Il prigionier superbo, partitura ms. I-Nc Rari 7.6.7-8; olim 30.4.14-15

 ATTO TERZO
 
 SCENA PRIMA
 
 Orrida prigione
 
 VIRIDATE incatenato, indi ERICLEA
 
 VIRIDATE
 
    Ombre mute, oscuri orrori
 che ascoltate i miei sospiri,
720per pietà de' miei martiri
 apprendete a sospirar.
 
 ERICLEA
 Principe, avverso fato
 ti vuole oppresso.
 VIRIDATE
 Non può tanto la sorte
725sul cor di Viridate, a me nemica
 con mano ingiusta troncherà lo stame
 di fragil vita, è ver; ma il darmi morte
 non è farmi infelice: ella a se stessa
 dà sola l'alma mia pena e consuolo.
 ERICLEA
730Ma l'alma appunto offesa
 dal rigor di fortuna, oggi dal duolo
 forza non troverà che la difenda.
 VIRIDATE
 E come?
 ERICLEA
                   Il fier Metalce
 oggi al tempio a Rosmene
735di sposo stenderà la destra infame.
 VIRIDATE
 Come possibil fia!
 ERICLEA
 Il solenne apparato
 per le nozze fatali,
 (ahi! peno a dirlo) preparar vid'io.
 VIRIDATE
740Ah tradito amor mio! nemico cielo!
 Ah! Rosmene infedele!
 
 SCENA II
 
 SOSTRATE, che viene dal fondo della prigione, e detti
 
 SOSTRATE
 Infedele Rosmene! E come?
 VIRIDATE
                                                      Al tempio
 ella già s'incamina
 per impalmar Metalce. Ecco, Ericlea
745l'infausta nuova a noi recò.
 SOSTRATE
                                                   Dell'empia
 incenerite pria l'indegna destra,
 o giusti numi.
 ERICLEA
                             No Sostrate, che i numi
 ne porgeranno aita.
 Già un mio fedele irrita
750il cor di quei, che in petto
 serban del mio gran padre il nome impresso:
 uniti questi a' tuoi fedeli, all'empio
 argin faranno, onde non entri al tempio.
 VIRIDATE
 Deh! per pietà, Ericlea...
 SOSTRATE
                                               Tu del tiranno
755opprimi, o principessa,
 il barbaro attentato.
 ERICLEA
 Vedrà lo scelerato,
 se il cielo arrida alla mia giusta impresa,
 tutto il furor d'una regina offesa.
 
 SCENA III
 
 SOSTRATE, VIRIDATE, indi MICISDA
 
 VIRIDATE
760Sì enorme tradimento
 di Sostrate la figlia
 dunque commetter mai potrà?
 SOSTRATE
                                                           No prence,
 s'ella si rende rea d'un tal delitto,
 non chiamarla mia figlia. Ah potess'io
765franger questi ceppi,
 e del tiranno al barbaro cospetto
 girne superbo a trargli il cor dal petto.
 MICISDA
 Viridate?
 VIRIDATE
                     Micisda!
 MICISDA
 A te Metalce questo foglio invia.
770Leggilo pur.
 SOSTRATE
                         (Che sarà mai!)
 VIRIDATE
                                                        (Che fia!) (Legge)
 «Viridate, qui leggi,
 dall'ingrata Rosmene
 qual premio ottenne il tuo costante amore.
 Credo, che ben ravvisi
775il carattere infausto: ella è che scrisse
 la rea sentenza. Viridate mora».
 E vivo! e spiro!
 SOSTRATE
                               Ah crudele, inumana!
 Indegna figlia!
 MICISDA
 Prence, non accusar di crudeltade
780un atto di pietade. A questo prezzo
 ricomprare fu d'uopo
 la reale tua vita.
 SOSTRATE
 Ed io viver dovrò, mercati a prezzo
 del sangue a me più caro,
785da un empio vincitor giorni servili?
 Ah! pria...
 VIRIDATE
                      Signor t'acqueta; un miglior dono
 meritar non saprei da una tua figlia
 che morire per te: ma ch'ella sposa
 sia di Metalce, ad onta
790del tuo voler, del mio costante amore,
 tolerarlo non so.
 SOSTRATE
                                No Viridate,
 né tu morrai, né l'empia
 d'altri sarà che tua.
 MICISDA
                                      Del vostro impegno,
 principi generosi,
795anche a parte son io: già buona parte
 delle norvegge schiere
 pende da' cenni miei; pronti Ericlea
 contro il tiranno ha i suoi seguaci ancora:
 ella vuol, d'ira accesa,
800ch'oggi sia tua Rosmene e l'empio mora.
 
