Semiramide, libretto, Stoccarda, Cotta, 1762

 ATTO PRIMO
 
 SCENA PRIMA
 
 Gran portico del palazzo reale corrispondente alle sponde dell’Eufrate. Trono da un lato, alla sinistra del quale un sedile più basso per Tamiri. In faccia al suddetto trono tre altri sedili. Ara nel mezzo col simulacro di Belo deità de’ Caldei. Gran ponte praticabile con statue: vista di tende e soldati su l’altra sponda.
 
 SEMIRAMIDE creduta Nino con guardie e poi SIBARI
 
 SEMIRAMIDE
 Olà; sappia Tamiri
 che i principi son pronti,
 che fuman l’are, che al solenne rito
 di già l’ora s’appressa,
5che il re l’attende. (Ricevuto l’ordine parte una guardia. Nel mentre che parla Semiramide, esce Sibari guardandola con meraviglia)
 SIBARI
                                     (Io non m’inganno, è dessa).
 Lascia che a’ piedi tuoi... (S’inginocchia)
 SEMIRAMIDE
                                                 Sibari! (Oh dei!)
 S’allontani ciascun. (Che incontro!) Sorgi. (Le guardie si ritirano indietro)
 Dall’Egitto in Assiria
 quale affar ti conduce?
 SIBARI
                                            È noto altrove
10che la real Tamiri
 dell’impero de’ Battri unica erede
 qui scegliendo lo sposo oggi decide
 l’ostinate contese
 che il volto suo, che il suo retaggio accese.
15Sperai fra queste mura
 tutta l’Asia mirar ma non sperai
 in sembianza viril sul trono assiro
 di ritrovar la sospirata e pianta
 principessa d’Egitto
20Semiramide.
 SEMIRAMIDE
                            Ah taci; in questo luogo
 Nino ciascun mi crede e il palesarmi
 vita, regno ed onor potria costarmi.
 SIBARI
 Che ascolto! È teco Idreno?
 Che fa? Dov’è?
 SEMIRAMIDE
                               Di quell’ingrato il nome
25non rammentarmi: abbandonai con lui
 la patria, il regno, il genitor, le nozze
 del monarca numida.
 E pur nol crederai, l’istesso Idreno
 che m’indusse a fuggir tentò svenarmi.
 SIBARI
30Quando?
 SEMIRAMIDE
                    La notte istessa
 ch’io seco andai: del Nilo
 dalla pendente riva
 ei mi gettò ferita e semiviva.
 SIBARI
 Ma la cagione?
 SEMIRAMIDE
                              Oh dio!
35La cagione io non so.
 SIBARI
                                         (La so ben io).
 Come restasti in vita?
 SEMIRAMIDE
                                           Unica e lieve
 fu la ferita e la selvosa sponda
 co’ pieghevoli salci
 la caduta scemò, mi tolse a morte.
 SIBARI
40Qual fu poi la tua sorte?
 SEMIRAMIDE
                                              In mille guise
 spoglia e nome cangiai;
 Finché il monarca assiro,
 fosse merito o sorte,
 del talamo real mi volle a parte.
 SIBARI
45E all’estinto tuo sposo
 non successe nel regno il picciol Nino?
 SEMIRAMIDE
 Il crede ognun; la somiglianza inganna
 del mio volto col suo.
 SIBARI
                                         Ma come il soffre?
 SEMIRAMIDE
 Effeminato e molle
50fu mia cura educarlo.
 SIBARI
                                          (E quando spero
 miglior tempo a scoprirle i miei martiri?
 Ardir). Sappi...
 SEMIRAMIDE
                               T’accheta, ecco Tamiri. (Vedendo venir Tamiri)
 
 SCENA II
 
 TAMIRI con seguito e detti
 
 TAMIRI
 Nino, deve al tuo zelo
 oggi l’Asia il riposo, io degli affetti
55la libertà.
 SEMIRAMIDE
                     Ma Babilonia deve
 alla bellezza tua l’aspetto illustre
 de’ principi rivali. Al fianco mio, (Una guardia va sul ponte e accenna che venghino i principi)
 principessa, t’assidi
 e i merti di ciascun senti e decidi. (Semiramide va sul trono, Tamiri a sinistra nel sedile; Sibari è in piedi a destra. E intanto preceduti dal suono d’istromenti barbari, passano il ponte Mirteo, Ircano e Scitalce col loro seguito, quali si fermano fuori del portico e poi entrano l’uno dopo l’altro quando tocca loro a parlare)
 
