Catone in Utica: collazione
Catone in Utica

Università di Siena

Pietro Metastasio
Niccolò Jommelli

Catone in Utica

Progetto Andrea Chegai

Cura dei testi verbali Antonella D’Ovidio

 MARZIA
1Perché sì mesto, o padre? Oppressa è Roma,
2se giunge a vacillar la tua costanza.
 ARBACE
3Signor che pensi? In quel silenzio appena
4riconosco Catone.
 CATONE
5Figlia, amico, non sempre
6la mestizia, il silenzio
7è segno di viltade e agli occhi altrui
8si confondon sovente
9la prudenza e il timor. Se penso e taccio,
10taccio e penso a ragione.
11Cesare abbiamo a fronte
12che d'assedio ne stringe; i nostri armati
13pochi sono e mal fidi; in me ripone
14la speme che le avanza
15Roma che geme al suo tiranno in braccio;
16e chiedete ragion s'io penso e taccio?
 ARBACE
17Tutta Roma non vinse
18Cesare ancora.
CATONE
                           E che gli resta mai?
 ARBACE, MARZIA
19Resta il tuo core.
 ARBACE
20Resta de miei Numidi anche il valore.
 CATONE
21M'è noto e il più nascondi,
22tacendo i merti tuoi, l'anima grande
23a cui, fuor che la sorte
24d'esser figlia di Roma, altro non manca.
 ARBACE
25Deh tu signor corregi
26questa colpa non mia.
27Marzia, tua figlia, adoro; ah, fa ch'io porga
28di sposo a lei la mano,
29non mi sdegni la figlia e son romano.
 MARZIA
30Come! Allor che paventa
31la nostra libertà l'ultimo fato,
32che arde il mondo di bellici furori,
33parla Arbace di nozze e chiede amori?
 CATONE
34Principe non temer, fra poco avrai
35Marzia tua sposa. In queste braccia intanto
36del mio paterno amore
37prendi il pegno primiero e ti rammenta
38ch'oggi Roma è tua patria. Il tuo dovere,
39or che romano sei,
40è di salvarla o di cader con lei.
41        Con sì bel nome in fronte
42     combatterai più forte.
43     Rispetterà la sorte
44     di Roma un figlio in te.
45        Libero vivi e quando
46     tel nieghi il fato ancora,
47     almen come si mora
48     apprenderai da me.