    Doppo il periglio
 de la tempesta,
 col suo naviglio
 se giunge in porto,
805lascia il nocchiero
 di sospirar.
 
    Così felice
 doppo il dolore,
 non saprà il core
810che sia piacer.
 
 SCENA IV
 
 ROSMENE, VIRIDATE, indi SOSTRATE
 
 VIRIDATE
 Principe, di Micisda
 spero che il cielo al gran disegno arrida,
 ma tolerar non so Rosmene infida.
 SOSTRATE
 Di Metalce la destra
815ella non stringerà.
 VIRIDATE
                                    Cieli, che vedo!
 A noi vien la crudele!
 ROSMENE
 Padre, sposo...
 SOSTRATE
                             Alma vile!
 VIRIDATE
                                                  Alma infedele!
 SOSTRATE
 Avvilirti?
 VIRIDATE
                     Tradirmi?
 ROSMENE
 Che avvilir? che tradirti?
820Ah! per pietà m'udite.
 SOSTRATE
 Fuggi dagl'occhi miei.
 VIRIDATE
                                           Non voglio udirti.
 ROSMENE
 Numi, che crudo affanno!
 VIRIDATE
 Tu sposa del tiranno?
 SOSTRATE
 Tu a Viridate segnar la morte?
 ROSMENE
                                                          Oh Dio!
825Che far dovea, se già la Parca irata...
 SOSTRATE
 Taci.
 VIRIDATE
             Chiudi quel labro.
 SOSTRATE
                                                Infida!
 VIRIDATE
                                                                Ingrata!
 
 Terzetto
 
 ROSMENE
 
    Padre...
 
 SOSTRATE
 
                     Non vo' ascoltarti.
 
 ROSMENE
 
 Sposo...
 
 VIRIDATE
 
                  Infedel, tiranna.
 
 ROSMENE
 
 Ah! che il pensier v'inganna:
830caro, lo sanno i dei...
 
 VIRIDATE
 
 Fuggi dagl'occhi miei.
 
 ROSMENE
 
 Signor, son rea sì; ma senti...
 
 SOSTRATE
 
 Volgi da me quei lumi.
 
 ROSMENE
 
 (Vorrei morir!) Cor mio...
835a te son fida.
 
 VIRIDATE
 
                           Menti.
 
 ROSMENE
 
 (Che pena è questa, oh Dio!)
 
 VIRIDATE
 
 Anima senza fé.
 
 ROSMENE
 
 Deh! per pietade...
 
 SOSTRATE
 
                                     Parti.
 Non v'è pietà per te.
 
 ROSMENE
 
840(Barbari, ingiusti dei!
 La morte mia dov'è?)
 
    Ah! Genitor, s'io scrissi...
 
 SOSTRATE
 
 Taci. Non han gl'abissi
 mostro maggior di te.
 
 ROSMENE
 
845Già ch'io ti fui spietata,
 aprimi, o caro, il seno.
 
 VIRIDATE
 
 Vanne al tuo sposo, ingrata;
 involati da me.
 
 ROSMENE
 
 (Cieli pietosi, almeno
850parlate voi per me).
 
 SCENA V
 
 METALCE ed ERICLEA
 
 METALCE
 Adunque, Viridate,
 offeso che Rosmene
 a lui segnò la morte,
 vuol della Dania al soglio
855volger il piede?
 ERICLEA
                               E Sostrate,
 purché mentr'egli viva
 a lui si ceda di Norveggia il trono,
 a te concede la sua figlia in dono.
 METALCE
 E tu v'assenti?
 ERICLEA
                              Purché,
860al gotico ciel volga le piante,
 ed altra sposa e amante
 porga la man, io son contenta.
 METALCE
                                                         Or vanne,
 quest'è il real impronto:
 dal carcere sian tratti i prigionieri,
865e a me Sostrate venga: i passi affretta.
 ERICLEA
 Vado. (Vedrai qual sia la mia vendetta).
 
    Vedi, ingrato, e pensa oh Dio
 che il mio cor nel suo tormento
 non desia che il tuo contento,
870pensa solo al tuo gioir.
 
    Ma nel sen dell'idol mio
 tant'amore e fedeltade
 non risveglia la pietade
 dell'ingiusto mio languir.
 
