La favola de’ tre gobbi, libretto, Roma, Puccinelli, 1752 (Li due gobbi rivali)

 Strada e bosco da un lato.
 
 CONTE Bellavita, armato di spadone, cimiero, scudo e pugnalw
 
 CONTE
310Alla guerra, alla guerra,
 un Orlando sembro io.
 Che braccio, che valor, che positura!
 Dove son mille squadre?
 Costui dov’è che tanto...
315Ma... come... non intendo
 la caggion del duello; che ho da spartire
 col baron delle Frappe,
 esso che vuol da me? Che vuol madama?
 Che pretendon costoro? E di qual colpa
320si domanda ragion? L’orlogio mio
 con meditata frode
 pur mi rapì colei. All’improviso
 dal chiuso credenzone
 furibondo si scaglia,
325insulta, strilla e minacciando straggi
 parte Macacco. Questa
 mi manda poi disfida ingiuriosa.
 No, non comprendo. Basta.
 Presto si pentirà. Già nel cimento
330esser mi par, la spada impugna, all’armi,
 non mi chieder pietà. Quel sangue indegno
 si versi tutto. Sì quell’alma rea...
 Misero... con chi parlo... A chi m’adiro.
 Che fo... Dove mi trovo... Ahimè deliro.
 
335   Son pur qui. E dove sto.
 va il cervell’in qui, in là.
 So pur d’esso sì o no.
 
    Ah qual fionda è la mia testa
 che girata e rigirata
340moto più prendendo va.
 
    Non conosco qual mi sia,
 bullo come il farricello
 che in pignatta fa flo flo.
 
    Colle femine chi tratta
345agitato sempre sta.