Didone abbandonata: collazione
Didone abbandonata

Università di Siena

Pietro Metastasio
Niccolò Jommelli

Didone abbandonata

Progetto Andrea Chegai

Cura dei testi verbali Antonella D’Ovidio, Lorenzo Mattei

 ENEA
1No principessa, amico,
2sdegno non è, non è timor che  move
3le frigie vele e mi trasporta altrove.
4So che m'ama Didone,
5purtroppo il so, né di sua fé pavento.
6L'adoro, e mi rammento
7quanto fece per me, non sono ingrato.
8Ma ch'io di nuovo esponga
9all'arbitrio dell'onde i giorni miei
10mi prescrive il destin, voglion gli dei.
11E son sì sventurato,
12che sembra colpa mia quella del fato.
 SELENE
13Se cerchi al lungo error riposo e nido
14te l'offre in questo lido
15la germana, il tuo merto e il nostro zelo.
 ENEA
16Riposo ancor non mi concede il cielo.
 SELENE
17Perché?
OSMIDA
               Con qual favella
18il lor voler ti palesaro i numi?
 ENEA
19Osmida, a questi lumi
20non porta il sonno mai suo dolce oblio,
21che il rigido sembiante
22del genitor non mi dipinga innante.
23«Figlio», ei dice e l'ascolto, «ingrato figlio,
24quest'è d'Italia il regno,
25che acquistar ti commise Apollo ed io?
26l'Asia infelice aspetta,
27che in un altro terreno
28opra del tuo valor Troia rinasca.
29Tu 'l promettesti. Io nel momento estremo
30del viver mio la tua promessa intesi,
31allor che ti piegasti
32a baciar questa destra e mel giurasti.
33E tu fratanto ingrato
34alla patria, a te stesso, al genitore
35qui nell'ozio ti perdi e nell'amore?
36Sorgi de' legni tuoi
37tronca il canape reo, sciogli le sarte».
38Mi guarda poi con torvo ciglio e parte.
 SELENE
39Gelo d'orror.
OSMIDA
                        (Quasi felice io sono.
40Se parte Enea manca un rivale al trono).
 SELENE
41Se abbandoni il tuo bene
42morrà Didone (e non vivrà Selene).
 OSMIDA
43La reina s'appressa.
 ENEA
44(Che mai dirò!)
SELENE
                             (Non posso
45scoprire il mio tormento).
 ENEA
46(Difenditi mio core ecco il cimento).