Didone abbandonata, libretto, Roma, de’ Rossi, 1747

 SCENA V
 
 SELENE e detti
 
 SELENE
 Partì da' nostri lidi
 Enea? Che fa? Dov'è?
 OSMIDA
                                           Nol so.
 ARASPE
                                                          Nol vidi.
 SELENE
1060Oh dio! Che più ci resta
 se lontano da noi la sorte il guida?
 ARASPE
 È teco Araspe.
 OSMIDA
                             E ti difende Osmida.
 SELENE
 Pria che manchi ogni spene
 vado in traccia di lui.
 OSMIDA
                                         Ferma Selene.
1065Se non gli sei ritegno
 più pace avranno e la regina e il regno.
 SELENE
 Intendo i detti tuoi.
 So perché lungi il vuoi.
 ARASPE
                                             Con troppo affanno
 di arrestarlo tu brami. (A Selene)
1070Perdona l'ardir mio, temo che l'ami.
 SELENE
 Se a te della germana
 fosse noto il dolore
 la mia pietà non chiameresti amore.
 OSMIDA
 Tanta pietà per altri a te che giova?
1075Ad un cor generoso
 qualche volta è viltà l'esser pietoso.
 SELENE
 Sensi d'alma crudel!