 SCENA VI
 
 METALCE, poi ROSMENE con guardie
 
 METALCE
875Par che le stelle
 in men torbido ciel splendan serene.
 ROSMENE
 (Ecco il tiranno: ahi vista!)
 METALCE
                                                    Alfin, Rosmene,
 eccoci al tempio, avanti al simulacro
 che de' regi è sembianza.
 ROSMENE
880E da me che pretendi?
 METALCE
                                            Viridate
 più non morrà; ma della Dania al cielo
 ei ritornar sol chiede,
 nulla curando più il tuo amor, la fede.
 ROSMENE
 E fia ciò ver? giorno per me funesto!
885Ahi! qual per me nuovo martire è questo!
 METALCE
 A me porgi la destra.
 ROSMENE
 Ah! pria s'inaridisca
 che a te crudel la doni,
 folgori, lampi e tuoni
890cadan pria sul tuo crin.
 METALCE
                                             Raffrena, o bella,
 gli sdegni tuoi; perché l'orgoglio insano
 vuoi del padre imitar? Cortese accogli
 dell'amor mio l'invito,
 né irritar più d'un re l'amor schernito.
 ROSMENE
895T'inganni; in questo petto
 serbo del padre la ferocia impressa,
 e abbiam nell'abborrirti un'alma istessa.
 Che far tu puoi? su via tiranno, ardisci,
 svenami il genitore, e di catene
900questo mio piede opprimi,
 tenta la mia fortezza
 con flagelli, con fiamme, anzi con quanto
 d'orribile ha l'inferno,
 che in faccia lor t'abborrirò in eterno.
 METALCE
905Tanto crudel non son, rifletti solo
 che le tue nozze bramo.
 ROSMENE
                                             Io la tua morte.
 METALCE
 Ti sovvenga...
 ROSMENE
                            La morte d'un germano.
 METALCE
 Pensa ch'io son...
 ROSMENE
                                  Metalce.
 METALCE
                                                    E tu...
 ROSMENE
                                                                  Rosmene.
 METALCE
 Questa austera virtù meglio consiglia.
910Tu sai, che amante son.
 ROSMENE
                                             So che son figlia.
 METALCE
 
    Volgi a me le vaghe ciglia,
 io per te son tutto amore,
 tanto sdegno, oh Dio, perché?
 
 ROSMENE
 
    Traditor, chi ti consiglia?
915Son nemica, t'odia il core,
 tu lo sai, che vuoi da me?
 
 METALCE
 
    Dimmi, o cara, in che t'offesi.
 
 ROSMENE
 
 Va' tiranno, troppo intesi.
 
 METALCE
 
 Deh pietà delle mie pene.
 
 ROSMENE
 
920Rendi a me le mie catene.
 
 METALCE
 
 Io mi struggo.
 
 ROSMENE
 
                             Io ti fuggo.
 
 A DUE
 
 Questo è duol, quest'è martir.
 
    Giusti numi che scorgete
 il dover
                  ch'io serbo in petto,
 la pietà
 
 ROSMENE
 
925l'alma mia voi difendete,
 
 A DUE
 
 date fine al mio languir.
 
 SCENA VII
 
 MICISDA e detti
 
 MICISDA
 Signor, sdegnato
 contro te è il popol tutto,
 quasi vorace fiamma
930le tue schiere divora;
 ed ognun grida: «Il fier Metalce mora».
 METALCE
 Ah! tradito son io.
 ROSMENE
 (Ah giusti, eterni dei!)
 METALCE
                                            Micisda, vanne;
 te duce di mie schiere eleggo: io voglio
935de' rubelli felloni
 oggi punire il contumace orgoglio.
 MICISDA
 È mia gloria il servirti.
 Vado a volo signor (ma per tradirti).
 METALCE
 Crudo ciel! numi ingiusti! e tu trionfa,
940esulta pur, spietata,
 in vedermi tradir.
 ROSMENE
                                    Del ciel severo
 guarda, infame, il castigo
 degli enormi tuoi falli!
 METALCE
                                            (Ah! troppo è vero!)
 Qual orror! qual spavento! In cielo scritto
945par che legga il mio scempio!
 Scempio dovuto al mio crudel delitto!
 
    Trema il cor, s'oscura il ciglio,
 manca il piè, mi veggo intorno
 il terror del mio periglio.
950Dove fuggo?
 Ciel nemico, infausto giorno,
 sì la vita io perderò.
 
    Il morir non mi spaventa,
 e pur temo e in sen mi sento
955un insolito tormento
 ch'io l'intendo, e dir non so.
 