 SCENA III
 
 MIRTEO, IRCANO, SCITALCE e detti
 
 MIRTEO
60Al tuo cenno, gran re, deposte l’armi,
 si presenta Mirteo.
 L’Egitto...
 IRCANO
                     Odi, la bella (A Mirteo interrompendolo)
 che fra noi si contende è quella?
 MIRTEO
                                                             È quella. (Ad Ircano)
 L’Egitto è il regno mio... (A Semiramide)
 IRCANO
65Del Caucaso natio (A Semiramide interrompendo Mirteo)
 vien dal giogo selvoso
 l’arbitro degli Sciti amante e sposo.
 MIRTEO
 Ircano, a quel ch’io veggio,
 tu d’Assiria i costumi ancor non sai.
 IRCANO
70Perché?
 SEMIRAMIDE
                  Tacer tu dei.
 Parli il prence d’Egitto.
 IRCANO
 In Assiria il parlar dunque è delitto? (Si ritira indietro)
 MIRTEO
 L’Egitto è il regno mio; sospiri e pianti,
 rispetto e fedeltà sono i miei vanti.
 SEMIRAMIDE
75Siedi principe e spera; a lei che adori
 non è il tuo merto ascoso (Mirteo va a sedere)
 (Qual ti sembra Mirteo?) (Piano a Tamiri)
 TAMIRI
                                                  (Molle e noioso). (Piano a Semiramide)
 SEMIRAMIDE
 Or narra i pregi tuoi. (Ad Ircano)
 IRCANO
 Dunque a vostro piacer...
 TAMIRI
                                                Parla se vuoi.
 IRCANO
80Si parli. A farmi noto
 basta affermar ch’io sono
 l’opposto di costui. Sospiri e pianti,
 non son pregi fra noi; pregio allo Scita
 è l’indurar la vita
85al caldo, al gel delle stagioni intere
 e domar combattendo uomini e fere.
 TAMIRI
 Si vede.
 SEMIRAMIDE
                  Or siedi, Ircano. (Ircano va a sedere)
 (Qual ti sembra costui?) (Piano a Tamiri)
 TAMIRI
                                                (Barbaro e strano). (Piano a Semiramide)
 SEMIRAMIDE
 Venga Scitalce.
 SIBARI
                               (Oh stelle! Io veggo Idreno!
90Qual arrivo funesto!)
 SEMIRAMIDE
 Sibari, oh dio! Questo è Scitalce? (Piano a Sibari vedendo Scitalce)
 SIBARI
                                                               È questo.
 SEMIRAMIDE
 Sarà. (Dopo averlo considerato)
 SCITALCE
              (Numi, che volto! Il re novello,
 Ircano, dimmi, è quel ch’io miro?)
 IRCANO
                                                                 È quello.
 SCITALCE
 Sarà. (Dopo aver considerata Semiramide)
 SEMIRAMIDE
              Prence, il tuo nome
95dunque è Scitalce?
 SCITALCE
                                     Appunto.
 SEMIRAMIDE
 (Qual voce!)
 SCITALCE
                          (Qual richiesta!
 Io gelo).
 SEMIRAMIDE
                   (Io vengo meno).
 SCITALCE
 (Semiramide è questa).
 SEMIRAMIDE
                                               (È questi Idreno).
 SEMIRAMIDE
 Fin dall’indico clima
100ancor tu vieni alla real Tamiri
 il tributo ad offrir de’ tuoi sospiri?
 SCITALCE
 Io... (Che dirò?) Se venni...
 Non sperai... Mi credea... Ma veggo... (Oh dei!)
 SEMIRAMIDE
 (Si confonde il crudel sugli occhi miei).
 TAMIRI
105Siedi, Scitalce, il turbamento io credo
 figlio d’amor né a paragon d’ogni altro
 picciol merito è questo.
 SCITALCE
 Ubbidisco. (Si ritira lentamente verso il sedile)
 SEMIRAMIDE
                        (Infedel).
 SCITALCE
                                            (Sogno o son desto?)
 Ma veramente è quegli
110il successor della corona assira? (Ad Ircano)
 IRCANO
 Non tel dissi?
 SCITALCE
                            Sarà. (Siede)
 IRCANO
                                        Questi delira.
 TAMIRI
 Nino, perché non chiedi (Piano a Semiramide)
 qual mi sembri costui?
 SEMIRAMIDE
                                             Perché ravviso (Piano a Tamiri)
 in quel volto fallace
115segni d’infedeltà.
 TAMIRI
                                   Ma pur mi piace. (Piano a Semiramide)
 SEMIRAMIDE
 (Oh gelosia!)
 IRCANO
                           Che più s’attende? È tempo
 che Tamiri decida.
 SEMIRAMIDE
                                     (Aimè!) Ma prima
 giurar si dee di tollerar con pace
 la scelta d’un rivale. Al nume, all’ara
120principi andate.
 MIRTEO
                                 Ogni tuo cenno è legge. (S’alza e va all’ara)
 SCITALCE
 (Son fuor di me). (Come sopra)
 SEMIRAMIDE
                                    (Spergiuro!)
 MIRTEO
 Io l’approvo. (Scitalce e Mirteo pongono la mano sull’ara stando uno per parte)
 SCITALCE
                           Io l’affermo.
 IRCANO
                                                    Io l’assicuro. (S’alza ma non parte dal suo luogo)
 SEMIRAMIDE
 Ircano, al nume, all’ara
 non t’avvicini?
 IRCANO
                              No; giurai né voglio
125seguir l’altrui costume;
 questa è l’ara de’ Sciti e questo è il nume. (Ponendo la mano al petto e accennando la spada)
 TAMIRI
 Io l’ardire d’Ircano,
 di Mirteo l’umiltà veggo ed ammiro;
 ma un non so che...
 SEMIRAMIDE
                                      Sospendi
130la scelta, o principessa.
 TAMIRI
 Abbastanza pensai.
 IRCANO
                                      Dunque favella.
 SEMIRAMIDE
 No; principi, v’attendo (S’alza e seco tutti)
 entro la reggia all’oscurar del giorno.
 Ivi a mensa festiva
135sarem compagni e spiegherà Tamiri
 ivi il suo cor. Voi tollerate intanto
 il breve indugio.
 MIRTEO
                                 Io non mi oppongo.
 IRCANO
                                                                       Ed io
 mal soffro un re de’ miei contenti avaro.
 SEMIRAMIDE
 Desiato piacer giunge più caro.
 
