Alessandro nell’Indie, libretto, Stoccarda, Cotta, 1760

 SCENA III
 
 ALESSANDRO e dette
 
 ALESSANDRO
 Regina, è dunque vero
 che non partisti! A che mi chiami? E come
 senza Poro qui sei?
 CLEOFIDE
 Mi lasciò, lo perdei.
 ALESSANDRO
                                       Dovevi almeno
1205fuggir, salvarti.
 CLEOFIDE
                               Ove? Con chi? Mi veggo
 da tutti abbandonata e non mi resta
 altra speme che in te.
 ALESSANDRO
                                          Ma in questo loco,
 Cleofide, ti perdi. È di mie schiere
 troppo contro di te grande il furore.
 CLEOFIDE
1210Sì; ma più grande è d'Alessandro il core.
 ALESSANDRO
 Che far poss'io?
 CLEOFIDE
                                Della tua destra il dono
 de' Greci placherà l'ira funesta.
 Tu me la offristi, il sai.
 ERISSENA
                                            (Sogno o son desta!)
 ALESSANDRO
 (O sorpresa! O dubiezza!)
 CLEOFIDE
                                                  A che pensoso
1215tacer così? Non ti rammenti forse
 la tua pietosa offerta o sei pentito
 di tua pietà? Questa sventura sola
 mi mancheria fra tante. Io qui rimango
 certa del tuo soccorso;
1220son vicina a perir; tu puoi salvarmi;
 e la risposta ancora
 su labbri tuoi, misera me, sospendi?
 ALESSANDRO
 Vanne, al tempio verrò. Sposo m'attendi. (Parte)