 SCENA VIII
 
 ROSMENE
 
 ROSMENE
 Per il crudel tiranno
 periglioso è il tumulto!
 Secondate voi, stelle, il grande insulto!
960Ma del mio ben che fia?
 Se di Metalce i detti
 veraci fur, che pensa abbandonarmi,
 che più tardo a svenarmi?
 Se fur mentiti, un rio timor mi dice,
965che spirò l'infelice! Ahi sventurata,
 che far dovrò? chi mai provò, del mio,
 duolo più acerbo e rio?
 O Viridate! o barbaro tormento!
 Perché in vita mi lasci? Ah sei pur lento.
 
970   Perché non m'uccidi,
 spietato martoro?
 Se adesso non moro,
 deh! quando morrò?
 
    Se a tanti martiri
975resiste il mio core,
 che uccida il dolore
 più creder non vo'.
 
 SCENA IX
 
 MICISDA con spada nuda, indi ERICLEA
 
 MICISDA
 Avverso ciel! nemica sorte: stelle,
 deh! perché permettete,
980che de' Goti superbi
 oggi trionfi la baldanza audace?
 ERICLEA
 Micisda, tu qui solo?
 MICISDA
                                         Ah! siam perduti:
 vedi fuggir le nostre schiere!
 ERICLEA
                                                       Ah! dove,
 dove son, giusti numi, i vostri aiuti?
 MICISDA
985Ma Viridate, e Sostrate, conducono
 altre schiere: vado ad incontrarli.
 ERICLEA
                                                               O dei!
 Voi guidate il lor braccio e i desir miei.
 
 VIRIDATE e Micisda entrano combattendo con due goti, indi SOSTRATE battendosi con Metalce
 
 SOSTRATE
 Invan resisti al mio furor.
 METALCE
                                                  Cadrai
 superbo a questo piè.
 SOSTRATE
                                          Cedi quel ferro,
990o nel tuo sangue indegno...
 METALCE
                                                   Ah! numi ingiusti,
 cedo al vostro furor.
 ERICLEA
                                       Già l'empio è oppresso.
 SOSTRATE
 Olà! fra lacci avvinto
 sia l'inumano.
 VIRIDATE
                             Sostrate, abbiam vinto.
 METALCE
 (Fier destin!)
 SOSTRATE
                            Del iniquo
995usurpator di mia corona, vedi!
 come freme l'orgoglio?
 VIRIDATE
                                            Impara, indegno,
 a rapir l'altrui spose.
 SOSTRATE
                                         E l'altrui regno.
 
 SCENA X
 
 ROSMENE e detti
 
 ROSMENE
 Dove o padre?
 SOSTRATE
                              Alma rea!
 Vanne al tuo sposo: il mira!
1000Stringilo pur.
 ERICLEA
                            No Sostrate; innocente
 è la figlia; ella a forza
 fu da Metalce tratta al tempio.
 ROSMENE
                                                         Ed io
 potea, padre, tradir l'idolo mio?
 SOSTRATE
 Viridate, l'ascolti?
 VIRIDATE
                                    Or che il tiranno
1005è vinto, sol di pace
 fra noi si parli.
 ERICLEA
                              È giusto: se ti piace,
 Sostrate, di Rosmene
 oggi sia Viridate.
 VIRIDATE
 E tu rendi, Ericlea,
1010degno Metalce almen del tuo perdono!
 ERICLEA
 Troppo m'offese.
 METALCE
                                  Sostrate, Rosmene;
 vostra eroica virtù rende più grande
 l'orror del mio delitto, e insano ardore:
 onde, o bella Ericlea,
1015perdo in mia pena e le tue nozze e il core.
 ROSMENE
 Non più, cessin le gare.
 Regni in Norveggia Sostrate, ed al fianco
 di Metalce, Ericlea
 sovra il trono de' Goti aspetti intanto
1020il paterno retaggio.
 VIRIDATE
 Facciasi.
 ERICLEA
                   Il gran decreto
 io qui raffermo.
 SOSTRATE
                                Io lo soscrivo insieme.
 MICISDA
 (Oh! deluse mie speranze!)
 SOSTRATE
 Sia ragion. Sia vittoria o pur sia dono,
1025per l'illustre Ericlea
 sarò custode, e non signor del trono.
 TUTTI
 
    Con eco gioliva
 risponda ogni riva
 al nostro piacer.
 
1030   Già il fato sdegnato
 arride placato
 al nostro goder.
 
 Il fine