140   Non so se più t’accendi (A Tamiri)
 a questa o a quella face;
 ma pensaci, ma intendi;
 forse chi più ti piace
 più traditor sarà.
 
145   Avria lo stral d’amore
 troppo soavi tempre,
 se la beltà del core
 corrispondesse sempre
 del volto alla beltà. (Parte con Sibari)
 
 SCENA IV
 
 TAMIRI, MIRTEO, IRCANO e SCITALCE
 
 SCITALCE
150Che vidi! Che ascoltai! (Fra sé)
 Semiramide vive!
 Ma non l’uccisi io stesso?
 O sognavo in quel punto o sogno adesso.
 TAMIRI
 Sì pensoso, o Scitalce? Ami o non ami?
155Sprezzi o brami i miei lacci?
 Da lunge avvampi e da vicino agghiacci?
 SCITALCE
 Perdonami, o Tamiri,
 se tu sapessi... Oh dio!
 TAMIRI
                                            Parla.
 SCITALCE
                                                         Se parlo,
 più confusa ti rendo.
 TAMIRI
160O tutto mi palesa o nulla intendo.
 SCITALCE
 
    Vorrei spiegar l’affanno,
 nasconderlo vorrei;
 e mentre i dubbi miei
 così crescendo vanno,
165tutto spiegar non oso,
 tutto non so tacer.
 
    Sollecito, dubbioso,
 penso, rammento e vedo
 e agli occhi miei non credo,
170non credo al mio pensier. (Parte)
 
 SCENA V
 
 TAMIRI, MIRTEO ed IRCANO
 
 TAMIRI
 Più che ad ogni altro spiace
 la dimora a Scitalce; ei pensa e tace.
 IRCANO
 Non curar di quel folle
 Godi di tua ventura
175che l’amor t’assicura oggi d’Ircano.
 Non rispondi? Ne temi? Ecco la mano.
 MIRTEO
 Che fai? Non ti rammenti
 il comando reale?
 IRCANO
                                   E il re qual dritto
 ha di fraporre a’ miei cortesi affetti
180o limiti o dimore?
 TAMIRI
 Che? Tu conosci amor? Il tuo piacere
 è domar combattendo uomini e fere.
 IRCANO
 È ver, ma il tuo sembiante
 non mi spiace però; godo in mirarti
185e curioso il guardo
 più dell’usato intorno a te s’arresta.
 TAMIRI
 Gran sorte inver del mio sembiante è questa!
 
