Il mondo della luna, libretto, Firenze, Giovannelli, 1751

 SCENA VII
 
 Camera.
 
 FLAMINIA, CLARICE
 
 CLARICE
 Eh venite, germana.
 Andiam su quella loggia
260a goder della notte il bel sereno.
 FLAMINIA
 Se il genitore austero
 ci ritrova colà, misere noi.
 CLARICE
 Che badi a' fatti suoi.
 Ci vuol tener rinchiuse,
265e dall'aria difese,
 come fossimo noi tele di ragno?
 FLAMINIA
 Finché noi siam soggette
 al nostro genitor convien soffrire.
 CLARICE
 Ma io per vero dire,
270stanca di questa soggezion noiosa,
 non veggo l'ora di esser fatta sposa.
 FLAMINIA
 E quando sarem spose
 avrem di soggezion finiti i guai?
 Anzi sarem soggette più che mai.
 CLARICE
275Eh sorella, i mariti
 non son più tanto austeri.
 Aman la libertade al par di noi
 ed abbada ciascuno ai fatti suoi.
 FLAMINIA
 Se l'accordasse il padre,
280spererei con Ernesto esser felice.
 CLARICE
 Lo spererei anch'io
 con Ecclitico mio.
 FLAMINIA
 Quell'Ecclitico vostro
 è un uom ch'altro non pensa
285che a contemplar or l'una, or l'altra stella.
 CLARICE
 Questo è quello, sorella,
 che in lui mi piace più,
 finché ei pensa alla luna ovvero al sole,
 la sua moglie farà quello che vuole.
 FLAMINIA
290Ma il genitor, io temo,
 non vorrà sodisfarci.
 CLARICE
                                        Evvi in tal caso
 un ottimo espediente.
 Maritarci da noi senza dir niente.
 FLAMINIA
 Ciò so che non conviene a onesta figlia
295ma se amor mi consiglia,
 e il padre a me si oppone,
 io temo che all'amor ceda ragione.
 
    Amor mi fa sperare
 ch'il mio cuor sarà;
300ah, ah, che del suo affetto
 geloso cor in petto
 troppo temer mi fa.
 
    Per me pietosi i dei
 sperar anch'io vorrei
305ma poi non so che fia,
 sento che l'alma mia
 pace trovar non sa.