La favola de’ tre gobbi, libretto, Roma, Puccinelli, 1752 (Li due gobbi rivali)

 Baron MACACCO e MADAMA
 
 BARONE
                         Permetta o mia signora
 che il baron delle Frappe
30devoto le rassegni
 gli umili suoi rispetti,
 qual prototipo ver de’ servi suoi.
 MADAMA
 Questo, signor barone,
 effetto è sol del suo bel core e troppo
35i limiti trascende;
 inusitata e nuova
 non m’è però la gentilezza sua.
 Intanto si compiaccia
 ch’io pur mi dica quale
40stata finor gli sono
 umilissima serva.
 BARONE
 Anzi la mia degnissima padrona.
 MADAMA
 S’accommodi.
 BARONE
                             Madama
 prima vorrei...
 MADAMA
                              Che vorrebbe...
 BARONE
                                                            L’onore
45di baciar la sua mano
 per costellarle il mio dovuto ossequio.
 Grand’è l’ardir. Sì, lo conosco, pure...
 MADAMA
 (Voglio prendermi spasso).
 Ecco la mano.
 BARONE
                            O me felice.
 MADAMA
                                                    (Quanto
50t’ha da costar).
 BARONE
                              Fuori di me son io
 di contento e piacer. Il core in porto
 no che più non può star così ristretto.
 Un mongibello io provo
 acceso nel mio sen, ardo, mi struggo
55e resister non posso un sol momento,
 senza ristoro i morir pavento.
 
    Spirate dolci aurette
 a ristorarmi il core,
 a mitigar l’ardore
60che brugia nel mio sen.
 
    Più placidi sospiri
 poi l’amoroso foco
 spieghino al caro ben.
 
 MADAMA
 (Or ch’è nel canestrino
65voglio tentar pian piano
 se posso guadagnar quel bel rubino).
 BARONE
 Che die la mia bella?
 MADAMA
 Che posso dir? Confusa, anzi smarrita
 non ritrovo parole né concetti
70per discoprir l’affanno...
 BARONE
                                               Parli, parli
 con libertà.
 MADAMA
                        Potessi...
 No, mi vergogno.
 BARONE
                                  Ah quanto
 più risponde così. Loquace, o cara,
 il silenzio è talor. Ne’ lumi sui
75il cor favella in mille guise e tutti
 dice dell’alma i moti,
 scuopre l’accesa face
 quantunque il labro tace.
 MADAMA
                                                Che...
 BARONE
                                                             Su via
 lasciamo i complimenti, le ritrosie e le tante
80gentili ceremonie.
 Signora in confidenza
 dica pur se da vero
 ama Macacco.
 MADAMA
                             E come
 può dubitarne ancora?
85E chi potria lo sguardo
 fissar su quel visino e non amarlo?
 BARONE
 Oh dei, sicché son io...
 MADAMA
 La mia face, il mio ben, l’idolo mio.
 BARONE
 Qual gioia inaspettata,
90qual mai piacer m’inonda...
 Dunque la sposa un dì sarà del grande
 valoroso barone
 la signora Vezzosa; ah quest’è troppo.
 No, non resisto certo.
95L’eccesso del contento
 è specie anch’esso di crudel tormento.
 MADAMA
 (Impazzisce senz’altro).
 Sieda... Che bel brillante.
 Se si compiace io di vederlo bramo.
 BARONE
100E chi n’è la padrona.
 MADAMA
 Grazie.
 BARONE
                 Lo provi in dito.
 MADAMA
 (Or or casca il merlotto).
 Veramente mi piace e par che sia
 fatto apposta per me.
 BARONE
                                          Ci sta pur bene.
105Lo lasci pur.
 MADAMA
                          Che, se ne vuol privare?
 BARONE
 Con sommo mio piacer. Servirà quello
 per memoria del suo
 fedelissimo amante.
 MADAMA
 Queste son troppo
110segnalate finezze. Io non saprei...
 (Il merlotto è caduto).
 BARONE
 Mi vuol burlar signora?
 Gemme, carrozze ed oro...
 Un sol cenno mi basta.
 MADAMA
115(Della moda è capace). I suoi favori
 già sperimento e sono
 delle grazie in possesso. (Egli è pur buono).
 
    Nella fronte tua vezzosa
 io ti leggo tutto il core.
120Chi d’un’alma generosa
 la grandezza può celar?
 
    Tuo non è quanto possiedi,
 Doni, spendi ciò che puoi.
 Servi, soffri; e tu non vuoi
125far le donne innamorar.
 
 BARONE
 (Qui non ci voglion ciarle.
 Abbastanza compresi).
 Posso signora mia
 spiegar gl’affetti miei, spiegar gl’affanni
130sicuro del suo amor, della sua fede?
 MADAMA
 Già sa che l’amo.
 BARONE
                                  Dunque?
 MADAMA
 Non serve tanto pigolar.
 BARONE
                                              Ma cara...
 MADAMA
 Noioso, anzi molesto
 si rende alfin chi perde
135in complimenti e ciance
 della visita il tempo; utile e breve
 sia l’incommodo.
 BARONE
                                  E poi?
 MADAMA
 Speri qualche conforto.
 BARONE
 Senza parlar...
 MADAMA
                             E longa...
140Di tenerezze e pianti
 non è più la staggione
 e colle donne non servon canzone.
 BARONE
 Già mi disprezza.
 MADAMA
                                   Taci.
 BARONE
 (Povero anello mio). Poveri affetti,
145come presto cambiate i vostri aspetti.
 
    Lascia ch’io spiri almeno
 bella sugl’occhi tuoi,
 quando spiegar dal seno
 non può gl’affetti suoi
150l’innamorato cor.
 
    Amar un volto, oh dio,
 né poter dir: «Ben mio».
 Se questo non è duolo,
 numi! qual è il dolor?
 
 MADAMA
155E pur mi fa pietà. Nel petto io sento
 un certo non so che... Signor barone
 (non lo voglio sdegnar) perché sì mesto?
 BARONE
 Ha ragion di burlarmi.
 MADAMA
 Eh via. Non si può fare
160del suo amore una prova. Sono la stessa
 e d’esser spero un dì la sua consorte.
 BARONE
 Mi ritorna da morte
 quel dolce favellar. Quelle pupille
 mi dan la vita ed ora
165comincia a respirar il core oppresso.
 O mia dolce speranza.
 MADAMA
 Sarà fedele?
 BARONE
                          E generoso ancora.
 MADAMA
 Non sono interessata
 né vendo l’amor mio.
 BARONE
170Lo so, non è di quelle
 donne moderne che le grazie loro
 a peso danno sol d’argento ed oro.
 MADAMA
 Oimè! Mi par bussato.
 Mai fosse mio fratello, (Un poco sorpresa)
175sarei perduta.
 BARONE
                             Misero me. Ah pensa
 qualche ripiego.
 MADAMA
                                 Come...
 Qui non vi è luogo.
 BARONE
                                     Dunque?
 MADAMA
                                                         Non saprei.
 Una bestia è colui.
 BARONE
 Quel credenzone.
 MADAMA
                                   Appunto
180potrebbe in quello entrar sicuramente.
 BARONE
 Oh questa sì ch’è tonda.
 MADAMA
 Presto che viene.
 BARONE
                                  E non si scordi.
 MADAMA
                                                                Presto...
 Ne lasci a me la cura.
 BARONE
 Qui da vero ci ho dato. (Entra nel credenzone)
 MADAMA
185Ecco il primo merlotto ingabbiato.