    Che quel cor, quel ciglio altero
 senta amor, goda in mirarmi
190non lo credo, non lo spero;
 tu vuoi farmi insuperbir.
 
    O pretendi allor che torni
 ai selvaggi tuoi soggiorni
 rammentar così per gioco
195l’amoroso mio martir. (Parte)
 
 SCENA VI
 
 IRCANO e MIRTEO
 
 IRCANO
 La principessa udisti? Ella superba
 va degli affetti miei. Misero amante!
 Ti sento sospirar, ti veggo afflitto.
 Cangia, cangia desio
200e per consiglio mio torna in Egitto.
 MIRTEO
 Mi fai pietà. La tua fiducia insana,
 il tuo rozzo parlar con cui l’offendi
 ti rinfaccia Tamiri e non l’intendi.
 IRCANO
 Dunque in diversa guisa i loro affetti
205qui trattano gli amanti! E quale è mai
 questo vostro d’amor leggiadro stile?
 MIRTEO
 Con lingua più gentile
 qui si parla d’amor: qui con rispetto
 un bel volto si ammira;
210si tace, si sospira,
 si tollera, si pena;
 l’amorosa catena
 si soffre volentier benché severa.
 IRCANO
 E poi si ottien mercede?
 MIRTEO
                                               E poi si spera.
 IRCANO
215Miserabil mercé! No, d’involarti
 il pregio di gentil non ho desio.
 Ciascun siegua il suo stile; io sieguo il mio.
 
    Maggior follia non v’è
 che per godere un dì
220questa soffrir così
 legge tiranna.
 
    Io giuro amore e fé
 a più d’una beltà
 né serbo fedeltà
225quando m’affanna. (Parte)
 
 SCENA VII
 
 MIRTEO solo
 
 MIRTEO
 Felice te, se puoi
 sopra gli affetti tuoi
 regnar così; Ma non è ver; se un giorno
 al par di me cadrai
230in servitù d’una crudele e bella,
 sarai men franco e cangerai favella.
 
    Bel piacer saria d’un core
 quel potere a suo talento
 quando amor gli dà tormento
235ritornare in libertà.
 
    Ma non lice e vuole amore
 che a soffrir l’alma s’avvezzi
 e che adori anche i disprezzi
 d’una barbara beltà. (Parte)
 
 SCENA VIII
 
 Orti pensili.
 
 SCITALCE e SIBARI
 
 SCITALCE
240Come? E tu non ravvisi
 Semiramide in Nino? A me la scopre
 il girar de’ suoi sguardi
 placidi al moto, il favellar, la voce,
 la fronte, il labbro e l’una e l’altra gota
245facile ad arrossir, ma più d’ogni altro
 il cor che al noto aspetto
 subito torna a palpitarmi in petto.
 SIBARI
 (Dei! La conobbe) Ah no. Se fosse tale
 al germano Mirteo nota sarebbe.
 SCITALCE
250No, che bambino ei crebbe
 nella reggia de’ Battri.
 SIBARI
                                           In Asia ognuno
 la crede estinta.
 SCITALCE
                                Ah più d’ogn’altro amico
 io crederlo dovrei. Tutto fu vero
 quanto svelasti a me. Nel luogo andai
255destinato da lei: venne l’infida,
 meco fuggì, ma poi
 non lungi dalla reggia
 l’insidie ritrovai. Cinto d’armati
 v’era il rivale.
 SIBARI
                            E il conoscesti? (Con timore)
 SCITALCE
                                                          Almeno
260potrei sfogarmi in lui.
 SIBARI
 (Torniamo a respirar: non sa ch’io fui)
 Ma da tanti nemici
 chi ti salvò?
 SCITALCE
                         Fra l’ombre
 del bosco e della notte
265mi dileguai: ma prima
 del Nilo in su la sponda
 l’empia trafissi e la balzai nell’onda.
 SIBARI
 Aimè!
 SCITALCE
               Da quel momento
  pace non so trovar. Sempre ho sugli occhi
270sempre il tuo foglio, il mio schernito foco,
 la sponda, il fiume, il tradimento, il loco.
 SIBARI
 Il foglio mio? Forse lo serbi?
 SCITALCE
                                                      Il serbo
 per gloria tua, per mia difesa.
 SIBARI
                                                         Ah pensa
 alla mia sicurezza; è qui Mirteo.
275Potria per la germana
 vendicarsi con me.
 SCITALCE
                                     Va’ pur sicuro.
 A tutti il celerò. Ma corrisponda
 alla mia la tua fé: non dir che Idreno
 in Egitto mi finsi.
 SIBARI
                                    Io tel prometto.
280Ma tu scaccia dall’alma
 quel fallace desio che ti figura
 Semiramide in Nino. Offri a Tamiri
 oggi tranquillo il core
 e dal primo ti sani un nuovo amore.
 
