La clemenza di Tito, libretto, Stoccarda, Cotta, 1753

 Era presago il mio timor? Ma tanto
 no, non temei. Perdere un figlio è pena;
475ma che un vil... ma che un empio... Ah traditore
 con queste mani io voglio
 aprirti il sen, svellerti il core.
 CIRO
                                                       Oh dio!
 Tu ti distruggi in pianto;
 svellimi il cor ma non t’affligger tanto.
 MANDANE
480Ch’io non m’affligga? E l’uccisor del figlio
 così parla alla madre?
 CIRO
                                           Eh tu non sei...
 Son io... Quello non fu... (Che pena, oh dei!)
 MANDANE
 Ministri, al re traete
 quel carnefice reo. Poca vendetta
485è il sangue tuo ma pur lo voglio.
 ARPALICE
                                                            Affrena
 gli sdegni tuoi. Necessitato e senza
 saperlo egli t’offese. Imita, imita
 la clemenza de’ numi.
 MANDANE
                                           I numi sono
 per me tiranni. In cielo
490non v’è pietà, non v’è giustizia...
 ARPALICE
                                                             Ah taci.
 Il dolor ti seduce. Almen gli dei
 non irritiam.
 MANDANE
                           Ridotta a questo segno,
 non temo il loro sdegno;
 non bramo il loro aiuto;
495il mio figlio perdei, tutto ho perduto.
 
    Rendimi il figlio mio;