Il negligente, libretto, [Norimberga?], s.d.

 SCENA V
 
 PORPORINA e PASQUINO
 
 PASQUINO
 Per questa volta è andata bene.
 PORPORINA
                                                           In grazia
485del mio giudizio.
 PASQUINO
                                  Sì, gioia mia bella,
 tu sei una ragazza
 che può star, per dottrina, in paragone
 d’Ovidio, Quinto Curzio e Cicerone.
 PORPORINA
 Tutto ho fatto per te.
490Peraltro in vita mia,
 io non so d’aver detta una bugia.
 PASQUINO
 Dunque mi porti amore?
 PORPORINA
 Ti amo con tutto il cuore.
 PASQUINO
 Dunque tu mia sarai?
 PORPORINA
495Sì, Pasquino, sarò tua se mi vorrai.
 PASQUINO
 Se ti vorrò? Cospetto!
 Non bramo altri che te.
 Per quel tuo bel visino
 lascerei la minestra, il pane, il vino.
 PORPORINA
500Ma quando mi darai...
 PASQUINO
                                            Cosa?
 PORPORINA
                                                          La mano.
 PASQUINO
 Eccola, se la vuoi.
 PORPORINA
 La prenderei ma poi...
 PASQUINO
 Ma poi? Di che hai paura?
 PORPORINA
 Che tu mi dica il ver non son sicura.
 PASQUINO
505Vuoi che ti mostri il cuor? Dammi un cortello;
 voglio spaccarmi il petto;
 voglio mostrarti il cuor.
 PORPORINA
                                             No, poveretto!
 Lo so che mi vuoi bene;
 ma un po’ di gelosia mi dà martello.
 PASQUINO
510Maledetta disgrazia è l’esser bello.
 PORPORINA
 Quei cari e bei occhietti
 saranno tutti miei?
 PASQUINO
                                      Sì.
 PORPORINA
                                              Non m’inganni?
 Posso prestarti fé?
 PASQUINO
                                     Sì.
 PORPORINA
                                             Tu mio sposo
 esser dunque vorrai?
 PASQUINO
                                          Sì, bel visetto.
 PORPORINA
515Oh che bella fortuna, oh che diletto!
 
    Ohimè, che fuor del petto
 mi vien sul labbro il cuor;
 ma su quel bel labbretto
 veggo il tuo cuor ancor.
 
520   Dammi il tuo cuore, oh dio!
 Pigliati, o caro, il mio,
 piglialo, che tel dono,
 dammelo per pietà.
 
    Cosa farai del mio?
525Del tuo cosa farò?
 Perché fedel son io,
 il tuo lo serberò.
 
    Tu che pietà non hai
 me lo strapazzerai,
530no, no, per carità.