285   Come all’amiche arene
 l’onda rincalza l’onda
 così sanar conviene
 amore con amor.
 
    Piaga d’acuto acciaro
290sana l’acciaro istesso
 ed un veleno è spesso
 riparo all’altro ancor. (Parte)
 
 SCENA IX
 
 SCITALCE, poi TAMIRI
 
 SCITALCE
 Chi sa! Forse il desio
 ingannar mi potrebbe; al re si vada,
295si ritorni a veder. (In atto di partire)
 TAMIRI
                                    Dove Scitalce?
 SCITALCE
 Al monarca d’Assiria.
 TAMIRI
 
                                          Egli s’appressa.
 Fermati.
 SCITALCE
                    (Oh dio! Che dubitarne? È dessa). (Vedendo Semiramide)
 TAMIRI
 Signor, brama Scitalce (A Semiramide)
 teco parlar.
 SEMIRAMIDE
                        (Vorrà scoprirsi). Altrove
300piacciati, o principessa,
 portare il piè. Tutta agli accenti suoi
 lascia la libertà.
 TAMIRI
                                Parto. S’ei m’ami
 scorgi... Chiedi...
 SEMIRAMIDE
                                  Va’ pur. So quel che brami. (Tamiri parte)
 (Siam soli, or parlerà).
 SCITALCE
                                            (Partì Tamiri,
305or con me si palesa).
 SEMIRAMIDE
 (Il rossor lo ritarda).
 SCITALCE
 (Teme quel cor fallace).
 SEMIRAMIDE
 (Tace, e mi guarda).
 SCITALCE
                                        (Ancor mi guarda e tace).
 SEMIRAMIDE
 Principe, tu non parli?
310Impallidisci, avvampi e sei confuso?
 SCITALCE
 Signor, nel tuo sembiante
 una donna incostante,
 che in Egitto adorai,
 veder mi parve e mi turbò la mente;
315quella crudel mi figurai presente.
 SEMIRAMIDE
 Tanto simile a Nino
 era dunque colei?
 SCITALCE
                                    Simile tanto
 che sotto un’altra spoglia
 quell’infida direi che in te s’annida.
 SEMIRAMIDE
320Se fu simile a me, non era infida.
 SCITALCE
 Ah menzognera, ah ingrata... (Alterato)
 SEMIRAMIDE
                                                        Olà! Scitalce
 così meco ragiona?
 SCITALCE
 Io m’ingannai. Perdona (Si ricompone)
 uno sfogo innocente.
325Quella crudel mi figurai presente.
 SEMIRAMIDE
 Pur se avessi presente
 allo sguardo colei come al pensiero,
 Forse chi sa? Non ti vedrei sì fiero.
 SCITALCE
 (Quale audacia! Comprenda
330alfin ch’io non la curo). Ah se tu vuoi,
 questo mio core oppresso
 felice tornerà.
 SEMIRAMIDE
                             (Si scopre adesso).
 Libero parla.
 SCITALCE
                           Oh dio!
 Troppo ardito sarei.
 SEMIRAMIDE
                                       La tema è vana.
335Parla: di me ti puoi fidar.
 SCITALCE
                                                 Vorrei
 pietosa a’ miei martiri
 mercé del tuo favor render Tamiri.
 SEMIRAMIDE
 (Oh ingrato! Oh disleale!)
 SCITALCE
 Ella è il mio foco,
340adoro il suo sembiante...
 SEMIRAMIDE
 Non più. (Fingiam). Ti compatisco amante.
 A parlar con Tamiri:
 ogni tua brama a secondar m’appresto.
 SCITALCE
 Torna appunto Tamiri, il tempo è questo.
 SEMIRAMIDE
345(Oh importuno ritorno!)
 SCITALCE
                                                Or dir le puoi
 ch’è l’amor mio, ch’è il mio tormento estremo.
 SEMIRAMIDE
 Allontanati, e taci. (Io fingo e fremo) (Scitalce si ritira indietro).
 
