Demofoonte, libretto, Stoccarda, Cotta, 1764

 SCENA VI
 
 Porto di mare festivamente adornato per l’arrivo della principessa di Frigia. Vista di molte navi, dalla più magnifica delle quali al suono di vari stromenti barbari, preceduti da numeroso corteggio sbarcano a terra.
 
 CREUSA e CHERINTO
 
 CREUSA
 Ma che t'affanna, o prence?
 Perché mesto così? Pensi, sospiri,
 taci, mi guardi; e se a parlar t'astringo
 con rimproveri amici,
270molto a dir ti prepari e nulla dici.
 Al talamo le spose
 in sì lugubre aspetto
 s'accompagnan fra voi? Per le mie nozze
 qual augurio è mai questo?
 CHERINTO
275Se nulla di funesto
 presagisce il mio duol, tutto si sfoghi,
 o bella principessa,
 tutto sopra di me. Poco i miei mali
 accresceran le stelle. Io de' viventi
280già sono il più infelice.
 CREUSA
                                            E questo arcano
 non può svelarsi a me? Vaglion sì poco
 il mio soccorso, i miei consigli? È vero
 io son donna e sarebbe
 mal sicuro il segreto. Andiamo, andiamo.
285Taci pur; n'hai ragion.
 CHERINTO
                                            Fermati. Oh numi!
 Parlerò; non sdegnarti. Io non ho pace;
 tu me la togli; il tuo bel volto adoro;
 so che l'adoro invano;
 e mi sento morir. Questo è l'arcano.
 CREUSA
290Come! Che ardir!
 CHERINTO
                                   Nol dissi
 che sdegnar ti farei?
 CREUSA
                                        Sperai, Cherinto,
 più rispetto da te.
 CHERINTO
                                    Colpa d'amore...
 CREUSA
 Taci, taci. Non più. (Volendo partire)
 CHERINTO
                                      Ma giacché a forza
 tu volesti o Creusa
295il delitto ascoltar, senti la scusa.
 CREUSA
 Che dir potrai?
 CHERINTO
                               Che di pietà son degno,
 s'ardo per te. Che se l'amarti è colpa,
 Demofoonte è il reo. Doveva il padre
 per condurti a Timante
300altri sceglier che me. Tu bella sei,
 cieco io non son. Ti vidi,
 t'ammirai, mi piacesti. A te vicino
 ogni dì mi trovai. E mille volte
 a te spiegar credei
305gli affetti del german, spiegando i miei.
 CREUSA
 (Ah me n'avvidi). Un tale ardir mi giunge
 nuovo così che instupidisco.
 CHERINTO
                                                     E pure
 talor mi lusingai...
 CREUSA
                                    Orsù, Cherinto,
 della mia tolleranza
310cominci ad abusar. Mai più d'amore
 guarda di non parlarmi.
 CHERINTO
                                               Ingrata!... Oh dio! (In atto di partire)
 CREUSA
 Ma dove, dove corri. E chi finora
 t'impose di partir?
 CHERINTO
                                      Comprendo assai
 anche quel che non dici.
 CREUSA
                                               Ah prence, ah quanto
315mal mi conosci. Io da quel punto... (Oh numi!)
 CHERINTO
 Termina i detti tuoi.
 CREUSA
 Da quel punto... (Ah che fo?) Parti, se vuoi.
 CHERINTO
 Barbara partirò; ma forse... Oh stelle!
 Ecco il german.