megacle, oh Dio,
 Megacle dove sei? Che fo nel mondo
 senza di te? Rendetemi l’amico
 ingiustissimi dei. Voi mel toglieste,
960lo rivoglio da voi. Se lo niegate
 barbari a’ voti miei, dovunque ei sia,
 a viva forza il rapirò. Non temo
 tutti i fulmini vostri: ho cuor che basta
 a ricalcar su l’orme
965d’Ercole e di Teseo le vie di morte.
 ALCANDRO
 Olà. (Licida non l’ode)
 LICIDA
             Del guado estremo...
 ALCANDRO
                                                    Olà.
 LICIDA
                                                               Chi sei
 tu che audace interrompi
 le smanie mie?
 ALCANDRO
                               Regio ministro io sono.
 LICIDA
 Che vuole il re?
 ALCANDRO
                                Che in vergognoso esiglio
970quindi lungi tu vada. Il sol cadente
 se in Elide ti lascia,
 sei reo di morte.
 LICIDA
                                 A me tal cenno?
 ALCANDRO
                                                                Impara
 a mentir nome, a violar la fede,
 a deludere i re.
 LICIDA
                               Come? Ed ardisci
975temerario...
 ALCANDRO
                         Non più. Principe, è questo
 mio dover: l’ho adempito. Adempi il resto. (Parte)
 
 SCENA XV
 
 LICIDA
 
 LICIDA
 Con questo ferro, indegno, (Snuda la spada)
 il sen ti passerò... Folle che dico?
 Che fo? Con chi mi sdegno? Il reo son io,
980io son lo scelerato. In queste vene
 con più ragion l’immergerò. Sì, mori
 Licida sventurato... Ah perché tremi
 timida man? Che ti ritiene? Ah questa
 è ben miseria estrema. Odio la vita;
985m’atterrisce la morte; e sento intanto
 stracciarmi a brano a brano
 in mille parti il cor. Rabbia, vendetta,
 tenerezza, amicizia,
 pentimento, pietà, vergogna, amore
990mi trafiggono a gara. Ah chi mai vide
 anima lacerata
 da tanti affetti e sì contrari. Io stesso
 non so come si possa
 minacciando tremar, arder gelando,
995piangere in mezzo all’ire,
 bramar la morte, e non saper morire.
 
    Gemo in un punto e fremo;
 fosco mi sembra il giorno;
 ho cento larve intorno;
1000ho mille furie in sen.
 
    Con la sanguigna face
 m’arde Megera il petto;
 m’empie ogni vena Aletto
 del freddo suo velen. (Parte)
 
 Fine dell’atto secondo