 SCENA X
 
 TAMIRI e detti
 
 TAMIRI
 Signor quali predici
 venture all’amor mio?
 SEMIRAMIDE
                                           Poco felici.
350Sudai finora invano
 con Scitalce per te. Di lui ti scorda,
 non è degno d’amor.
 TAMIRI
                                        Perché?
 SEMIRAMIDE
                                                         Ti basti
 saper che non si trova
 il più perfido core, il più rubello.
 SCITALCE
355Signor, parli di me? (Avanzandosi)
 SEMIRAMIDE
                                         Di te favello.
 SCITALCE
 (E pure impallidisce). (Ritirandosi indietro)
 TAMIRI
                                            E s’ei non m’ama
 perché si fa rivale
 d’Ircano e di Mirteo? Chiedasi
 SEMIRAMIDE
                                                          Ah ferma (Arrestandola)
 non gli parlar, se la tua pace brami.
 TAMIRI
360Ma la cagion?
 SEMIRAMIDE
                            Tu sei
 innocente in amore: ed egli ha l’arte
 d’affascinar chi sue lusinghe ascolta.
 SCITALCE
 Nino...   (Appressandosi)
 SEMIRAMIDE
                  Eh taci una volta, (Con impeto)
 non turbarci così.
 SCITALCE
                                   Ma qui si tratta
365del mio riposo e compatir tu dei...
 TAMIRI
 Ma Scitalce io vorrei
 chiaro intendere alfin quai son gli affetti,
 che nascondi nel seno.
 SCITALCE
                                           In seno ascondo
 un incendio per te. L’unico oggetto
370sei tu di mia costanza:
 il mio ben, l’idol mio, la mia speranza.
 SEMIRAMIDE
 (Perfido!)
 TAMIRI
                      Io non intendo
 se siano i detti tuoi finti o veraci;
 eccedi e quando parli e quando taci.
 SCITALCE
 
375   Se intende sì poco (A Semiramide)
 che ho l’alma piagata,
 tu dille il mio foco,
 tu parla per me.
 (Sospira l’ingrata, (Da sé)
380contenta non è).
 
    Sai pur che l’adoro, (A Semiramide)
 che peno, che moro,
 che tutta si fida
 quest’alma di te.
385(Si turba l’infida,
 contenta non è). (Parte)
 
 SCENA XI
 
 SEMIRAMIDE e TAMIRI
 
 TAMIRI
 Udisti il prence? Egli è diverso assai
 da quel che lo figuri.
 SEMIRAMIDE
                                        Ah tu non sai
 quanto a fingere è avvezzo.
 TAMIRI
390Pur non sembra così.
 SEMIRAMIDE
                                         Di quel crudele
 non fidarti, o Tamiri; altro interesse
 non ho che il tuo riposo.
 TAMIRI
                                              Io ben m’avvedo
 del zelo tuo ma sì crudel nol credo.
 
 SCENA XII
 
 SEMIRAMIDE sola
 
 SEMIRAMIDE
 Sarà dunque Scitalce
395sposo a Tamiri e tollerar lo deggio?
 Lo sia. Qual cura io prendo
 d’un traditor? Potessi almen spiegarmi,
 dirgli ingrato, infedel; ma in gran periglio
 pongo me stessa; ah che farò? Vorrei
400e parlare e tacer. Dubbiosa intanto
 e non parlo e non taccio;
 di sdegno avvampo e di timore agghiaccio.
 
    Passaggier che su la sponda
 sta nel naufrago naviglio,
405or al legno, ed or all’onda
 fissa il guardo e gira il ciglio.
 Teme il mar, teme l’arene
 vuol gittarsi e si trattiene
 e risolversi non sa.
 
410   Pur la vita e lo spavento
 perde alfin nel mar turbato.
 Quel momento fortunato
 quando mai per me verrà? (Parte)
 
 Fine dell’atto primo