Il negligente, libretto, Venezia, Zatta, 1795

 SCENA IX
 
 FILIBERTO, poi LISAURA
 
 FILIBERTO
 L’ho sempre detto ch’è una buona figlia
370Aurelia, di buon’indole e talento,
 e di prenderla in moglie io son contento.
 Ma quando? Eh si farà! Ma mi potrebbe
 fuggire dalle mani. Andiamo subito,
 pria che qualch’altro amor n’occupi il loco.
375N’andrò ma pria vo’ riposarmi un poco. (Siede)
 LISAURA
 Signor padre, un affar di gran premura
 mi conduce da voi.
 FILIBERTO
 Di grazia andate e tornerete poi.
 LISAURA
 Il cielo mi presenta
380una buona fortuna.
 FILIBERTO
 Me ne rallegro assai.
 LISAURA
                                        Dorindo, il figlio
 di quel ricco mercante,
 mi si è scoperto amante.
 FILIBERTO
 Benissimo, è così?
 LISAURA
                                     Mi brama in moglie.
 FILIBERTO
385Ne parleremo poi.
 LISAURA
 Volea venir da voi
 ma per non annoiarvi ei si trattiene.
 FILIBERTO
 In questo ha fatto bene.
 Io non vo’ seccature.
 LISAURA
390Aspetta la risposta.
 FILIBERTO
                                      Aspetti pure.
 LISAURA
 Dunque, che gli ho da dire?
 FILIBERTO
 Per or se ne può ire;
 ci penseremo, tornerà.
 LISAURA
                                            Ma quando?
 FILIBERTO
 Oh l’è lunga!
 LISAURA
                           Io stessa
395da lui ritornerò.
 FILIBERTO
 Da lui? Signora no.
 LISAURA
 Dunque anderete voi.
 FILIBERTO
 Non posso, non ne ho voglia.
 LISAURA
 La civiltà lo vuole.
400Conosco il dover mio;
 se non c’andate voi, ci anderò io.
 
    Deh non fate ch’io vi chiami
 crudo padre e dispietato,
 del mio core innamorato
405deh movetevi a pietà.
 
    Lo sapete s’io fui sempre
 rassegnata ed umil figlia;
 né so dir quel che sarà.